L'Aquila, perquisizioni in tutta Italia contro gruppi neofascisti di "Ultima legione": dal negazionismo alla ricerca delle armi

L'Aquila, perquisizioni in tutta Italia contro gruppi neofascisti di "Ultima legione": dal negazionismo alla ricerca delle armi
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Giovedì 20 Maggio 2021, 18:49 - Ultimo aggiornamento: 18:55

Le armi? Si trovano, scrivevano in chat, collegati da tutta Italia. Cellule partitiche, con tanto di segreterie e tesorieri. Volevano costituire una struttura politica che si richiamava all'ideologia fascista, gli estremisti di destra coinvolti nell'indagine dell'Antiterrorismo della Polizia e della Digos dell'Aquila che ha portato a 25 perquisizioni in 18 province: agli appartenenti all'organizzazione "Ultima Legione" è stato contestato il perseguimento di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, con istigazione all'uso della violenza quale metodo di lotta politica e diffusione online di materiale che incita all'odio ed alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi. Perquisizioni effettuate in tutta Italia, da nord a sud, a dimostrazione della capillarità, e quindi delle ambizioni che nutrivano gli indagati. Le province interessate dalle perquisizioni sono quelle dell'Aquila, Milano, Como, Chieti, Verona, La Spezia, Genova, Pescara, Terni, Macerata, Piacenza, Modena, Vicenza, Lecce, Fermo, Roma, Cosenza e Venezia.

L'inchiesta, diretta dalla Procura distrettuale dell'Aquila e coordinata dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, è partita nel gennaio 2019, concentrandosi su alcuni sodali dell'organizzazione residenti in Abruzzo attraverso il monitoraggio di chat create su Telegram e Whatsapp e denominate "Ultima Legione" e "Boia chi molla" sulle quali gli indagati facevano proselitismo e reclutamento di militanti; poi si è estesa su tutto il territorio nazionale, consentendo di delineare l'organigramma dei tesserati ad Ultima Legione Italia.

Nelle chat venivano postate foto, video e simboli che inneggiavano al nazismo ed esaltavano le stragi di matrice suprematista. Immagini e video sono stati trovati nella disponibilità di tre persone residenti a Firenze, Prato e Grosseto, considerate tra gli animatori delle due chat. Secondo gli investigatori l'obiettivo era quello di reclutare militanti per mettere in piedi una struttura politica di ispirazione fascista, ma non è escluso che gli appartenenti volessero compiere anche azioni violente. Dall'attività investigativa è emerso come alcuni affiliati, definendosi apertamente «fascisti», denigrassero i valori della Resistenza e della Costituzione con epiteti dispregiativi. La violenza veniva in più occasioni esaltata quale metodo di lotta politica, con l'aperta finalità di cavalcare il dissenso, anche propugnando, in diverse circostanze, il ricorso alle armi, con frasi, pubblicate in chat, del tipo: «Le armi si trovano… si trovano», «ho sempre gli anelli alle dita e il manganello dietro, ora ho pure un machete». Non manca la propaganda razzista e l'incitamento alla discriminazione ed alla violenza con la pubblicazione, sulle chat e sul web, di dichiarazioni e meme improntati alla negazione della Shoah ed all'esaltazione delle leggi razziali. L'odio è stato indirizzato anche contro persone di diversa etnia di provenienza, contro gli islamici, ed anche in senso omofobo. L'alto valore simbolico del linguaggio utilizzato e dei richiami al nazi-fascismo, sono spesso tesi al parallelismo tra l'epoca imperiale, che mette in rilievo la grandezza nazionale, ed il contesto attuale, del quale vengono evidenziati gli aspetti negativi che avrebbero portato la recessione economica, la disoccupazione e la violenza, ricondotte perlopiù ai processi migratori e anche all'emergenza pandemica, vista in chiave complottista e negazionista. 

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Tra Abruzzo e Lombardia - Elevato grado «di fanatismo violento, intriso di xenofobia e nostalgie filonaziste» che talvolta «sfociano in non meglio precisate progettualità delittuose e di eversione dell'ordine democratico, nonché nell'aperta esaltazione di recenti stragi di matrice suprematista». Sono alcune delle contestazioni mosse agli indagati - circa 25 - nell'operazione di Polizia, coordinata dalla Procura distrettuale dell' Aquila. Dalle indagini - di Polizia postale e delle comunicazioni, Digos e Antiterrorismo - emerge che gli indagati frequenterebbero anche altre «aggregazioni attestate sulle medesime posizioni ideologiche». Tra i capi del movimento, attivo principalmente in Lombardia e in Abruzzo, figurerebbe, secondo gli inquirenti, un 53enne di Milano, socio fondatore attivo su Whatsapp e sulla piattaforma Vkontakte su cui, sottolineano gli investigatori, avrebbe postato un video in cui dichiara che il partito da lui fondato «ha finalità antidemocratiche proprie del partito fascista». Indagata anche la compagna, tesoriere e responsabile dei social che gestirebbe gli account di Facebook di «Ultima Legione».

Anche lei, dagli investigatori, viene annoverata quale socio fondatore e fulcro dell'organizzazione insieme a un membro del direttivo residente a Como. Poi ci sono i responsabili, tutti tesserati, in varie regioni o in macro-aree definite del Paese e ci sono i segretari provinciali. Alcuni di loro sarebbero possessori di armi, altri avrebbero organizzato e partecipato a manifestazioni pubbliche esternando le proprie convinzioni «violente, xenofobe e antisemite» ed esponendo vessilli di «Ultima Legione». Qualcuno ha anche già una condanna per apologia del fascismo. Uno degli aderenti, che vive a Verona, attraverso Telegram, avrebbe «condiviso il proprio know how sulle procedure per la costruzione di ordigni esplosivi artigianali». Roccaforte dell'organizzazione la zona di Milano, ma con radici ben piantate anche tra le province di L' Aquila, Pescara e Chieti con personaggi  talvolta anche «folkloristici» come un ventenne «divenuto noto sui social per aver rilasciato un'intervista postata su YouTube dove, vestito da giovane balilla, rilascia dichiarazioni apologetiche in occasione della ricorrenza del compleanno di Benito Mussolini». Tra gli indagati ci sarebbero diverse donne, una delle quali sarebbe assunta in una scuola dell'Aquilano, e un candidato consigliere in un comune del Milanese. 

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