Valerio Bernabò un romano
al debutto nel suo Olimpico

Giovedì 21 Novembre 2013 di Christian Marchetti
Sabato, in occasione della sfida tra Italia e Argentina, il 29enne Valerio Bernab partir titolare per la prima volta in carriera nella sua Roma. Per la prima volta all'Olimpico. Valerio Bernabò deve saltare più in alto di tutti. È il suo mestiere. Oltre ad assestare placcaggi, svolgere lavoro misterioso nel gioco a terra e provare, di tanto in tanto, qualche sortita palla in mano prendendo peraltro botte da orbi. Ma il salto più in alto di tutti – perché nasconderlo? - lo fece nel lontano 1995, all'Olimpico, alla meta dell'azzurro Carlo Orlandi contro il Sudafrica allora campione del mondo. Segnatura del momentaneo sorpasso prima della sconfitta onorevole dell'Italia.



Valerio aveva 11 anni e un pallone di riserva da consegnare senza starci troppo a pensare. Già, dura la vita del raccattapalle. Sabato, in occasione della sfida tra Italia e Argentina, il 29enne Valerio Bernabò partirà titolare per la prima volta in carriera nella sua Roma. Per la prima volta all'Olimpico. Presenza numero 23, numero che, si sa, nella Capitale riveste un certo fascino... «Beh – ricorda il vicecapitano della Benetton Treviso – fui raccattapalle anche in Italia-Scozia del 2000, debutto azzurro nel Sei Nazioni ma al Flaminio. Ricordo come se fosse ieri l'incredibile serie di flessioni che Giampiero De Carli (con tutta probabilità prossimo tecnico della mischia italiana, ndr) fece prima di entrare in campo. Lo guardai e pensai: “Questo entra dalla panchina e spacca tutto”. Non a caso segnò una meta, La meta, la prima dell'Italia nel Championship. Non c'è niente da fare: esistono giornate particolari in cui, cascasse il mondo, le cose vanno come diavolo devono andare...».



A proposito di giornate particolari. Giovedì: l'ufficializzazione nella formazione titolare. Venerdì (oggi): l'udienza privata con Papa Francesco con i compagni di squadra e i Pumas. Sabato: un test match che Valerio, soprattutto alla luce della bella prestazione offerta sabato scorso contro le Fiji a Cremona, potrebbe vivere da protagonista. Prima dichiarazione, la partita: «A Cremona siamo stati assai performanti in touche ma è pur vero che la loro organizzazione in quel fondamentale non era esattamente il massimo. Cercheremo tuttavia di mantenere le alte percentuali che mostriamo sin dalla gara contro l'Australia a Torino. Scendiamo in campo comunque sia per vincere, le sconfitte onorevoli non fanno certo piacere». Seconda dichiarazione, il Papa: «Sarà di certo un'emozione grandissima. Ancora una volta grazie al nostro sport ho l'opportunità di vivere un'esperienza da ricordare. Riuscii a vedere da vicino Giovanni Paolo II, ma l'appuntamento di domani non ha certo precedenti». Tanto per sottolineare ulteriormente la memorabile settimana di Valerio Bernabò, un primato di cui andare fieri ma forse nemmeno poi tanto: è lui l'unico romano rimasto tra i convocati di Jacques Brunel in questi test match autunnali. «Una bella responsabilità per me. Il rugby nella Capitale ha creato e crea tanti giocatori di qualità. Esistono realtà consolidate che lavorano benissimo con i giovani come la Capitolina o come la Lazio, mia ex squadra. L'augurio è che ci sia sempre qualche rappresentante della mia città nel gruppo azzurro. Il tallonatore Giovanni Maistri? A Calvisano prima, e a Treviso ora si è fatto apprezzare per serietà e professionalità nonostante i vecchi luoghi comuni sui romani. Scherzi a parte, potrà fare bene tornando nel giro azzurro». Per il resto c'è un'Italia-Argentina a cui pensare. Per Valerio questione di salti, placcaggi, ruck e percussioni. Dura la vita degli ex raccattapalle.
Ultimo aggiornamento: 22 Novembre, 00:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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