Bollette, prime chiusure per i negozi: «Ci arrendiamo». Rischio stop per 120 mila imprese

Confcommercio: conto da 33 miliardi, 370 mila posti di lavoro possono sparire

Bollette, prime chiusure per i negozi: «Ci arrendiamo». Rischio stop per 120 mila imprese
di Francesco Bisozzi
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Venerdì 26 Agosto 2022, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 15:56

Una bolletta da 33 miliardi di euro. Centoventimila imprese a rischio chiusura da qui ai primi sei mesi del 2023. Trecentosettantamila posti di lavoro sull’orlo di un burrone. A lanciare l’allarme è Confcommercio, secondo cui la spesa in energia per i comparti del terziario nel 2022 ammonterà al triplo rispetto al 2021 (11 miliardi) e a più del doppio rispetto al 2019 (14,9 miliardi). Preoccupato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli: «Così si rischia di vanificare la ripresa economica di questi ultimi mesi. Il nuovo governo dovrà dare risposte immediate, bisogna accelerare sul Recovery fund energetico europeo e fissare un tetto al prezzo del gas».

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Bollette alle stelle


Abbiamo sentito i titolari di ristoranti, bar e alberghi. O cercano compratori a cui cedere le loro attività o tagliano il personale per risparmiare qualcosa o tengono il più possibile la saracinesca abbassata per non dover usare troppo la luce. Abbiamo raccolto le testimonianze di albergatori della Capitale che per la luce pagavano 12mila euro nell’estate del 2021 e che adesso sborsano 36mila euro. Parlato con ristoratori in Emilia Romagna a cui il caro energia costerà quest’anno 25mila euro in più e che rischiano di non arrivare alla fine dell’inverno. Insomma, non se ne esce. E le soluzioni presenti nei programmi elettorali, dal fotovoltaico ai rigassificatori, non convincono gli imprenditori, che vivono la crisi energetica in prima linea e chiedono aiuti immediati. 
«Se nel 2021 un bar spendeva in media 6.700 euro per le bollette di luce e gas, nei prossimi dodici mesi, ipotizzando che gli aumenti attuali restino costanti, lo stesso bar spenderà 14.740 euro. Un aumento del 120 % e un’incidenza sui ricavi aziendali che passa dal 4,9 % al 10,7%», ha spiegato Confesercenti.

 

LE STIME
Stando alle stime dei commercianti, elaborate su dati Innova, Unioncamere e Agenzia delle Entrate, un albergo medio vedrà lievitare la spesa per la bolletta energetica da 45.000 euro a 108.000 euro (+140 % con un’incidenza di oltre 25 punti percentuali sui ricavi). Un esercizio di vicinato da 1.900 euro a 3.420 euro (+80 %). Un ristorante da 13.500 euro a 29.700 euro (+120 %). Il rischio, sempre secondo Confesercenti, è che il 10% delle imprese esca dal mercato, ovvero circa 90mila imprese per un totale di 250mila posti di lavoro.
Il caro bollette, dunque, sta diventando una variabile incontrollabile per tantissime imprese, un virus che disintegra bilanci e redditività. Così la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise: «In prima istanza riteniamo necessario estendere anche alle piccole imprese il credito d’imposta per l’energia elettrica e aumentare le percentuali almeno fino al doppio (da 15 a 30 e da 25 a 50 per il gas), oltre a prorogare gli interventi fino al 31 dicembre. Poi bisogna mettere in campo azioni parallele più significative, di medio periodo, per la diversificazione delle fonti e favorire con un bonus al 110% gli investimenti di chi può rendersi autonomo attraverso la produzione di energia pulita». 

IL RISTORANTE
«Dichiaro fallimento
non riesco più
a coprire le spese»

«Alzo bandiera bianca, farò default e chiudo». A Ferrara Matteo Musacci è conosciuto per l’osteria contemporanea il Brododigò, il “gò” è un tipico pesce di laguna, e il cocktail bar Apelle, ma le bollette alle stelle non danno scampo. «Il ristorante ha visto duplicare i costi per l’energia nell’ultimo anno, la bolletta della luce è passata dai 2.179 di luglio 2021 ai 4.349 del mese scorso, mentre sono triplicate le bollette di Apelle: qui la luce costa ora 1.960 euro al mese, prima 409 euro». Risultato? Ho fatto i calcoli e con l’energia che verrà a costare 40mila euro in più nei prossimi dodici mesi, stando alle tariffe attuali, non si può andare avanti. Lascio. Non sappiamo proprio dove andarli a prendere questi soldi. Insomma, non ho alternative e di ridurre gli orari di lavoro non se ne parla, né siamo disposti a fare tagli sul servizio, si rischierebbe l’effetto boomerang, ovvero andremmo a perdere clientela». A Ferrara il turismo corre tra aprile e maggio, scema nei mesi più caldi e rialza la testa alla fine dell’estate e in autunno. «Veniamo da due anni di pandemia - conclude - questa dell’energia non ci voleva proprio, anche perché le prospettive sono nere e non è possibile immaginare una soluzione». 
 

IL BAR
«Non vale la pena
tenere aperto
ma è un dispiacere»

Il bar Ghost di via Mazzini, vicino a Porta Maggiore a Bologna, è uno dei tanti locali che si trova a dover fronteggiare un caro bollette ormai quasi insostenibile. «Guardi non è che non abbia voglia di lavorare, ma se devo restare aperto solo per consumare energia, non ne vale la pena», ha raccontato il titolare, Ercole Mangiavillano, barista di 62 anni, che chiude i battenti. Già messo in crisi dalle restrizioni dovute alla pandemia, ora i rincari alle stelle delle tariffe dell’energia stanno mettendo in ginocchio molti locali come quello di Ercole. Da qualche tempo il bar chiude in anticipo, a volte anche prima delle 16. Un modo per cercare di ridurre i consumi e far calare la bolletta. «Che ci sia un cliente o che ce ne siano dieci, il consumo di energia è sempre lo stesso - ha raccontato il titolare del bar bolognese -. Al mattino gira un po’ più di gente, ma dopo le due e mezza da queste parti c’è quasi un coprifuoco da far paura. Così è davvero dura: ogni giorno aprivo per dare un servizio ai cittadini, ma di questi tempi conviene rimanere chiusi». Non abbiamo scelta, non ci sono altre strade. «Bisognava stare attenti a tutto - dice ancora Ercole - e il forno per riscaldare le brioche ha bisogno di rimanere acceso almeno per 45 minuti: non si tratta di un consumo da poco e non si poteva più fare».
 

IL PIZZAIOLO
«Saracinesca giù
per rispetto
dei nostri clienti»

Stop ci fermiamo qui. «Annunciamo a tutti i clienti della pizzeria Pulcinella di Monterenzio che l’attività chiude definitivamente a causa delle spese aumentate esageratamente. Così per non aumentare il costo dei servizi ai nostri clienti, abbiamo preferito chiudere in forma di rispetto. Da parte dei proprietari e dello staff vi ringraziamo infinitamente per la vostra fiducia e la vostra presenza». Va subito al punto Ramon Rubino, dipendente della pizzeria di Cá di Bazzone, frazione del comune di Monterenzio, in provincia di Bologna, che ha annunciato sui social la chiusura della pizzeria. «Purtroppo questa crisi va avanti da un pò di anni - ha raccontato Michele, il titolare del locale e pizzaiolo da 25 anni - lo scorso anno avevamo provato a tirarci su ma quest’anno con il rincaro dell’energia non era più sostenibile proseguire. Noi abbiamo un forno alimentato a gas, molto dispendioso: i consumi sono triplicati e da circa 400 euro abbiamo dovuto pagare quasi 1.200 euro di bollette. Se si conta l’affitto del locale, la bassa affluenza e il rincaro delle materie prime, come la farina, si capisce bene perché l’unica soluzione era chiudere l’attività».
«Ora abbiamo deciso di rimboccarci le maniche per guardare avanti», ha aggiunto il pizzaiolo, che si è detto pronto a fare un altro mestiere.

IL RISTORANTE
«Dopo il Covid, questa
botta: ho rinunciato
al locale di sushi»

Aldo Cursano è stato a lungo titolare di alcuni locali storici di Firenze e provincia. Poi la pandemia. Poi il caro energia. Poi il cartello vendesi. «Possedevo un ristorante sushi, il Kome, a due passi da piazza Santa Croce a Firenze, che ho chiuso perché stremato dalle conseguenze della pandemia e allarmato dai costi in ascesa dell’energia. Insomma, ho passato la mano». «Mi tengo stretto per adesso il Caffè Le Rose, a Santa Maria Novella, dove per far fronte all’aumento dei costi per l’energia ho rivisto il personale e accorciato gli orari di apertura». Gli chiediamo di mostrarci le ultime bollette. Il Caffè Le Rose ha pagato per la luce 1.550 euro a luglio del 2021 e 4.690 euro a luglio di quest’anno. «A parità di consumi», ci tiene a precisare il proprietario. Insomma, una stangata. Se le tariffe non cambiano il Caffé Le Rose spenderà per l’energia elettrica circa 35mila euro in più all’anno. «E mi è andata bene, la pizzeria di fronte a me ora paga 22mila euro al mese, contro i 4mila euro di un anno fa, sono 18mila euro in più di aumento a bolletta». Tradotto: fare impresa a queste condizioni è diventato insostenibile. «Adesso ci sono le elezioni», prosegue Cursano, «il prossimo governo nella migliore delle ipotesi si insedierà alla fine di ottobre, e noi nel frattempo cosa facciamo? Ci hanno lasciati soli». 

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