Fidene, notte di terrore: grave 70enne.
Il racconto choc: «Mi dicevano fermo o ammazziamo tuo padre»

Fidene, notte di terrore: grave 70enne. Il racconto choc: «Mi dicevano fermo o ammazziamo tuo padre»
di Raffaella Troili
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Lunedì 10 Novembre 2014, 05:58 - Ultimo aggiornamento: 11 Novembre, 19:01

«Mi dicevano zitto, italiano di merda che ammazziamo pure te. Voi italiani siete tutti bastardi». Urbano piange mentre ricorda la notte di terrore trascorsa. Un figlio da tenere stretto, cercando di rassicurarlo, coprirgli le orecchie, attutire invano le urla di tuo padre che si lamenta nell'altra stanza. E una torcia in faccia, la minaccia di un piccone. «Hanno massacrato mio padre, lo colpivano, lui gridava, per almeno 20 minuti poi non l'ho sentito più». Gino Lozzi, 70 anni, ex custode della media Toscanini in via Flavio Andò a Serpentara è ora in prognosi riservata al Pertini, è arrivato coperto di fratture ed ecchimosi, una costola gli aveva perforato il polmone, non respirava. Una banda di giovani forse dell'Europa dell'est è entrata in casa e l'ha ridotto in fin di vita per portarsi via un po' d'oro, soldi, un pc, i cellulari, uno già ritrovato in un campo.

L'ennesima aggressione, a Roma, dove gruppi violenti, di italiani o stranieri, mettono a segno colpi la cui efferatezza è sempre più sproporzionata rispetto al bottino. Il povero ex custode, conosciuto da tutti e ben voluto nella zona, si trova ora nello stesso reparto dove poco tempo fa era ricoverato il tassista accoltellato da un albanese di notte nei pressi di Rebibbia.

«ERANO GIOVANISSIMI»

«Sembravano rom, erano armati di piccone, spranghe e tondini di ferro. Giovani, a volto scoperto, uno avrà avuto meno di 20 anni. Hanno lasciato papà in una pozza di sangue». Urbano è sconvolto. Non dimenticherà mai le grida di suo padre, la rabbia e l'impotenza di aver subito un'aggressione così. «Non se ne può più di queste aggressioni, non si può vivere con la paura. Non ho mai parlato male in vita mia di nessuno tantomeno degli immigrati ma queste sono bestie».

«Saranno state le 3,30 - ricorda il figlio - mio padre era già in pigiama ma ancora sveglio e forse deve aver sentito qualche rumore. Si è alzato penso, perché ancora non ricorda né riesce a parlare, probabilmente li ha sorpresi mentre stavano entrando, forse ha reagito e loro si sono accaniti come belve su di lui». Era rientrato da poco Gino, dopo una serata passata con gli amici, la moglie malata dormiva sul divano letto in salone. Urbano era con il figlio di 6 anni, in un'altra stanza. «Ho sentito dei rumori, mi sono svegliato, c'era uno con un piccone e una torcia, mi gridava: se ti muovi ti ammazzo.

Dal salone sentivo arrivare solo il rumore dei colpi, delle botte, non parlavano, erano intenti solo a picchiare. Anche mia madre non sentivo più, mi ha detto che le hanno messo una mano sulla bocca». I minuti passavano ma la furia dei rapinatori non si fermava. «Gridavo: “ora basta è vecchio, lo ammazzate. Ha 70 anni basta”, alla fine, quello che sorvegliava è andato di là e si sono fermati. Poi sono venuti con mamma tutti da me, quando li ho visti ho pensato al peggio, c'è un bambino ho detto loro».

LE RONDE

«Nella zona crescono la tensione e la paura - fa presente Cristiano Bonelli, capogruppo Ncd nel III Municipio - ci sono decine e decine di insediamenti abusivi, i furti sono aumentati, ma gli sgomberi non si fanno. La gente chiede sicurezza e inizia a parlare di ronde».