Giorgio Ursicino
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Giorgio Ursicino

Ferrari Portofino M: la GT +2 spider di Maranello abbina il comfort a un temperamento da “corsa”

Martedì 22 Settembre 2020 di Giorgio Ursicino
La nuova Ferrari Portofino M sotto il Golden Gate a San Francisco
“Pista”, “Scuderia”, “Challenge”, “Speciale”. La Ferrari non fa aggiornamenti o restyling, realizza vetture nuove. Anche per questo motivo le “rosse” stradali non invecchiano mai. O almeno lo fanno molto più lentamente delle rivali. Ammesso che ce ne siano. Ecco così che arriva la “Modificata”, una raffinatissima evoluzione della Portofino. I gioielli del Cavallino, infatti, devono essere sempre perfettamente al passo con i tempi e gli ingegneri di Maranello propongono, di volta in volta, le soluzioni più innovative, in linea con i progressi della tecnologia.

Vuoi che sia per il design e l’aerodinamica; oppure, ancora con maggior enfasi, per la meccanica e l’elettronica. A questo punto il modello che va in pensione non è “vecchio”, continua a rappresentare lo stato dell’arte del suo tempo, di solito il massimo in circolazione. Ora, per la ripartenza, arriva la prima Ferrari del post lockdown e, in un periodo in cui il nemico invisibile non è certamente alle spalle, è anche la prima vettura della Casa presentata con un evento “virtuale” in oltre 70 anni di storia. La nuova Portofino M è la Spider 2+ del 2021, quanto di meglio ci possa essere di una coupé e di una cabrio in configurazione GT che abbraccia al top due mondi quasi opposti.

Da una parte, l’andare a passeggio nel comfort più totale, con una guida rilassante e, magari, il vento che accarezza i capelli. Dall’altra, una belva che domina la strada, con un motore che non finisce mai e un’elettronica perfetta, in grado di garantire performance straordinarie ed emozioni forti, anche a chi non è pilota di F1. Una signora in grado di spingersi agevolmente oltre i 320 km/h con un’accelerazione 0-100 nell’ordine dei tre secondi, un tempo di solito riservato alle “barchette” due posti con propulsore centrale. Per di più, in totale sicurezza.

Il propulsore è la naturale evoluzione del V8 doppio turbo che ha vinto per quattro anni di fila il premio di “Engine of the Year” (2016-2019), capace di sviluppare 620 cavalli, 20 in più della Portofino. I tecnici hanno lavorato soprattutto sui profili degli alberi a camme in modo da ottimizzare il riempimento delle camere e di conseguenza l’efficienza del “fronte di fiamma”. Aumentata anche la velocità delle turbine di almeno 5.000 giri al minuto ed introdotto un nuovo filtro antiparticolato allo scarico per essere in linea con le più severe norme antinquinamento Euro 6D.

Interamente riprogettata la trasmissione che adesso può contare su una scatola cambio ad otto marce in linea con gli ultimi modelli made in Maranello. La frizione rimane doppia, a bagno d’olio, ma le sue dimensioni sono state ridotte e il livello di coppia da sopportare incrementato (fino a 1.200 Nm). Da quando è stato reintrodotta la sovralimentazione, Maranello è sempre stato per la filosofia “zero turbo lag” e, in questo caso, il concetto sfiora la perfezione tanto che la risposta al comando dell’acceleratore è immediata, nemmeno fosse un motore elettrico.

Grazie ad un software studiato internamente, anche tirando le marce il picco di coppia varia a seconda del rapporto innestato (dal 3° a l’8°) in modo da avere la massima erogazione (760 Nm) nei due rapporti più lunghi che consentono anche un risparmio di carburante non di poco conto. Sensibilmente migliorato lo stacco della frizione che rende più omogeneo il funzionamento nelle manovre di Stop&Go esaltando la fluidità di mancia. Tutti i propulsori del Cavallino hanno un loro sound, una melodia, e gli ingegneri di Maranello hanno lavorato a fondo anche su questo aspetto: la Portofino M dalla musica è indubbiamente una Ferrari, ma sfoggia anche sfumature che identificano addirittura il modello all’interno della gamma. Incrementata la modulabilità del pedale del freno che, con una corsa ridotta del 10%, garantisce risposte precise e immediate alle richieste del pilota.

