Emilia Romagna, Richetti e Bonaccini indagati per le spese in regione con altri 6

Martedì 9 Settembre 2014
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Bonaccini e Richetti

Forse non č del tutto vero quello che scrive in tarda serata l'ex M5S Giovanni Favia («Partiamo da un assunto: tutto il Consiglio regionale č indagato», alludendo al fatto che i pm hanno ormai finito di setacciare i conti di tutti i consiglieri regionali) ma di certo a essere indagate sono le primarie del centrosinistra e in particolare del gruppo Pd.

Almeno otto consiglieri sono indagati e tra questi quelli che fino a ieri erano i due principali sfidanti per raccogliere il testimone di Vasco Errani. Matteo Richetti e Stefano Bonaccini sono entrambi accusati di peculato, insieme ad altri consiglieri di quasi tutti gli schieramenti dell'assemblea nell' inchiesta sulle cosiddette 'spese pazze'. Ed è il caos. Richetti ha annunciato in mattinata il proprio ritiro, prima che emergesse nel pomeriggio la notizia dell'indagine a suo carico. Bonaccini, della cui iscrizione si è appreso in serata, ha annullato la propria partecipazione ad incontri a Reggio Emilia.

Entrambi non hanno ricevuto avvisi di garanzia e dalla Procura di Bologna non arrivano commenti nè conferme. In Emilia-Romagna non è infatti ancora stata chiusa la maxi-inchiesta delegata alla Gdf e avviata due autunni or sono, in concomitanza con altre indagini simili in varie altre regioni, dove si stanno già celebrando i processi.

L'impressione è che per definire le ultime posizioni dei consiglieri regionali emiliano-romagnoli manchi ancora un mese. A quel punto le primarie del 28 settembre saranno ormai un ricordo. Per scoprire di essere indagati sia Bonaccini, segretario regionale Pd autosospeso e responsabile nazionale enti locali nella segreteria Renzi, che il deputato ed ex presidente del consiglio regionale Richetti hanno così dovuto mandare in Procura i loro avvocati a fare istanza ex 335 del codice di procedura penale, il modo per sapere se ci sono procedimenti pendenti a proprio carico. Si sono sottoposti al 'test' e hanno avuto conferma di essere 'positivì. Il difensore di Richetti, Gino Bottiglioni, lo ha riferito, precisando che la scelta di ritirarsi dalla corsa nell'ultimo giorno utile per presentare le firme per le candidature degli esponenti Pd non è legata alla vicenda giudiziaria che lo coinvolge. «Ho appreso da poco - ha detto in serata il legale di Bonaccini, avv.Vittorio Manes - che la Procura di Bologna sta svolgendo indagini anche sul mio assistito, così come su altri. E ci siamo subito messi a disposizione per chiarire ogni eventuale addebito».

Nel pomeriggio si era appreso di otto indagati nel Pd, ma il numero è certamente interlocutorio, destinato ad aumentare, così come è certo che ad essere coinvolti nelle 'spese pazzè sono anche altri gruppi, ed è possibile che nei prossimi giorni anche altri consiglieri vadano in Procura a formulare la medesima istanza. Ad autunno 2013 era emerso che erano indagati i nove capigruppo. Quello del Pd, Marco Monari, si era dimesso dalla presidenza dopo la pubblicazione di articoli sulle spese che gli sarebbero contestate. Per capire l'entità delle spese improprie attribuite a lui, così come a Richetti e Bonaccini e agli altri consiglieri, bisognerà comunque ancora attendere. Certo è che un'altra indagine rischia ancora di sconvolgere la corsa alle primarie per succedere a Vasco Errani, dimessosi dopo una condanna in appello.

Le reazioni. «Facciamo così, per risparmiare tempo chiediamo alla Procura di Bologna chi vuole alla presidenza della Regione...». Lo scrive su Facebook l'assessore uscente alla cultura della Regione Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti (Sel), commentando l'iscrizione nel registro degli indagati per Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, entrambi candidati alle primarie Pd, nell'ambito dell'inchiesta sulle 'spese pazzè dei consiglieri regionali.

Ultimo aggiornamento: 10 Settembre, 13:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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