Alitalia, così Parigi si è inserita nella trattativa: in gioco c'è il primato europeo dei voli

Venerdì 12 Gennaio 2018 di Rosario Dimito
Il ritorno in pista di Air France-Klm, che si schiererebbe al fianco di easyJet, e la partecipazione alla gara di Delta Airlines, la più grande compagnia Usa, ripropongono la questione Alitalia sotto nuova luce. I francesi nel 2008 trattarono l'acquisizione del vettore con il governo di Romano Prodi, ma furono fermati - secondo una vulgata di parte - da Silvio Berlusconi che vinse le elezioni e preferì l'opzione nazionale pur di mantenere il tricolore sulla coda degli aerei. Testimoni diretti di quella vicenda sostengono invece che fu la durezza dei sindacati ad allontanare i francesi, i quali avevano chiesto un taglio di 2.100 dipendenti a fronte di un investimento per 1 miliardo e l'accollo di 1,5 miliardi di debiti.

Nacque così il Piano Fenice con Intesa Sanpaolo quale pivot attorno al quale si riunirono un gruppo di imprenditori che Berlusconi non esitò a chiamare «patrioti». Rispetto a dieci anni fa non mancano i punti in comune, ma la lunga crisi, che ha pesantemente penalizzato le compagnie aeree, ha modificato la fisionomia del mercato dei cieli, sicché ora è la dimensione a fare premio e il controllo di Alitalia può davvero fare la differenza in Europa, essendo l'ultimo importante vettore disponibile con un'offerta interna tra le più interessanti. Ciò spiega il rinnovato interesse di Air France Klm e la scesa in campo di Delta. Ma come si è giunti al coup de théâtre di ieri? Tutto nasce dalla sterzata improvvisa della gara per Alitalia che nei giorni scorsi è sembrata avere un solo pretendente, Lufthansa appunto, tanto che i quotidiani hanno cominciato a parlare di «trattativa esclusiva».

Nel frattempo si è andata diffondendo la voce che la compagnia tedesca era pronta a porre condizioni più stringenti (cosa peraltro confermata con la lettera giunta ieri al ministro Carlo Calenda). In breve, avrebbero dovuto essere i commissari ad accollarsi i costi e l'onere dei tagli (almeno 2.500 dipendenti) e di alcuni rami secchi, onde consentire a Lufthansa di acquisire l'azienda risanata. Zero debiti, zero passività e nessun interesse a restituire i 900 milioni di prestito-ponte concesso ad Alitalia dallo Stato. Insomma, una Caporetto per il governo italiano.

Di fronte a queste voci, una settimana fa Rothschild ha scritto una lettera ad Air France, a Delta e a qualche altra compagnia per sollecitarle a riconsiderare l'operazione, visto che la trattativa con Lufthansa invece di accelerare avrebbe probabilmente segnato il passo. E alla chiamata della banca d'affari hanno risposto i francesi e Delta.

Sicché in poche ore sono partite le lettere d'interesse. Quella del vettore Usa reca la firma del vicepresidente con delega sulle strategie Pierluigi Ceschia, ex top manager di Alitalia. Nella missiva Delta manifesta un forte interesse a considerare l'operazione, ponendo alcuni step. Con easyJet, Delta farebbe solo un accordo commerciale. Nessun coinvolgimento nel capitale, che invece potrebbe avvenire senza il vettore irlandese ma a fianco di Air France, sia pure con una quota di minoranza imposta dalla direttiva europea per i non comunitari. Delta, perno dell'alleanza Sky Team, sarebbe propensa alla ripartizione del traffico passeggeri tra Italia, Europa, Nord America relativamente alle tratte intercontinentali. Si consideri che sulle rotte tra Usa e Italia i biglietti sono staccati da Alitalia su aeromobili non suoi. Ecco perché una delle più grandi compagnie del mondo che effettua più di 4 mila voli al giorno, ha tutto l'interesse a entrare nell'affare. Dal canto suo, Air France Klm con Alitalia nel portafoglio diverrebbe probabilmente leader europeo davanti a Lufthansa. La gara è aperta. E per Alitalia, al centro dei giochi, il futuro ora sembra meno nero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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