Voto bulgaro per Veneto Banca spa vertici da Bce e Bankitalia sul partner 

Voto bulgaro per Veneto Banca spa vertici da Bce e Bankitalia sul partner 
di Rosario Dimito
3 Minuti di Lettura
Domenica 20 Dicembre 2015, 09:31 - Ultimo aggiornamento: 09:33

ROMA - Con una votazione bulgara, pari a oltre il 97%, Veneto Banca ha approvato la trasformazione in spa, l'aumento di capitale da 1 miliardo e la quotazione in Borsa. Alla fine è stato respinto lo spettro del commissariamento paventato senza giri di parole dal presidente del Supervisory board della Bce Danièle Nouy, con una lettera del 9 dicembre al presidente Pierluigi Bolla, in cui non dava alternative alle tre decisioni. Un consenso espresso con 11.102 voti su 11.430, comprese le deleghe durante l'assemblea svoltasi a Volpago del Montello e durata circa cinque ore, meno del tempo ipotizzato alla vigilia. 

I RAPPORTI CON IL BANCO
Allontanato il peggio, l'istituto di Montebelluna può guardare avanti. Per lunedì pomeriggio il presidente Bolla e l'ad Cristiano Carrus sono stati convocati dagli uomini della Bce presso la sede di Bankitalia a Roma per passare alla fase 2: la scelta del partner per una fusione. Il principale candidato è il Banco Popolare («non sono stati interrotti i rapporti con il Banco Popolare, così come non sono stati interrotti i colloqui con altri istituti bancari») che, però, in queste settimana sta gareggiando testa a testa con Ubi per conquistare Bpm. Poi ci sono altri pretendenti a cominciare da Bper. Va detto che a breve i soci potrebbero essere nuovamente convocati per l'azione di responsabilità nei confronti dei vecchio vertici: lo studio Alpa sta raccogliendo il materiale per istruire la pratica. L'assise potrebbe tenersi anche in febbraio.


«Ci sono tutti i miei soldi, non voglio che la banca vada in fallimento» dice una socia. Carrus, manager cresciuto nel Banco Popolare, prima del voto si è rivolto ai soci usando parole che hanno lasciato il segno. L'assemblea lo ha seguito. Per Veneto Banca è la fine di una storia di riunioni oceaniche con la regola di «una testa un voto». 
Lo sbarco in Borsa è previsto fra il 7 e il 15 aprile. Subito dopo, a fine mese, con l'assemblea di bilancio, si dimetterà il cda per la nomina del nuovo consiglio espressione del nuovo azionariato. Ancora non è chiaro, invece quale possa essere il valore dell'azione. Allo stato vale quanto il prezzo fissato a 7,3 euro (non esercitabile per mancanza di capitale) ben lontano dal picco di 40 euro del 2012 ma a questo potrebbe dover essere applicato uno sconto per invogliare gli investitori dopo il roadshow. 

Il D-day per Veneto Banca è partito di buon ora con l'arrivo dei primi soci. Chi pensava a un'assemblea di fuoco, a rischio di possibili turbolenze è rimasto deluso. Imponente il servizio d'ordine, più che corretto lo svolgimento della riunione. Sul piano del colore, iniziative di volantinaggio agli ingressi e dichiarazioni accese in platea o sul palco dal fronte dei no. Tutto qui. Applausi sono arrivati dalla maggioranza dei presenti - in sala anche il governatore veneto Zaia e il sottosegretario Zanetti - quando Carrus ha messo il dito sul contenimento dei costi, sulla vendita delle auto blu e del jet privato acquistato negli anni d'oro della banca. Applausi al presidente che ha ribadito la volontà di perseguire l'individuazione degli eventuali elementi utili a promuovere un'azione di responsabilità verso «alcuni dirigenti», possibili responsabili della «mala gestio del passato».

A Carrus è toccato il compito di spiegare le ragioni tecniche per le quali la vigilanza ha posto l'aut-aut: spa con successiva ricapitalizzazione e quotazione in Borsa o commissario. «Da tempo non ha capitale sufficiente. C'è bisogno di colmare questa carenza prima possibile, una volta per tutte, non si può andare ogni sei mesi con il cappello in mano a chiedere i soldi alla gente». 

Ora si apre una fase nuova che dovrebbe concludersi con un matrimonio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA