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Udienze private e telefonate, il filo che unisce Draghi a Papa Francesco

Udienze private e telefonate, il filo che unisce Draghi a Papa Francesco
di Franca Giansoldati
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 3 Febbraio 2021, 17:51

Città del Vaticano – Udienze riservate a Santa Marta, telefonate di cortesia, una nomina alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e persino uno scambio di consigli soprattutto quando per il Papa si trattava di trovare una soluzione rapida ed efficace per il ricambio all'authority finanziaria vaticana, l'Aif che, due anni fa, era stata decapitata a seguito del terremoto giudiziario sul famigerato palazzo londinese di Sloan Avenue. La stima di Papa Francesco nei confronti di Mario Draghi è davvero alta e ha avuto modo di manifestargliela personalmente in diverse occasioni. 

In Vaticano, ad un certo punto, si era persino ventilata l'ipotesi di Draghi come possibile capo dell'Aif (ora Asif) dopo il defenestramento di Brulhart. Una ipotesi poi accantonata. In quel periodo l'economista era da poco andato in pensione e certamente non pensava proprio di assumere altre responsabilità. Si racconta che per aiutare Papa Francesco fu lui a suggerirgli di ricorrere a Carmelo Barbagallo, ex dirigente della vigilanza della Banca d'Italia. Poco tempo dopo avvenne la nomina e l'ingresso di Barbagallo in Vaticano.

 

Francesco per ringraziare Draghi e manifestargli gratitudine e apprezzamento ha voluto nominarlo membro ordinario della  Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Nel luglio scorso è stata ratificata questa nomina in questa istituzione vaticana nata nel 1994 con lo scopo di fornire alla Chiesa gli elementi da impiegare per lo sviluppo della dottrina sociale e permettere di studiarne gli effetti nella società. L’organismo «consultivo» è presieduto dall’economista Stefano Zamagni e dal cancelliere, il vescovo argentino Sanchez Sorondo.

L'aver frequentato a Roma il liceo Massimo ha lasciato in eredità a Draghi un ampio terreno di conoscenze nell'ambito dei gesuiti, alcuni dei quali diventati con il tempo amici di famiglia, come per esempio l'ex direttore della Civiltà Cattolica, padre Giampaolo Salvini con il quale condivide l'amore per la montagna e la visione da economista. Proprio la rivista dei gesuiti gli ha dedicato - due anni fa - un ritratto fuori dagli schemi, analizzando nel merito anche la politica economica portata avanti alla banca europea.

Draghi, si legge, «emerge come policy maker di altissima statura: alla gratitudine si aggiunge l’auspicio che il suo modo di procedere senza retorica, con approfondimento e visione, venga assunto in ambiti più ampi della politica sia europea sia italiana». Poi veniva inquadrato il suo operato in due fasi: «La prima di contenimento e stabilizzazione dell’inflazione, la seconda di lotta contro il rischio di deflazione».

In mezzo il fallimento di Lehman Brothers che ha innescato «la peggiore crisi economica e finanziaria dai tempi della Grande Depressione del 1929», rendendo «ancora più complesso il compito della Bce, che si è trovata “isolata” nel tentativo di rispondere alla crisi». E ancora. «Il suo servizio come presidente della Banca centrale europea è stato decisivo per salvare l’Unione economica e monetaria, e grazie al suo contributo si presenta oggi la straordinaria opportunità di completarla».

La prima uscita ufficiale di Mario Draghi, se scioglierà la riserva e prenderà la guida del governo nei prossimi giorni, potrebbe essere l'incontro con le piu' alte cariche del Vaticano. Si terranno infatti la prossima settimana a Palazzo Borromeo, la sede dell'ambasciata italiana presso la Santa Sede, i tradizionali colloqui per la ricorrenza della firma dei Patti Lateranensi.

Nel caso in cui i tempi non lo permettessero o l'evoluzione della crisi prendesse un'altra direzione, potrebbe esseren ancora il governo di Giuseppe Conte, in carica per gli affari correnti, a partecipare ai colloqui. 

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