Tomás Saraceno, l'uomo dei ragni a Firenze: «Anche una ragnatela è arte». L'evento a Palazzo Strozzi

Lunedì 2 Marzo 2020 di Laura Larcan
Tomás Saraceno, l'uomo dei ragni a Firenze: «Anche una ragnatela è arte». L'evento a Palazzo Strozzi
Mongolfiere omologate per viaggi solari, ragnatele come pentagrammi che suonano melodie ipnotiche, scansioni al laser di fili di seta di ragno per evocare mappe cosmiche, e giardini volanti. È questo il mondo di Tomás Saraceno, classe ‘73, architetto, artista, scienziato, origini argentine, famiglia italiana e residenza a Berlino.

Personalità poliedrica e visionaria, che crea con ragni (veri), ragnatele, piante, polvere, adora Italo Calvino, e sogna (con sperimentazioni da record) l’Aerocene, una nuova era dove si possa volare a energia solare, in cui l’uomo ritorni ad avere un rapporto simbiotico e complice con l’ambiente. Una creatività complessa, la sua: altamente sofisticata, tecnologica e spettacolare allo stesso tempo, che racconta “Aria”, la grande mostra concepita in intima armonia con Palazzo Strozzi a Firenze (fino al 19 luglio), curata dal suo direttore Arturo Galansino.

Il cortile dell’edificio, cuore del Rinascimento, ne diventa manifesto con l’installazione site-specific di tre sfere specchianti sospese, icone dei suoi viaggi solari. Al piano nobile arrivano, poi, le coreografie di ragnatele. Non chiamatelo Spider Man, però. Troppo riduttivo. Nelle sue mani, i ragni diventano creature di fascino surreale. Una passione, per Saraceno, che affonda le radici nell’infanzia.

Paura del buio? «Ero bambino - racconta l’artista - ero arrivato dall’Argentina in Italia con i miei genitori, abitavo vicino Udine, in una casa molto vecchia. Andavo sempre a giocare in soffitta e mi piaceva osservare i fili delle ragnatele che sembravano brillare con la luce che filtrava dalle tapparelle come fossero d’argento. Come quando il sole fa risaltare la polvere che galleggia nell’aria come fosse polvere dell’universo, ecco le ragnatele mi sembravano mondi misteriosi e affascinanti. L’idea è quella di ricreare questi mondi».

Mai tagliare una ragnatela. «I ragni tessono la ragnatela che diventa il loro corpo - avverte - sono ipovedenti e attraverso la tela percepiscono il mondo attorno e mangiano, come se quei fili preziosi diventassero la loro bocca». Saraceno trasforma le ragnatele in opere d’arte, installazioni musicali, ambientali sotto teca, e quadri. In mostra c’è un ragno vero, “inquilino” di Palazzo Strozzi, che Saraceno trasforma in un’opera. Lo lascia libero su una ragnatela ibrida di tessere e muoversi.

Le ragnatele sono immerse nel buio pesto. «Il buio non fa paura, ti abitui, alla fine vedi nel buio - commenta - È come se ti ritrovi immerso in un mondo che non vedi, ma attraverso la percezioni puoi entrare in altri mondi, in altre dimensioni. Altre firme di vita. Parallele e interconnesse».

Se non i ragni, cosa lo spaventa allora? «L’incapacità di cambiare il tempo. L’incapacità di andare più piano. Ho deciso di non prendere più l’aereo, ma di andare in treno. Ci metti di più. Da Berlino a Londra ho impiegato qualcosa come tredici ore. Ma il bello è proprio l’andare lento, il tempo così si guadagna, non si perde».

Saraceno veicola concetti alti attraverso linguaggi tecnologici e virtuosismi scientifici. «La scienza fa parte del mio percorso. Sono figlio di scienziati. Il nostro studio è riuscito a riprodurre per la prima volta una mappa 3D delle ragnatele e gli scienziati di prestigiose istituzioni hanno riconosciuto il nostro valore».

In questa utopia di mondo senza combustibili fossili, quanto è realizzabile l’Aerocene di Saraceno? «Siamo appena tornati dall’Argentina dove abbiamo stabilito il record del primo volo solare a 272 metri d’altezza. Dieci anni fa avevo tentato l’impresa ma sono caduto, mi sono rotto la spalla e il piede. Oggi la nostra ricerca ha puntato molto sulla sicurezza del mezzo. Complice, la pilota Letitia Marquez. Armstrong diceva sulla Luna: un piccolo passo per un uomo, un grande salto per l’umanità. Io preferisco: un piccolo passo per una donna in aria, un passo gigante per il pianeta. E il suo clima».
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