Biblioteca Vaticana e Agenzia spaziale europea insieme per salvare e mettere on line 82mila ultramillenari manoscritti

Martedì 17 Aprile 2018 di Paolo Ricci Bitti
Credits: ESA/M. Valentini

CITTÀ DEL VATICANO - Senza esitazioni sapeva, quel monaco copista copto, di consegnare all’Eternità la fragile edizione su pergamena del Nuovo Testamento che mille anni fa in riva al Nilo stava trascrivendo con una grafia così elegante da commuovere. Gli bastava la convinzione nella Fede alla quale, oltre dieci secoli dopo, si sono aggiunte le certezze delle tecnologie di satelliti come il Sentinel 2 che da 800 chilometri di altezza fotografa con mirabolante definizione (la targa di un’auto) il presente e il futuro della Terra. Tecnologie che sono alla base di un’impresa titanica come ogni missione spaziale, anche se in questo caso non si va più in alto della Cupola di San Pietro: la digitalizzazione e l’accessibilità in Rete degli 82mila manoscritti ultramillenari della Biblioteca Apostolica Vaticana sul cui avanzamento è stato fatto il punto ieri sotto le volte affrescate dal Lilli e dal Nanni.

Arcivescovi e astronomi alleati per mettere alla portata di tutti, e senza uscire di casa, un patrimonio inestimabile di cultura destinato altrimenti a una ristretta cerchia di studiosi obbligati a consultare in Vaticano i preziosi e delicatissimi testi. La collaborazione fra l’Agenzia spaziale europea e la Biblioteca vaticana compie cinque anni durante i quali è già stata garantita una vita senza fine al 15 per cento dei manoscritti. Da una parte l’arcivescovo Jean Louis Brugues, bibliotecario e archivista della Biblioteca Apostolica Vaticana, e monsignor Cesare Pasini, prefetto della stessa Bav, dall’altra Josef Aschbacher, direttore del centro Esa per l'Osservazione della Terra Esrin di Frascati, affiancato da Simonetta Cheli, responsabile del coordinamento europeo dei programmi di osservazione della Terra, e da Mirko Albani, responsabile del programma Esa di gestione e conservazione dati.
 
E qui in fatto di dati gira la testa come quando si entra per la prima volta nella restaurata sala di lettura della Biblioteca vaticana lunga 70 metri e larga 20, la più vasta sala affrescata al mondo che non sia una chiesa. Non un luogo cupo e buio come la biblioteca dell’abbazia immaginata da Umberto Eco, anzi abbondano luce e colori, ma certo la vertigine è la stessa provata da Guglielmo da Baskerville.

La digitalizzazione degli 82mila manoscritti sarà racchiusa in 45 milioni di miliardi di byte, ovvero 45 per 10 alla 15a potenza ovvero 45 petabyte ovvero i dati che affronta in tre anni il Cern di Ginevra. Ecco perché diventa vitale l’impiego del processo dei dati utilizzato in campo spaziale a cominciare proprio dall’osservazione della Terra grazie a satelliti dell’Esa tipo il Sentinel 2, un cui luccicante modellino da ieri fa compagnia al milione e mezzo di severi libri della Biblioteca vaticana.

L’architrave su cui poggia il sistema di digitalizzazione è il Fits (Flexibile image trasport system), un codice di codifica tipo il pdf o jpeg ma democraticamente aperto (non c’è un proprietario) e con la caratteristica, che pare un po’ magica, di perpetuarsi immutato nel tempo, di aggiornamento in aggiornamento fin dalla sua prima messa a punto alla fine degli Settanta da parte della Nasa e dell’Esa proprio per la necessità di gestire la gran mole di dati delle missioni spaziali e delle esplorazioni astronomiche. Il Fits consente inoltre di affiancare nello stesso file più tipi di informazioni: dati che saranno disponibili anche nel futuro remoto, a prescindere dalle evoluzioni di software e hardware.

Così la Bibbia copta che ieri abbiamo visto digitalizzare, d’ora in poi senza lasciare mai la sicura biblioteca vaticana sarà per sempre leggibile in tutto il mondo e magari anche mentre si viaggerà verso Marte e oltre. Perché poi questa impresa mette di continuo a fianco il futuro e il passato: bisogna vedere l’arte con cui i restauratori della Biblioteca vaticana recuperano un papiro di 1.700 anni fa o le pagine di pergamena (cartapecora) di un incunabolo del 1200 o le miniature dorate di un codice che ha attraversato sei secoli. Un laboratorio in cui si trattiene il respiro mentre quelle pagine ingiallite vengono aperte una per una con la delicatezza bambina con cui si tiene una farfalla sul palmo della mano.

Poi queste meraviglie vengono passate ai “digitalizzatori” della Biblioteca vaticana in grado di passarle sotto apparecchiature scanner o macchine fotografiche avanzatissime e in grado di “leggere” le pagine anche se il volume viene aperto solo parzialmente per non danneggiarlo.

Il tempo di spalancare di nuovo gli occhi e già quelle pagine di religione, storia, letteratura, filosofia, scienza, diplomazia, geografia, architettura, diritto, fisica e medicina si sono riversate in un file pronto a sfidare il tempo e lo spazio.
 

 

«Abbiamo cominciato la digitalizzazione già da anni e stiamo collaborando con diversi Paesi. Il nostro obiettivo è digitalizzare tutto il materiale “democratizzando” le procedure burocratiche. Ma i costi sono davvero enormi e stiamo cercando sponsor, dal Giappone agli Usa alla Germania, perché la Santa Sede non ha la possibilità di sostenere questo sforzo economico», ha detto l'arcivescovo Brugues. «La nostra istituzione ha sempre manifestato un interesse molto forte per l'aspetto scientifico della vita umana, penso ad esempio al fondo per l'astronomia o alla sala Gregoriana della torre dei venti dove è stato corretto il calendario internazionale. Con l'Esa stiamo scambiando dati e tecniche, prefigurando un ruolo più forte in futuro», ha detto ancora Brugues. «Questa collaborazione con il Vaticano, iniziata nel 2010, è per noi davvero molto importante e interessante - conferma Aschbacher - Come noi dell'Esa, la Santa Sede ha il problema di possedere una grande mole di documenti e di scritture da digitalizzare e aprire a tutto il mondo: così, abbiamo applicato una tecnologia spaziale che noi già usiamo per l'osservazione della Terra e dell'Universo, abbattendo i costi».

Per monsignor Pasini: «E’ importante mettere in comune esperienze e conoscenze per la conservazione, in particolare per i nostri 82.000 manoscritti, il più antico dei quali è addirittura un Vangelo dell'anno 200. Oltre all'aspetto conservativo, va messo in evidenza quello della fruizione e della consultazione. Continuiamo a offrirla gratuitamente, ma non ci sarà più bisogno di venire fino in Vaticano, lo si potrà fare comodamente online: basterà collegarsi via web senza alcuna limitazione, eccetto per chi dovesse essere interessato a fare una pubblicazione o a richiedere una riproduzione, per cui entrano in ballo i diritti di copyright». 

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 16:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA