Gas e luce, cosa accade dal 1° ottobre in bolletta? Rischio prezzi raddoppiati e razionamenti

Le misure già prese dal governo per contenere i rincari rischiano di non bastare

Bollette, cosa accade dal 1° ottobre in bolletta? Rischio raddoppio dei prezzi
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Lunedì 22 Agosto 2022, 16:45 - Ultimo aggiornamento: 23 Agosto, 00:19

Gas, prezzi ancora in volo. Sulla piazza di Amsterdam dopo l'annuncio di Gazprom di voler chiudere per tre giorni il gasdotto Nord Stream che porta il metano in Europa. Le quotazioni oggi hanno hanno toccato i 295 euro al megawattora, con un balzo superiore al 20 per cento rispetto a venerdì scorso. Se i flussi di metano in arrivo dalla Russia continueranno a calare, fino ad azzerarsi, i razionamenti nelle prossime settimane saranno difficili da evitare, come la chiusure delle imprese non più in grado di sostenere i costi delle bollette alle stelle, con una conseguente brusca frenata dell’economia. Insomma uno scenario preoccupantee per l’autunno e l'inverno. Ma l’impennata ormai fuori controllo delle quotazioni del gas già ora fa presagire una nuova pesante ondata di rincari per le bollette di luce e metano. Alcuni analisti, se i prezzi non torneranno indietro prima della fine del mese prossimo, ipotizzano anche un possibile raddoppio delle tariffe dal primo ottobre quando ci sarà l'aggiornamento trimestrale da parte dell'Autorità dell'energia (Arera).

L'aggiornamento delle tariffe

Il problema sarà quindi come fronteggiare i continui aumenti delle bollette. Le misure già prese dal governo per contenere i rincari rischiano infatti di non bastare, visto l’attuale livello del prezzo del gas. «Le misure del governo per contenere i rincari energetici non saranno sufficienti visto l'attuale livello del prezzo del gas», ha sottolineato il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli. Il numero uno dell'Arera, Stefano Besseghini, ha già detto che a settembre sarà necessaria una verifica «per capire se le risorse» messe in campo del decreto Aiuti bis varato all’inizio di agosto «sono sufficienti». L’appuntamento è per la fine del mese prossimo, quando l’Autorità varerà l’aggiornamento delle tariffe, che entreranno poi in vigore dal primo ottobre prossimo. Una revisione che arriverà proprio nella fase di passaggio fra il governo di Mario Draghi e quello che si insedierà dopo le elezioni del 25 settembre. 

Le mosse del governo

Il governo, in carica solo per gli affari correnti in attesa delle elezioni, è comunque pronto a intervenire. «Le notizie di questi giorni sull'aumento vertiginoso dei prezzi del gas destano ulteriori preoccupazioni», ha detto Roberto Garofoli, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, rimarcando come i 18 mesi che ha visto il governo Draghi a lavoro siano stati «estremamenti difficili», con «un'emergenza dietro l'altra». L'esecutivo, ha proseguito Garofoli, «continuerà nelle prossime settimane a monitorare questa evoluzione e a muoversi nel solco tracciato dal capo dello Stato quando, all'atto dello scioglimento delle Camere, ha indicato i limiti di azione di questo governo».

Le scorte

Le scorte di gas in Italia, che potrebbero aiutare a fronteggiare l'emergenza di un taglio dei flussi dalla Russia, sfiorano il 79%. È quanto indica la piattaforma europea indipendente Gie-Agsi, secondo la quale alla data di venerdì scorso gli stoccaggi italiani hanno raggiunto quota 152,74 TWh, pari al 78,96% della capacità disponibile. Le scorte dei Paesi Ue hanno raggiunto quota 855,37 TWh, pari al 76,92% del volume dei depositi, con la Germania in testa a quota 194,12 TWh e un indice di riempimento al 79,54%. 

I razionamenti

Intanto sarà inevitabile ridurre i consumi. Il governo ha già messo a punto da tempo una serie di misure con vari livelli di emergenza per affrontare l’inverno in caso di taglio delle forniture dalla Russia. Una delle voci riguarda la riduzione dei consumi delle famiglie. «Il settore residenziale è responsabile attualmente di circa il 30% dei consumi finali di energia», si legge in uno studio dell’Enea che individua una serie di misure per risparmiare quasi 2,7 miliardi di metri cubi di gas (su un consumo complessivo annuo del Paese di circa 70 miliardi). C’è quindi nelle case degli italiani «un significativo potenziale di riduzione dei consumi». 

Fra le azioni previste c’è «l’abbassamento di 1 grado dei termostati, dai 20 abituali a 19 per ottenere un risparmio medio nazionale del combustibile per riscaldamento domestico del 10,7%». Inoltre si prevede la riduzione di un’ora al giorno dell’accensione che «può contribuire ad una diminuzione del 3,6% del consumo». Attuando in contemporanea queste due misure e aggiungendo anche l’accorciamento di 15 giorni del periodo di accensione, continua l’Enea, il risparmio può arrivare al 17,5%, pari appunto circa 2,7 miliardi di metri cubi di gas. 

Per tagliare i consumi, fra le misure prese in considerazione dal governo nei suoi scenari di rischio, c’è poi una sorta di “coprifuoco” la sera per l’illuminazione pubblica. Alle amministrazioni locali verrebbe richiesto di spegnere fino al 40% dei lampioni. Fra le azioni considerate, ma solo in uno scenario estremo, c’è anche una chiusura anticipata degli uffici pubblici (alle 17,30), dei negozi (che dovrebbero abbassare le saracinesche alle 19) e dei locali (alle 23). 

Le imprese

Per bruciare meno gas sarà comunque soprattutto necessario intervenire sulle imprese. «Se la Russia dovesse bloccare completamente il flusso di gas ci saranno naturalmente interventi di emergenza sulla diminuzione della domanda. Questi passeranno prima dai settori industriali che possono modulare la propria richiesta di gas e colpiranno soltanto in ultima battuta il consumatore domestico, ma mai i consumi critici come ospedali o altri servizi essenziali», ha spiegato il presidente dell’Autorità per l’energia (Arera), Stefano Besseghini. Alle imprese verrà comunque richiesto di ridurre i consumi in maniera selettiva: saranno colpite in prima battuta le cosiddette “interrompibili” del gas e dell’elettricità, quelle aziende a cui a fronte di una remunerazione è possibile bloccare temporaneamente le forniture in caso di necessità. 

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