Banco di Napoli, dopo sei secoli cala il sipario ma il logo resta

Venerdì 23 Novembre 2018
Foto Ansa da Flickr - Elliot Brown
Dopo quasi sei secoli cala il sipario sul Banco di Napoli, che dal 26 novembre verrà definitivamente incorporato in Intesa Sanpaolo, che già lo controlla da un quindicennio. Non scomparirà però il logo che resterà nelle insegne delle filiali.

L'operazione rientra in un programma più ampio, previsto dal piano d'impresa dell'istituto milanese, e consiste nella semplificazione della struttura del gruppo con la progressiva riduzione delle entità societarie, comprese le diverse banche territoriali.

In occasioni passate l'istituto ha più volte sottolineato come le innovazioni non comportino alcun cambiamento per la clientela: la semplificazione delle procedure non tocca, anzi snellisce il processo dell'erogazione del credito che già ora nel 95% dei casi avviene a livello locale. Le attività che fanno capo al Banco di Napoli saranno parte integrante della direzione regionale Basilicata, Calabria Campania e Puglia, la cui base resterà il capoluogo campano.

Il Banco di Napoli trae origine dai banchi pubblici delle opere pie, sorti a Napoli tra il XV e il XVIII secolo. Tradizionalmente si fa coincidere la data di nascita con quella della costituzione del Monte della Pietà nel 1539, ma alcuni studi anno portato alla luce documenti riguardanti la cassa di deposito della Casa Santa dell'Annunziata che fanno retrodatare questa nascita al 1463. Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i Pubblici Banchi nel Banco Nazionale di Napoli. Nel dicembre 1808, quando Gioacchimo Murat era re di Napoli, l'istituto cambiò denominazione in Banco delle due Sicilie che, nel 1861, con l'unità d'Italia si trasformò in Banco di Napoli.

Con l'avvio della grande emigrazione italiana verso l'America dell'inizio del 1900, il Banco di Napoli è stato il primo istituto italiano con filiali all'estero. Aprì a New York, poi Chicago e Buenos Aires. Fino al decreto del 6 maggio 1926 il Banco di Napoli è rimasto istituto di emissione. Da quella data è partita la nuova attività come istituto di credito di diritto pubblico. Poi, a partire dall'1 luglio 1991, in base alla legge Amato il Banco ha assunto la forma giuridica di società per azioni e agli inizi degli anni 2000, dopo il crack degli anni Novanta, è entrato a far parte del gruppo Intesa. 

«Ritengo che si debba rendere omaggio alla storia del Banco», sottolinea in una dichiarazione l'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano nell'esprimere «rammarico e preoccupazione». «Non vorrei che questo doloroso commiato riflettesse un ulteriore indebolimento dell'attenzione e della comprensione, a livello nazionale, per gli attuali ancor oggi così gravi problemi di Napoli e del Mezzogiorno», aggiunge il presidente emerito. 

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