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Auto, ecobonus: aumentano gli incentivi (fino a 7.500 euro) per i redditi inferiori a 30mila. Coinvolte le aziende

Auto, extrabonus per redditi fino a 30.000 euro: aumenterà al 50% il contributo per l'acquisto di veicoli non inquinanti
di Sergio Troise
4 Minuti di Lettura
Venerdì 5 Agosto 2022, 18:30 - Ultimo aggiornamento: 6 Agosto, 19:59

L’offerta cresce, ma il mercato dell’auto elettrica non decolla e il processo di transizione energetica va a rilento. Male anche il mercato delle auto tradizionali: gli acquisti non decollano e restano in circolazione troppi vecchi veicoli con elevate emissioni nocive. Che fare? Le associazioni di categoria, ANFIA e UNRAE in testa, hanno esercitato pressioni sul Governo e nelle ultime ore lo scenario è cambiato. E’ stato deciso di assicurare un extraincentivo (extrabonus) del 50% per chi ha un reddito inferiore a 30.000 euro. Il bonus auto salirà per le elettriche a 4.500 euro senza rottamazione e a 7.500 con la rottamazione, per le ibride a 3.000 euro senza rottamazione e a 6.000 con la rottamazione. E ancora: oltre al sostegno ai privati, è stata spianata la strada anche per l’ingresso di noleggio e flotte tra i beneficiari degli incentivi. Se non bastasse il DPCM del Governo ha deliberato il bonus per le infrastrutture di ricarica elettrica private, all’interno dei condomini.

Auto con l'extrabonus

Le misure, come detto, fanno parte di un DPCM, ma non sono ancora operative. Potrebbero esserlo a breve, così come auspicato dal ministro per lo Sviluppo economico Giorgetti, che si è speso per la svolta a favore della mobilità ecocompatibile, finora condizionata da costi elevati e dalla mancanza di strumenti per la ricarica. Tra i primi a manifestare soddisfazione per la svolta c’è stata l’UNRAE, l’associazione che rappresenta le case estere operanti in Italia. In una nota diffusa subito dopo aver appreso delle decisioni governative, si legge: “Ci riserviamo una lettura più approfondita del provvedimento governativo, ma già ora esprimiamo grande soddisfazione per l’approvazione di un DPCM che sembra accogliere in pieno le nostre richieste, più volte reiterate in forma sia pubblica che riservata”.

Non meno importante, come detto, è la notizia dello stanziamento di un fondo di 40 milioni di euro per il bonus mirato a incentivare l’acquisto e la messa in posa di infrastrutture di ricarica all’interno di condomini, nel limite di 1.500 euro per singolo punto di ricarica e 8.000 per edificio. In proposito l’UNRAE osserva che “lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica private è fondamentale per il decollo della mobilità elettrica, ancora molto arretrata nel nostro Paese. Ora resta da sviluppare finalmente il cronoprogramma puntuale per le infrastrutture di ricarica pubbliche previste dal PNRR, che sono almeno altrettanto importanti”.

Se confermato nei contenuti già divulgati, il provvedimento, come detto, allarga la platea dei beneficiari degli incentivi all’acquisto di veicoli a basse emissioni alle società di noleggio a lungo termine e alle flotte aziendali, che rappresentano il traino indiscusso della transizione ecologica nel mercato auto, a finora sono state escluse per motivi di budget. Viene così sanato anche il vulnus che discriminava senza motivo i consumatori, in base alla modalità scelta per acquisire una vettura incentivabile. Secondo l’UNRAE “vanno ringraziati il ministro Giorgetti, il MiSE e il Governo tutto per aver accolto l’appello con un intervento che va nella giusta direzione per il buon funzionamento dell’ecobonus. Grazie a questa misura si garantirà finalmente il pieno utilizzo dei fondi a disposizione e si scongiurerà un residuo a fine anno di oltre 300 milioni di euro”.

Improntato all’ottimismo anche il commento di Gian Premio Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, sempre in prima linea su questo fronte. “I provvedimenti adottati – ha dichiarato l’esperto – sono opportuni perché correggono alcuni errori di impostazione sugli incentivi previsti dal decreto del 6 aprile. Speriamo che il nuovo esecutivo continui sulla strada del governo Draghi bandendo ogni impostazione ideologica”. A questo punto non resta che attendere l’entrata in vigore delle nuove misure. E su questo fronte qualche dubbio c’è: la strada scelta del DPCM, in luogo di quella più immediata del Decreto-Legge (Aiuti 2) potrebbe infatti allungare i tempi tecnici di attuazione del provvedimento. E questo sarebbe un danno, soprattutto per il mercato delle flotte.

 

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