PAPA FRANCESCO

«Papa Francesco nel mirino dell'Isis»: l'allarme dell'ambasciatore dell'Iraq presso il Vaticano

Sabato 13 Settembre 2014 di Franca Giansoldati
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Militanti Isis con un prigioniero curdo a Mosul

CITTA’ DEL VATICANO «L’Isis è un tumore che si ramifica per metastasi, possiede cellule impazzite che potrebbero colpire anche al fuori dall’area del Califfato». Anche in Vaticano. «Il Papa del resto è un bersaglio e la strategia dell’Isis punta sul clamore mediatico; basta vedere le immagini raccapriccianti delle decapitazioni veicolate con lo scopo di fare paura, fare parlare, fare scalpore». L’ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, Habeeb Al Sadr racconta quello che accade nel suo Paese e non mostra dubbi sul fatto che Francesco resta tra i possibili target dei terroristi di Al Bagdadi.

«I nostri analisti, la nostra intelligence fanno ipotesi in tal senso. Sappiamo bene come ragionano questi terroristi. I loro obiettivi sono riconosciuti. Io non escluderei che l’Isis arrivi a colpirlo».

Ha avvertito il Vaticano di questi suoi timori?

«Ho parlato con i responsabili della Santa Sede. Loro sanno bene quale sia la pericolosità di questi gruppi terroristici. Il Vaticano appoggia il governo iracheno negli sforzi che sono in atto per fermare l’Isis».

Perché l’esercito iracheno in questi anni, visto che l’Isis non spunta come un fungo, non lo ha combattuto e fermato prima che la violenza sfociasse così brutale?

«Purtroppo alcuni gruppi, soprattutto a Mosul, hanno intravisto nell’Isis uno strumento per trarne vantaggio e hanno simpatizzato. Pensavano che potesse riportare tanti comandanti sunniti a ricoprire le cariche che avevano in passato, prima della guerra, quando c’era il Baath. Ed è così che, per effetto di una certa propaganda, abbiamo assistito a fuoriuscite dalle forze dell’ordine molto gravi. Circa 30 mila poliziotti si sono come volatilizzati al momento di fermare l’Isis a Mosul».

Un tradimento che verrà punito?

«Chi si è macchiato di questa colpa verrà punito e già sono state istituite commissioni di inchiesta».

Perché i cristiani e le altre minoranze non sono state difese? Si è parlato di genocidio. Persone che hanno dovuto lasciare tutto, case, lavoro, amici per fuggire e non farsi ammazzare..

«L’Isis è responsabile di crimini enormi. Noi stiamo cercando di riprenderci tante zone. Già l’esercito iracheno ha liberato alcuni villaggi nella piana di Ninive».

I cristiani torneranno nelle loro case?

«Credo di sì. Più di 100 mila cristiani sono stati costretti a lasciare tutto, ma il nuovo governo iracheno ha firmato un documento che si impegna in questa direzione. I cristiani verranno anche risarciti per i danni subiti. Io parlo dei cristiani nella piana di Ninive. Stiamo anche pensando di realizzare una specie di cintura di sicurezza in quella zona per garantire maggiormente i cristiani. Lo abbiamo fatto sapere alla Santa Sede».

E per i cristiani che abitavano a Mosul?

«Erano circa 8 mila, ora non ce ne sono più. Il loro ritorno dipende dalla liberazione di quella città».

Perché l’Isis è così potente?

«Perché nessuno ha ancora seccato le sue fonti finanziarie».

Oltre al Qatar chi c’è dietro?

«Preferisco non dire».

Il Papa tornando dalla Corea ha detto che se fosse necessario non esiterebbe ad andare tra i profughi per manifestare loro vicinanza. Che ne pensa?

«Noi abbiamo invitato Papa Francesco a venire in Iraq. Potrebbe visitare anceh Ur dei Caldei, il sogno irrealizzato di Papa Wojtyla ai tempi di Saddam. Mi ha detto che accettava volentieri l’invito senza però precisare altro. Dipende dalla sua volontà politica e dalla sua agenda, ma noi siamo pronti ad accoglierlo come un padre».

Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 00:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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