Banca Etruria, Palazzo Koch: «Estranei alla fusione con Vicenza»

Venerdì 1 Dicembre 2017
C'era «sconcerto» ieri in Via Nazionale per le «sorprendenti» dichiarazioni del procuratore Roberto Rossi. Anche perché, spiegavano fonti di Bankitalia, «i rapporti con la Procura di Arezzo non hanno mai evidenziato questioni particolari, mentre la collaborazione è sempre stata buona».
Lo prova, a titolo esemplificativo, una lettera protocollata dalla Procura di Arezzo il 29 gennaio 2014 in relazione a una precisa richiesta della GdF sull'aumento di capitale da 100 milioni. Inoltre, da mesi sul sito di Bankitalia figurano informazioni sul caso Etruria di tutt'altro segno rispetto a quelle fornite ieri da Rossi. Per esempio, da lì si ricava che la proposta di aggregazione con Etruria «venne formulata autonomamente dalla Vicenza». I fatti. A seguito delle ispezioni condotte nel 2013, dalle quali risultavano pesanti violazioni dell'istituto e un forte indebolimento patrimoniale, la Vigilanza ingiunse al vertice dell'Etruria di adottare una serie di misure correttive e di «ricercare attivamente l'aggregazione con un partner bancario in grado di apportare le necessarie risorse patrimoniali e professionali». Sempre secondo Bankitalia, la scelta del partner fu rimessa all'autonoma valutazione della banca, che tuttavia non intraprese alcuna azione utile verso l'aggregazione, ma anzi rifiutò in modo ingiustificato l'unica offerta pervenuta nel 2014, quella appunto della Vicenza, che peraltro non venne portata a conoscenza dell'assemblea dei soci.
Dunque, il commissariamento di Banca Etruria «non avvenne in seguito al fallimento della trattativa con Vicenza, bensì perché il suo vertice si stava dimostrando del tutto inadeguato ad affrontare le gravi difficoltà segnalate dalla Vigilanza». Tanto è vero che la decisione viene assunta al termine dell'ispezione conclusa nel 2015 e non, come sostenuto da Rossi, in relazione a quella del 2012.
Quanto alla BpVi, si precisa ancora in Bankitalia, dagli ispettori della Vigilanza non è mai stata ritenuta polo aggregante. Tanto è vero, si aggiunge, che né l'ipotesi di fusione con Veneto Banca né quella con Etruria né quella con altre banche si è mai realizzata.
A proposito delle ispezioni effettuate in Banca Etruria, va precisato che in un documento pubblicato sul sito della Banca d'Italia nel gennaio 2016 si riporta che l'accertamento avviato a dicembre 2012 riguardò inizialmente la correttezza degli accantonamenti e venne esteso, dal marzo 2013, «a tutti i profili di rischio concludendosi nel settembre 2013 con un giudizio in prevalenza sfavorevole: 5 su una scala da 1 a 6». Quell'ispezione rilevò l'incapacità degli organi aziendali di risanare la banca e un forte deterioramento dei crediti; ma il patrimonio restava al di sopra dei minimi regolamentari e quindi non vi erano motivi per intervenire con una gestione straordinaria. Per questo si preferì chiedere l'integrazione in un gruppo in grado di apportare le necessarie risorse patrimoniali e professionali.
LA GARA SUGLI NPL
Constatato l'insufficiente sforzo di correzione da parte della banca nonostante il rinnovo del cda e della direzione, che resistevano all'imposizione con motivazioni di difesa della territorialità e di indipendenza da soggetti non locali, la Vigilanza avviò una nuova ispezione a 360 gradi che si concluse con un giudizio «fortemente sfavorevole». Di qui la decisione, il 10 febbraio 2015, di commissariare la banca. Nulla a che vedere, dunque, con la ricostruzione offerta ieri dal Procuratore Rossi la cui audizione è stata secretata 13 volte, in una delle quali il vicepresidente della commissione, Mauro Marino, ha posto una domanda sulla gara per 300 milioni di Npl messi in vendita dall'istituto. Eccola: il 18 febbraio 2015 con Etruria già commissariata, il fondo Algebris fa un'offerta vincolante pari al 14,5% del valore, perché i commissari la fanno cadere aprendo così le porte, nell'agosto 2015, all'offerta di Sallustio (società guidata da Bini Smaghi)? Nessuna risposta è stata data.
Rosario Dimito
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