Il metropolita Hilarion: «L'ombra degli Usa dietro lo scisma della chiesa ucraina»

Venerdì 19 Ottobre 2018 di Franca Giansoldati
Il metropolita Hilarion: «L'ombra degli Usa dietro lo scisma della chiesa ucraina»
Città del Vaticano - «Da quello che possiamo vedere, e mi riferisco alle azioni dei politici americani (che non nascondono le proprie intenzioni), l'America è chiaramente interessata non solo a un indebolimento della Russia ma anche a un indebolimento della Chiesa ortodossa russa. Perciò non dubitiamo che dietro l'azione svolta dal Patriarcato di Costantinopoli ci siano gli Stati Uniti». In uno dei salottini di Santa Marta, in Vaticano, il metropolita ortodosso Hilarion, responsabile del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca e braccio destro del Patriarca Kirill, analizza lo scisma consumatosi con lo strappo del Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo di concedere l'indipendenza nazionale alle chiese ortodosse ucraine e nominare come suoi esarchi a Kiev l'arcivescovo Daniele di Pamphilon (Stati Uniti) e il vescovo Ilarione di Edmonton, in Canada. Questioni storiche e vecchie ruggini si sono moltiplicate.

Oggi resta la pesantissima accusa di interferenze politiche straniere.
Quanto hanno pesato le influenze esterne e la politica sulla decisione di Bartolomeo di concedere l'autocefalia in Ucraina? «Abbiamo pochi dubbi sul fatto che dietro le azioni di Costantinopoli ci siano gli Usa. Tra l'altro l'accelerazione con la quale si è consumato questo passaggio dimostra proprio questo. Hanno ordinato loro queste azioni, sotto una pressione molto alta».
Alcuni organi di informazione russi insinuano che questa operazione sia stata accompagnata da copiosi finanziamenti. Le pare possibile?
«So che nei mass media circolano informazioni di questo genere. Si parla di una cifra che si aggira intorno a 25 milioni di dollari ma, naturalmente, non possiamo confermare questo. Non so se crederci o meno. Posso però dire che nell'anno 1924, quando il Patriarcato Costantinopoli ha concedette l'autocefalia alla Chiesa di Polonia, questo atto fu pagato 13 mila sterline. Per l'epoca si trattava di una somma altissima. Ci sono ancora delle lettere tra il Patriarca di Costantinopoli e la Chiesa di Polonia con le autorità polacche in cui viene menzionata questa somma di denaro».
Il Patriarcato di Mosca ha cercato una mediazione con Bartolomeo per impedire lo scisma?
«Certo che abbiamo provato a dialogare con Bartolomeo. Lo abbiamo perseguito il dialogo intensamente, sia di persona che attraverso comunicazioni scritte. Il 30 agosto Kirill si è recato a Istanbul ma purtroppo Bartolomeo non ha ascoltato le motivazioni né le voci delle altre Chiese ortodosse che nel frattempo erano intervenute implorandolo di non commettere atti imprudenti. Ma il Patriarca aveva maturato la sua decisione che tra l'altro non entra nell'ambito dei canoni della Chiesa ortodossa. Dal nostro punto di vista è un atto di brigantaggio».
Addirittura brigantaggio?
«La storia della chiesa ortodossa russa iniziò a Kiev nel 988 quando il principe Vladimir battezzò la Rus di Kiev e da allora la vita ecclesiastica si è sviluppata. Successivamente la capitale ecclesiastica venne spostata a Mosca ma la Chiesa russa restò indivisa e unica fino alla metà del XVI secolo. Vi furono altri passaggi intermedi ma di fatto in questi ultimi tre secoli nessuno ha mai argomentato o messo in discussione niente. Lo ha fatto Bartolomeo e dal nostro punto di vista è una falsità ciò che afferma. Immaginatevi se qualcuno si presentasse nella casa in cui risiede la vostra famiglia da 300 anni, qui a Roma, e vi costringesse ad andare via. Dal nostro punto di vista è un atto di brigantaggio».
Ieri lei ha partecipato ad una sessione del Sinodo sui giovani. Stamattina avrà un colloquio con Papa Francesco prima di ripartire per Mosca. Cosa si aspetta che faccia Bergoglio in questa situazione tanto tesa?
«Delle trattative confidenziali con il Papa non voglio dire nulla».
Ha un messaggio particolare da parte del Patriarca Kirill?
«Non ho con me nessun messaggio scritto. Abbiamo un ampio arco di questioni bilaterali da trattare. E' il mio settimo incontro con Francesco e il tema è sempre quello delle nostre relazioni. Naturalmente stavolta dovremo parlare anche della situazione venutasi a creare. Sicuramente non ci aspettiamo azioni o intrusioni da parte sua. Credo però che sia utile scambiare opinioni. L'Ucraina ha bisogno del lavoro pacifico di tutte le chiese presenti».
Il viaggio del Papa a Mosca è vicino?
«Anche questa vicenda sarà risolta con le trattative bilaterali. Dobbiamo proseguire serenamente».
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