L'appello di una mamma: «Mio figlio invalido e autistico, viviamo al freddo senza termosifoni»

L'appello di una mamma: «Mio figlio invalido e autistico, viviamo al freddo senza termosifoni»
di Piero Vittoria
3 Minuti di Lettura
Sabato 3 Dicembre 2022, 12:29

«Sono madre di un bambino invalido e autistico. Vivo attualmente in una casa emergenza di 43 metri quadri. Non pretendo una casa popolare, la mia è solo una forte richiesta di aiuto proprio per avere una stanza in più per mio figlio». Inizia così l’accorato appello di una donna che sta vivendo in condizioni non propriamente umane. A Chieti dal 2017 con il marito senza lavoro (aveva un negozio di frutta che è fallito) e non più nelle possibilità di pagare un alloggio, le venne assegnata una casa emergenza dove ancora vive, ma ora non ce la fa più. Si è vista negare una casa popolare per una legge regionale che prevede che il richiedente abbia cinque anni di residenza in città e lei non ci è rientrata per circa un mese. «Ho chiamato Maurizio Costa, che mi sta aiutando: mi ha detto che comunque lui è andato alla Regione e gli hanno fatto presente che io non rientro in graduatoria ed è inutile che faccia ricorso».

Teramo, accendono braciere per scaldarsi nella casa occupata: due morti

Forse in casi disperati come questi la legge è troppo severamente applicata, ma questa è un’altra storia. L’ultimo sfogo della donna qualche giorno fa in Comune dove le cose si sono concluse non bene con una denuncia a carico. Lei precisa: «Siamo andati a reclamare: io piangevo, è stato un mio sfogo di rabbia che ho accumulato. Ho buttato io a terra la fioriera e non mio marito. Io non ho preteso, ho chiesto solo aiuto. Se mi avessero detto dall’inizio che non entravo nella graduatoria per le case popolari avrei fatto il cambio alloggio. Non sono rientrata in graduatoria perché non ho cinque anni di residenza. Questo non era precisato sulla domanda, è una cosa regionale che hanno fatto dopo». Sulla situazione che sta vivendo con il marito e il figlio continua: «Non ho i termosifoni in casa. Mio figlio ogni 15 giorni va in ospedale: sta soffrendo anche di cefalea a causa del freddo in casa. La mattina ho l’acqua che scola vicino alle finestre e al muro. Ci sono due o tre gradi in cucina. Al centro dove va mio figlio mi hanno detto che avrebbe bisogno dei suoi spazi e dunque di una sua cameretta. Ho anche le carte della dottoressa che certificano che lui non potrebbe stare in ambiente umido. Sta diventando tutto più difficile con tanta sofferenza. Cambio spessissimo le batterie all’impianto cocleare per mio figlio perché si crea l’umido dentro. Non so più dove sbattere la testa, la situazione è veramente difficile. Non chiedo la Reggia di Caserta: vorrei solo una casa con una stanza in più e i termosifoni. Ribadisco: non pretendo nulla, desidererei solo un attimo di umanità». La donna spera che il prossimo incontro in comune possa avere un buon esito: «Lunedì alle 10 ho un appuntamento per cercare di risolvere la situazione. Mi auguro si trovi una soluzione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA