Air gun, il divieto di ricerca mette a rischio l'industria italiana

Air gun, il divieto di ricerca mette a rischio l'industria italiana
di Gianni Bessi*
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Lunedì 13 Aprile 2015, 16:00 - Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 14:33

Il risultato dell’edizione 2015 dell’Offshore Mediterranean Conference di Ravenna è stato da record con circa 21mila presenze, 687 aziende rappresentate e 1.300 delegati e ha dimostrato il valore di questa manifestazione di richiamo mondiale, suggerendoci un’importante considerazione: esiste un’Italia fatta di imprese moderne e competitive che non si arrende ed esprime, quando è in grado di testimoniarlo, una volontà chiara e forte.

Il grido di allarme lanciato all’Omc ravennate, però, è stato che l’Italia ha grandi potenzialità nel campo petrolifero ma non investe. E per questo la sua industria oil&gas, che oggi vanta eccellenze tecnologiche, rischia di non avere futuro. Il che sarebbe un danno non solo per il settore ma per tutta l’economia del Paese, se si pensa all’effetto di trascinamento che ha la filiera italiana dell’impiantistica e componentistica. E verrebbe meno anche un’attività considerevole di ricerca, come per esempio quella sulle tecnologie per rendere sempre più sicure le attività di estrazione, in particolare per il gas. Come ha affermato in un incontro all’Omc il Direttore generale per le Risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico, Franco Terlizzese, «i nostri impianti sono tra i più sicuri al mondo». L’Italia ha normative tra le più stringenti in Europa e possiede competenze di alto livello nel campo dei monitoraggi.

Il quadro è chiaro: l’Italia ha una grande potenzialità di risorse e di possibili investimenti: «in base agli studi – ha dichiarato all’Aspen Institute l’AD di Eni Claudio Descalzi – si può raddoppiare la produzione nazionale con investimenti di 15-18 miliardi. Penso che con le nuove regole potremo farlo».

Ma soprattutto, il nostro Paese può contare su un settore d’eccellenza grazie ad aziende all'avanguardia, in particolare quelle subcontrattattiste della cantieristica off shore e on shore. Un dato per illustrare l’importanza della filiera: la meccanica strumentale (motori a combustione interna e turbine, macchinari per l’industria chimica, petrolchimica e petrolifera, sistemi robotizzati per l’industria) costituisce oltre il 30 per cento dell’export nei confronti dell’Egitto che è il secondo produttore di gas africano e che recentemente è stato meta di una visita ufficiale del primo ministro Matteo Renzi. Ma questa eccellenza, che si traduce in ricchezza diffusa, corre il rischio di essere vanificata per eccessiva prudenza del Governo, ma anche per una serie di paure o errori che frenano lo sviluppo e che sono tipicamente italiane (altri Paesi non ‘legano le mani’ ai propri settori produttivi come si fa da noi).

Un esempio è il recente “emendamento air gun”. Come uscirne? Occorre prendere coscienza del fatto che, se le nostre aziende non riescono a lavorare in Italia, l’esito sarà la perdita di questo patrimonio.

Servono strumenti per le imprese – come ha messo in evidenza il Presidente dell’OMC Renzo Righini (che è alla guida della F.ll Righini, impresa che ha maturato una solida esperienza offshore internazionale) - che debbono metterle in grado di «investire in nuovi modelli organizzativi per un patto collaborativo di filiera. Le imprese straniere nostre concorrenti lo hanno già fatto con successo. Noi abbiamo le capacità per farlo meglio».

Il Governo insomma dovrebbe – a fianco dello Sblocca Italia - riflettere sull’opportunità di introdurre misure che aiutino le imprese subcontrattattiste della cantieristica off shore e on shore a fare sistema – che in questo caso coincide con il ‘fare business’ – in particolare nel coordinamento commerciale, nella condivisione di infrastrutture, nell’individuazione di tecnologie e innovazioni insieme al mondo accademico. E anche a condividere i costi di ricerca e sviluppo, per coordinare e indirizzare in loco gli investimenti a sostegno di un nuovo piano industriale ed energetico nazionale. Il che significa investire nel futuro scientifico, tecnologico e innovativo del Paese.

Infine, è chiaro che non ci possiamo più permettere di temporeggiare o di accettare situazioni che mettano in difficoltà i nostri settori produttivi di qualità.

*Consigliere regionale Emilia Romagna

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