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Multe e cartelle, occhio alla notifica via Pec: ecco quando può sfuggire

Sabato 2 Febbraio 2019 di Luca Cifoni
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Non ha bisogno di un citofono che risponde o di un portiere, non costringe a fare la fila all'ufficio postale con un cartoncino in mano: la notifica via Pec (posta elettronica certificata) di cartelle esattoriali e multe può essere tutto sommato una comodità, in frangenti non piacevoli, e fa anche risparmiare qualche euro: ma rischia di trasformarsi a sua volta in un problema se l'interessato ignora che le comunicazioni gli arriveranno attraverso questo canale.

In realtà è la legge a prevedere dal 2017 la modalità elettronica nel caso di invio di cartelle a cittadini iscritti ad albi e collegi professionali; dall'anno scorso poi anche per le multe stradali le amministrazioni competenti sono tenute a verificare in via prioritaria se esista un indirizzo Pec del proprietario dell'auto (o eventualmente di chi era alla guida se identificato nell'occasione).

Dove avviene questa ricerca? Esiste un registro pubblico creato dal ministero dello Sviluppo economico in collaborazione con le Camere di Commercio: si chiama Ini-Pec. Contiene un milione e mezzo di indirizzi di professionisti, oltre che quelli di quattro milioni e mezzo di imprese. Professionisti e imprese sono obbligati per legge ad avere la Pec: ma tra gli iscritti agli albi professionali ce ne sono alcuni che non la usano effettivamente per lavoro, perché magari svolgono attività diverse o sono pensionati. Per di più vari Ordini negli anni passati hanno provveduto a dotare i propri iscritti di indirizzi che poi non in seguito non stati confermati e quindi possono risultare inattivi.

Può capitare quindi che un cittadino non ricordi di avere un indirizzo nel registro o che ne risulti inserito uno non corretto. Cosa succede se gli viene notificato un atto per questa via? Le situazioni possibili sono due, la prima riguarda le multe la seconda le cartelle. Nel primo caso, il decreto del ministero degli Interni che attua la normativa (datato 18 dicembre 2017) prevede che la notifica sia considerata avvenuta quando il sistema genera la ricevuta di avvenuta consegna; se però questo non succede (perché l'indirizzo Pec non è corretto o la casella è piena o per altri motivi) allora si procede alla notifica in base alle norme del codice della strada, con spese a carico del destinatario: il mancato risparmio vale una decina di euro.

Se invece in ballo ci sono cartelle della riscossione, allora quando tutto va liscio la notifica è andata a buon fine; in caso contrario dopo un secondo tentativo di invio (solo qualora la casella risulti valida ma piena) gli atti sono notificati presso un'area riservata del sito InfoCamere, dove resteranno per 15 giorni: l'interessato viene avvertito tramite raccomandata senza avviso di ricevimento e potrà accedere tramite un'apposita password, ottenibile sul sito stesso.

Insomma l'eventualità che un cittadino iscritto ad un ordine (o che ha comunicato di propria volontà l'indirizzo Pec all'amministrazione) abbia ricevuto una notifica e non lo sappia è tutt'altro che astratta. Per evitare una situazione del genere è opportuno adottare alcuni accorgimenti. Per prima cosa, verificare sul sito Ini-Pec se esiste un indirizzo associato al proprio codice fiscale: si può fare facilmente senza particolari formalità. Poi è bene mantenere una Pec valida (costa pochi euro l'anno) e impostarla in modo tale da ricevere un avviso, su email ordinaria o su telefono, quando viene recapitato un messaggio di posta elettronica certificata. Se la multa o la cartella arrivano, l'amministrazione avrà la conferma della notifica e non sarà possibile dire che non sono state ricevute. Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 00:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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