Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Tweet presidenziali: Marchionne investe negli Usa, Trump ringrazia

Martedì 10 Gennaio 2017
Proprio mentre Sergio Marchionne parla all’Auto Show del Michigan del presidente eletto, sugli smartphone arriva il tweet di Donald Trump che ringrazia Fca per l’annuncio del nuovo investimento di un miliardo di dollari negli Usa con la conseguente creazione di duemila posti di lavoro. «Ringrazio per i ringraziamenti, ma la notizia è solo una coincidenza - ha spiegato l’ad del gruppo italo-americano - quella strategia era pianificata da tempo ed è un atto dovuto verso questo Paese. Avete visto tutti quello che siamo riusciti a fare dal 2009 quando Fiat si è unita con Chrysler. E poi è un modo per puntare sulle migliori risorse, sui nostri punti forti. La decisione più importante che abbiamo preso negli ultimi anni è stata di rendere Jeep globale, un risultato che abbiamo già ottenuto e che vogliamo rafforzare.

La Renegade è prodotta a Melfi perché la maggioranza sono vendute in Europa, la nuova Compass che nasce in Messico viene esportata in tutto il mondo e solo una parte spedita negli States. Modelli come Il Gran Cherokee, il Wrangler e il Wagoneer, invece sono tipicamente americane, sia per i clienti a cui si rivolgono sia per la tecnologia e il loro Dna. Le linee della Gran Cherokee viaggiano a tre turni e non abbiamo abbastanza prodotto, altrimenti ne avrei potute vendere 50-60 mila l’anno in più senza fatica, ora con l’ampiamento di Warren in Michigan e il rafforzamento di Toledo nell’Ohio dove nascerà la nuova Wrangler e un pick up avremo molte più opportunità».

Il ceo di Fca parla di Trump on grande rispetto, misura le parole con attenzione, analizza la nuova situazione che si potrebbe creare con i cambiamenti annunciati: «Calma, bisogna attendere, ancora non è accaduto nulla, dobbiamo aspettare l’insediamento. Ho avuto occasione di conoscere Trump in passato, ma di recente non l’ho incontrato ne ho avuto contatti con nessuno del suo staff. Non credo ci abbia risparmiato Fca nei suoi attacchi, i costruttori sono tutti in una costruzione simile e, come ha sostenuto il mio amico Ghosn è necessario conoscere le sue decisioni per poi adeguarsi: parliamo del presidente degli Stati Uniti non del fornaio sotto casa».

Marchionne non sembra preoccupato più di tanto, secondo lui il cambio di rotta dovrà essere valutato nel suo complesso: «Non mi permetto di dare consigli, Trump è un uomo d’affari, conoscere le regole globali e quelle dei mercati. Sì, potrebbero esserci dei vantaggi fiscali sula produzione negli Usa, ma sarà indispensabile prestare attenzione alle tasse doganali perché gli altri paesi non staranno certo a guardare e questo potrebbe diventare un grosso problema per gli stabilimenti negli Stati Uniti. Noi siamo molto coinvolti, del Nafta non fa parte solo il Messico, ma anche il Canada e noi siamo leader del mercato e primo produttore di veicoli in quel paese. No, non credo che le eventuali decisioni di Trump possano fermare il percorso verso l’elettrificazione. Il mercato è globale e anche un grande paese come gli Usa devono adeguarsi. E poi in determinati momenti il cambiamento è necessario».

L’ad è particolarmente sorridente e rilassato, dopo le soddisfazioni in borsa ottenute con la Ferrari ora anche il titolo Fca si sta rafforzando e ieri, il rimo giorno del nuovo anno per Piazza Affari, ha guadagnato un altro 1,4% chiudendo oltre i 10 euro, un valore che non toccava da quasi due anni. Così aggiorna i principali temi operativi sul tavolo Fca: «La ricerca di un alleanza non si è mai fermata, questo è un settore che, escludendo la Cina, spende due miliardi a settimana. Non so, ma credo che a Trump potrebbe piacere l’alleanza Fca-GM, il più grande costruttore del mondo tornerebbe ad essere americano. Fca può stare senza Magneti Marelli, quindi l’ipotesi di uno spin off come quelli che abbiamo già fatto per creare valore non è affatto tramontata. Possibilità che invece è esclusa per Alfa e Maserati.

I mercati danno alle aziende automotive il valore che meritano, nemmeno paragonabile a quelle californiane della new economy anche se alcune come Uber non hanno ancora prodotto un dollaro di utile. Mancano 8 trimestri alla conclusione del piano, gli obiettivi si avvicinano e restano confermati: 9 miliardi di risultato operativo, 5 di utile netto, 5 di cassa e zero debito. Spero che quello del 2018 sarà l’ultimo bilancio che firmerò anche perché la successione sta andando avanti e le ipotesi restano tutte interne. E il dividendo potrebbe tornare anche prima di quell’anno. Continueremo a lavorare con Google, stiamo imparando alcune cose, ma ci sono altre possibilità di collaborazione». Marchionne conclude con l’arresto del top manager Volkswagen: «Sono scioccato».

Proprio alla vigilia dell’apertura del salone, secondo il New York Times sarebbe stato arrestato in Florida su richeista delle autorità di Detroit per il caso emissioni l’ex manager di Wolfsburg Oliver Schmidt che nel 2014-15 era responsabile della conformità con le norme regolamentari negli Usa. Il costruttore tedesco non ha commentato, ma la borsa ha premiato il titolo del gruppo che ha guadagnato quasi il 4% anche per gli eccellenti risultati commerciali del primo anno dopo il problema dei motori diesel: con un +2,8% VW potrebbe diventare il primo costruttore del pianeta.

A Detroit non è venuto il numero uno del Gruppo Mueller, ma il responsabile del brand Volkswagen Diess ha dichiarato di non essere preoccupato dei tweet di Trump e che la produzione messicana non sarà affatto ridimensionata. Cosa ben più importante, però, il manager ha annunciato che parte delle vetture elettriche a cui Volkswagen tiene tanto saranno prodotte proprio negli States. Sembra anche imminente l’accordo con il ministero della Giustizia per chiudere definitivamente il dossier con le autorità di Washington.
Ultimo aggiornamento: 10:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA