Omicron, cenoni e corsa ai test rapidi: i contagi nella Tuscia verso quota 5mila. Ancora lontano il picco

Vaccini in corso
di Federica Lupino
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Giovedì 6 Gennaio 2022, 06:40 - Ultimo aggiornamento: 17:41

Il 2022 nella Tuscia si era aperto con 2.978 positivi. Ieri il totale è letteralmente esploso a 4.719 casi totali. Sembra una vita fa e invece in appena cinque giorni il SarsCov2 ha travolto la provincia: 1.741 contagi in più in meno di una settimana e 1.022 solo ieri (129 i minori). E il numero secondo gli esperti non farà che crescere ulteriormente: il picco non è ancora stato raggiunto.

Alle voci dei sanitari locali ieri si è aggiunta quella dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato che, commentando il buon andamento delle vaccinazioni, ha però sottolineato: “Bisogna correre poiché i casi sono destinati rapidamente ad aumentare. Chi non è vaccinato rischia la vita e intasa gli ospedali”. Nella Tuscia, al momento, il numero dei posti letto occupati è comunque stabile a 23.

Ma come si spiega un’incidenza in netta e continua ascesa? Sul banco degli imputati, il principale indiziato ha nome e cognome: la variante Omicron, con una capacità di diffusione nettamente superiori rispetto alla sua precedente versione, la Delta. Ma non tutto può essere ascritto a un virus capace di riadattarsi per colpire di più. C’è anche il fattore cenoni: così come durante l’estate la ripresa della curva era stata alimentata dalle vacanze, con conseguente abbassamento della soglia di attenzione, ora la ritrovata socialità durante il periodo tra Natale e Capodanno ha nuovamente fomentato la diffusione.

Un terzo elemento che spiega i numeri di questi giorni è dovuto al nuovo sistema per la “catalogazione” dei positivi: dal 30 dicembre basta un tampone antigenico, come stabilito dal presidente Nicola Zingaretti. Sempre più cittadini si rivolgono a farmacie e laboratori privati, alternativa ormai di pari valore rispetto ai molecolari garantiti per la quasi totalità dai drive-in pubblici. Ma la trasposizione dei dati sul sistema regionale di rilevamento sta mostrando parecchi limiti con un ritardo nella comunicazione delle positività o, comunque, un notevole rallentamento che rende complicato per la Asl diramare bollettini che fotografino la reale portata dei nuovi positivi nelle 24 ore.

Una difficoltà che alcuni sindaci hanno sottolineato, anche con una punta polemica. Come il primo cittadino di Bagnoregio, Luca Profili, che in una delle sue recenti comunicazioni sui social sostiene: “Errore immenso aver messo in commercio i tamponi fai da te ed errore immenso aver tolto la verifica del molecolare, il tracciamento è diventato un lavoro pazzesco, semi impossibile. Io da oggi comunicherò i positivi senza attendere l’ufficialità della Asl, si sono persi giorni e dopo due anni di pandemia non è ammissibile”.

E aggiunge che comunicherà i nuovi positivi in paese “senza attendere ufficialità visto che quando arriverà probabilmente saranno guariti”. Resta però da sottolineare che eventuali ritardi nella diffusione dei dati per i soggetti positivi non provano conseguenze: dal momento in cui risulta il contagio – anche se da un test antigenico che poi sarà comunicato tardi alla Asl - scatta comunque l’obbligo di isolamento.

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