I dischi sono in carboceramica da 39 centimetri davanti (34 mm lo spessore) e 36 dietro (32 mm). Le ruote sono da 20 pollici con pneumatici 245/35 all’avantreno e 285/35 al retrotreno. Cambia, addirittura, la filosofia del “manettino”, una delle particolarità che più identifica le Ferrari degli ultimi tempi e che trova un immancabile posto sul volante (al pari del pulsante di accensione) come sulle monoposto della Scuderia che nell’ultima esibizione al Mugello (purtroppo non entusiasmante) hanno festeggiato la partenza del loro millesimo gran premio, dal 1950. Il manettino, da anni, cambia la personalità delle Ferrari, intervenendo e tarando tutti i dispositivi elettronici di bordo (motore, trasmissione, sospensioni, assetto) consentendo a chi guida di trarre il massimo vantaggio.

Bene, la M fa un ulteriore passo in avanti in tema di sportività senza rinunciare a nulla in termini di fruibilità e comfort. Con il dovuto rispetto è come se il mondo del Gran Turismo si avvicinasse a quello delle supercar a motore centrale che privilegiano in assoluto le performance, anche estreme. In realtà, salendo a bordo le differenze sono minime, ma la M “conquista” una posizione sul manettino, passando da 4 a 5. Avviando il V8 c’è la possibilità di scegliere fra Wet, Comfort, Sport, Race e ESC off. Il primo programma è adatto alle situazioni di scarsa aderenza ed al bagnato, il secondo alla guida “normale”, il terzo a quella sportiva, l’ultimo disattiva una buona parte dei controlli di trazione e stabilità (non tutti), ma non è detto che sia la guida più veloce, è sicuramente la più aggressiva e spettacolare.

La Race, la nuova posizione invece, tira fuori tutte le capacità della M come fosse in quel momento un’auto da corsa. Non c’è che dire, un bel passo in avanti, che insieme ai miglioramenti meccanici porta la Portofino Modificata su territori tutti nuovi. Nell’abitacolo la posizione di guida è eccellente e anche il posto per chi si siede dietro non è affatto male grazie all’ottimizzazione dei sedili che libera spazio. Sul ponte di comando molto è in funzione del pilota (siamo sempre su una Ferrari), ma la parte bassa è stata “alleggerita”, aumentando lo spazio vivibile. Tutti i principali comandi sono sul volante, il cruscotto ha un doppio display separato dal contagiri analogico che troneggia al centro.

Nella parte centrale della plancia, invece, c’è uno schermo touchscreen da 10,25 pollici che consente di visualizzare più contenuti contemporaneamente e di gestire tutte la funzioni di infotainment. L’aspetto più originale, però, è il display da 7 pollici che è di fronte al passeggero, a suo uso esclusivo perché su un modello del genere i ruoli e i “compiti” delle due persone a bordo sono ben diversi, a seconda che è pilota o copilota. Il bagaglio è generoso, la capienza sfiora i 300 litri, il serbatoio di carburante è da 80 litri. Adeguati al tipo di vettura anche gli Adas, i dispositivi di assistenza alla guida che contribuiscono non poco a migliorare il controllo nel traffico e la sicurezza di guida.

C’è l’Adaptive Cruise Control con funzione Stop&Go per la marcia in colonna, il Predictive Emergency Brake System per segnalare il rischio di una collisione frontale, i dispositivi che tengono sotto controllo l’angolo cieco e l’attraversamento involontario della linea di carreggiata, l’automatismo per gli abbaglianti e il riconoscimento della segnaletica. Grazie all’elevato livello di affidabilità raggiunto e la grande attenzione nei confronti dei clienti, la Portofino M, come altre Ferrari, ha il servizio di manutenzione di sette anni che prevede tutti gli interventi ordinari da fare ogni 20 mila chilometri o una volta l’anno. Ultimo aggiornamento: 25-09-2020 08:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA