L'Aquila, incendio nella Cattedrale: due sotto processo

L'Aquila, incendio in Cattedrale: due sotto processo
di Marcello Ianni
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Mercoledì 30 Novembre 2022, 08:26

È stato utilizzato, nei lavori di restauro, un aspirapolvere non idoneo, per di più non svuotato dei trucioli di legno e non al riparo dalle sostanze infiammabili. C'è una svolta nell'inchiesta sull'incendio del 20 ottobre dello scorso anno, divampato all'interno della sagrestia della Cattedrale dell'Aquila, provocando danni importanti. È stato fissato al mese di febbraio del nuovo anno il processo a carico di due persone che non avrebbero evitato il rogo sul quale per più di un'ora hanno dovuto lavorare due squadre dei vigili del fuoco. Nelle indagini sono scesi in campo gli specialisti del Nucleo Investigativo Antincendi Territoriali Abruzzo (Niat) dei vigili del fuoco, oltre i carabinieri della Compagnia dell'Aquila, quelli del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) e dell'Ispettorato del Lavoro (Nil) sempre dell'Aquila, i quali fin dall'inizio avevano escluso l'origine dolosa del rogo che ha minacciato di distruggere completamente un antico coro in legno di noce, (del valore di 6 milioni di euro circa) sottoposto a restauro.


Gli indagati fanno parte della società Dp Restauro Snc con sede legale in località Pieve di Coriano in provincia di Mantova, una delle società in subappalto chiamata a svolgere lavori nella Cattedrale. Si tratta di Luca Farina di 41 anni di Teramo, ma residente a San Demetrio, assistito dall'avvocato Pierluigi Pezzopane e Fabio Pigozzi di 64 anni di Revere, in Provincia di Milano e residente a Borgo Mantovano. Il primo imputato nella qualifica di preposto di cantiere e addetto antincendio, secondo l'accusa responsabile dei lavori sul coro ligneo. Il secondo imputato nella veste di direttore di cantiere della Dp Restauro.


Secondo le indagini dei vigili del fuoco i due avrebbero commesso l'imperizia di utilizzare un aspirapolvere (per poter utilizzare in un secondo momento lacche ed altri lucidi) non idoneo, non dotato di filtri, non pulito dei trucioli di legno che si erano depositati durante l'utilizzo, e di non aver tenuto lo stesso apparecchio lontano dai prodotti infiammabili. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia Farina ha raccontato al pm Marco Maria Cellini come l'aspirapolvere rinvenuto bruciato dai vigili del fuoco da alcuni giorni non fosse in uso e di essere certo di averlo staccato dalla corrente. Sempre a suo dire, per ragioni legate al lockdown, gli stessi operai della società Dp Restauro il giorno prima dell'incendio avevano staccato dal lavoro mezz'ora prima, alle 16.30 circa, l'incendio c'era stato intorno alle 7 del giorno successivo. Tesi che non ha convinto il pm che ha chiesto ed ottenuto il processo. L'aggregato è quello denominato Sant'Emidio che ruota intorno alla Cattedrale di San Massimo: area di 15 mila metri quadrati. Parte offesa nel procedimento, l'Arcidiocesi Metropolita.

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