ROMA

Antisemitismo, il capo dei rabbini europei allarmato per la crescita dell'ultradestra

Giovedì 24 Ottobre 2019 di Franca Giansoldati
rabbino Pinchas Goldschidt

Roma – Sos antisemitismo. E' l'allarme lanciato dal rabbino Pinchas Goldschmidt, presidente della Conferenza dei Rabbini Europei, voce ufficiale dell'ebraismo europeo. La crescita dei rigurgiti antisemiti e dei fenomeni di intolleranza in tutti i paesi europei, Italia compresa, non può essere taciuta. Agli italiani il rabbino - che in questi giorni è a Roma per prendere parte al premio Moshe Rosen (conferito ad Andrea Riccardi) - invita a non dimenticare le leggi firmate da Musolini e costate la vita a 8000 mila ebrei italiani mandati nei campi di concentramento.

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Rabbino ci sono ragazzi (anche italiani) che in visita ad Auschwitz posano davanti alle rotaie o al cancello con il saluto nazista. Sono solo goliardate?
«E' un fenomeno spregevole che dovrebbe essere condannato e fermato. Auschwitz è un luogo in cui un milione e mezzo di persone sono state assassinate e la loro memoria dovrebbe essere rispettata come conseguenza. L'Olocausto e il modo in cui noi, come società, abbiamo reagito ad esso, ha ridefinito l'Europa negli ultimi 70 anni. Non possiamo dimenticare e non possiamo tollerare roba simile. Assistiamo ad una mancanza di rispetto reciproco che è stata esacerbata da politici e ideologie che incoraggiano la retorica estremista. Dobbiamo insistere per aumentare la tolleranza. In caso contrario, le cose saranno destinate a peggiorare per tutti».
Sul periodo del nazismo o del fascismo c'è chi sembra avere scordato le leggi anti ebraiche. Secondo lei c'è una perdita di memoria in atto?  
«Gli ultimi sopravvissuti ci stanno lasciando e l'Olocausto sta passando dalla memoria vivente alla storia. Sfortunatamente esiste effettivamente una mancanza di conoscenza dell'Olocausto, ed è un dato di fatto che sta diventando pervasivo in tutta Europa. Penso che sia quindi responsabilità dei governi informare le persone, i ragazzi, i giovani nelle scuole, sulle conseguenze del fascismo, del nazismo e dell'odio attraverso l'educazione».
C'è chi ritiene anche che Mussolini non sia poi da condannare totalmente: pensa che questa rilettura storica sia quasi fisiologica, oppure un segnale da non sottostimare?
«A mio parere è estremamente inquietante, dal momento che circa 8.000 ebrei italiani sono morti nei campi di concentramento. Prima di questo furono le leggi razziali di Mussolini del 1938 a vietare agli ebrei il lavoro pubblico. Ci escludevano dagli uffici pubblici, ci negavano il diritto all'istruzione, nelle università, limitavano i nostri viaggi. Insomma, ignorare questi fatti è del tutto irresponsabile».
La spaventa la crescita dei movimenti dell'estrema destra in tutti i paesi europei?
«La forte ripresa dell'estremismo di estrema destra è un doloroso promemoria del capitolo più oscuro d'Europa e ci ricorda che l'antisemitismo non è un incidente fatale che capita dal nulla. Come in passato, i pericoli possono manifestarsi se la retorica odiosa e le teorie della cospirazione malevola vengono lasciate incontrastate, senza essere fermate. Non si può osservare e tollerare in silenzio. Tali atti rappresentano un attacco all'Europa e ai suoi valori intrinseci di rispetto per la dignità umana, i diritti umani, la libertà e l'uguaglianza. Man mano che il risentimento, l'odio e la disinformazione si diffondono sempre di più, aumenta anche il pericolo che l'antisemitismo si trasformi in violenza diretta, come dimostrato dall'attacco terroristico ai luoghi di culto a livello internazionale. E non c'è nemmeno bisogno che le faccia un elenco. Abbiamo bisogno delle autorità per difendere i valori europei e guidare la lotta contro l'antisemitismo».
Le statistiche mostrano una crescita della popolazione islamica in Europa. Questo scenario intimorisce tanto quanto la crescita delle destre estreme?
«L'ascesa della popolazione musulmana è certamente una sfida, ma anche un'opportunità per l'Europa. L'Europa è orgogliosa di avere a cuore alcuni valori fondamentali che si basano sui diritti umani, sulla libertà di espressione, la libertà di religione, la tolleranza e l'uguaglianza. Questo significa uno stato di diritto. Di per sé l'aumento delle minoranze è la prova dell'impegno dell' Europa a comprendere valori che tutti apprezziamo e che nessuno vuole minare».
Cosa le fa venire in mente a lei personalmente ricordare quel periodo?
«Penso ai miei bisnonni materni e alla maggior parte dei loro figli che sono morti ad Auschwitz. Da parte paterna, invece, molti parenti che vivevano in Olanda e Germania sono stati uccisi anche nei campi di concentramento tedeschi».
Perchè secondo lei Israele non ha ancora riconosciuto il genocidio armeno che è costato la vita a 1 milione e mezzo di persone nel 1915? 
«La Conferenza dei rabbini europei che rappresenta l'ebraismo in tutta Europa e ha riconosciuto il genocidio armeno. Noi non rappresentiamo i membri del governo o del parlamento israeliano e pertanto non pensiamo che sia appropriato per noi commentare a loro nome».

Ultimo aggiornamento: 17:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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