Da Bezos a Bill Gates, ecco come i 20 miliardari della tecnologia hanno perso mezzo trilione di dollari in un anno

Lo rileva il Wall Street Journal, che cita un'analisi del Bloomberg Billionaires Index, la classifica mondiale dei super ricchi divisi per la "categoria" a cui devono le loro fortune

Da Musk a Bezos, ecco come i 20 miliardari della tecnologia hanno perso mezzo trilione di dollari in un anno
di Andrea Bulleri
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Sabato 29 Ottobre 2022, 14:35 - Ultimo aggiornamento: 14:41

Anche i (super) ricchi piangono. Tempi duri per i facoltosi della tecnologia mondiale: i 20 uomini più ricchi delle "big tech", nell'ultimo anno, hanno perso qualcosa come mezzo trilione di dollari di patrimonio. Circa 502 miliardi di euro, insomma. Che è più del valore di tutte le società dell'indice Standard & Poor's 500 messe insieme, tranne sette (ossia l'indice delle 500 maggiori società statunitensi quotate a Wall Street). Lo rileva il Wall Street Journal, che cita un'analisi del Bloomberg Billionaires Index, la classifica mondiale dei super ricchi divisi per la "categoria" a cui devono le loro fortune. 

Il “crollo”

Ebbene: i grandi nomi delle tecnologia - come il papà di Facebook e Meta Mark Zuckerberg, il fondatore di Windows Bill Gates ma pure il co-creatore di Google Larry Page - negli ultimi dodici mesi hanno detto addio complessivamente a più di 480 miliardi di dollari del loro patrimonio. Il motivo? Da cercare innanzitutto nei ribassi del valore di mercato che negli ultimi mesi hanno interessato le azioni delle "big tech companies", i giganti del web e della tecnologia. 

L'ultimo in ordine di tempo a dover fare i conti con la "crisi" (ammesso che di crisi si possa parlare) è stato Jeff Bezos, il patron di Amazon, che due giorni fa ha annunciato il peggior bilancio degli ultimi due decenni. Colpa, con ogni probabilità, anche del rallentare della pandemia, che aveva messo l'acceleratore agli acquisti online. E un ruolo, secondo gli analisti, potrebbe averlo avuto pure il dollaro forte, che avrebbe scoraggiato l'acquisto di azioni del gigante del commercio online. 

Un dato non certo drammatico, per Bezos: nel secondo trimestre del 2022, infatti, Amazon è cresciuta "solo" del 7,2 per cento rispetto all'anno precedente, con un fatturato superiore a 120 miliardi di dollari. Sta di fatto però che è la performance peggiore registrata in vent'anni dal colosso di Seattle. E il colpo è soprattutto psicologico, perché Amazon da questo momento non è più una "trillion dollar company", quelle aziende dell'élite mondiale che valgono più di mille miliardi in Borsa. 

 

La classifica

Ma se Bezos "piange", Zuckerberg di certo non ride. Due giorni fa, infatti, le azioni di Meta (la compagnia che riunisce sotto un'unica bandiera Facebook, Whatsapp e Instagram, per citare solo i social più rilevanti), hanno perso in 24 ore il 25 per cento del loro valore. Portando a 263 miliardi il valore complessivo della società, con un calo di oltre il 70 per cento rispetto all'inizio dell'anno. Fluttuazioni di mercato, si dirà, ma che segnalano una tendenza preoccupante, per i magnati della tecnologia: il valore dell'azienda Meta, infatti risulta inferiore del 45 per cento rispetto al 2017. Mentre il patrimonio personale di Zuckerberg sarebbe sceso, secondo gli analisti di Bloomberg, di oltre 80 miliardi di dollari rispetto a un anno fa. Facendo crollare il giovane fondatore del "primo" social network al ventinovesimo posto della classifica dei super ricchi mondiali, poco sotto l'italianissimo Giovanni Ferrero. 

Un calo che accomuna anche Microsoft e Alphabet, la holding a cui fa capo Google. E che molti si spiegano anche con il taglio degli investimenti in pubblicità online da parte delle aziende di tutto il mondo. «E' un momento difficile per il mercato pubblicitario», ha confessato anche l'amministratore delegato di Alphabet Sundar Pichai. E seppure il fatturato di Google resti in crescita, l'aumento (del 6%) dell'ultimo trimestre sarebbe stato il meno entusiasmante dal 2013, con gli analisti che si aspettavano un rialzo del 9%. Sarà anche per questo che il patrimonio dei due fondatori, Larry Page e Sergey Brin, secondo Bloomberg è sceso di 39 miliardi di dollari in un anno per Page e di 38 per Brin. Tempi duri, insomma, per un settore in cui la crescita sembrava inarrestabile. 

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