A Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema, il Premio Franco Cristaldi: «Usciremo dalla bolla dello streaming»

Sabato 29 Agosto 2020 di Marco Lombardi
È Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, il vincitore del Premio Franco Cristaldi 2020 per aver coprodotto il Pinocchio di Matteo Garrone. La consegna avverrà oggia Bari alle 20,30.

Un premio come tanti altri?

«No: il Bari International Film Festival, diretto da Felice Laudadio, è una manifestazione di grande prestigio che prova quanto il capoluogo pugliese - a differenza di Roma, prigioniera di un periodo assai difficile - stia proseguendo nella sua encomiabile opera di valorizzazione del territorio. In più il nome di Cristaldi evoca tanto bel cinema».

Cristaldi è noto per aver "imposto" a Giuseppe Tornatore dei tagli alla prima versione di Nuovo Cinema Paradiso. Anche Rai Cinema fa così con i suoi autori?

« No, di regola, li lasciamo liberi di creare. Questo non significa, come molti erroneamente credono, che Rai Cinema si limiti a essere un finanziatore: dialoghiamo con i nostri autori anche sul piano artistico».

In quali casi il vostro contributo è più incisivo?

«Con i giovani esordienti, oppure con i registri alle prese con l'opera seconda, ma sempre senza condizionare la loro poetica. In alcuni casi si è proprio lavorato insieme: è successo con La mafia uccide solo d'estate, di Pif, che è stato rimontato numerose volte, e con l'opera prima di Pietro Castellitto, I predatori, presente nel cartellone della prossima Mostra del Cinema di Venezia».

Il sentimento della paura indotto dalla pandemia sta condizionando psicologicamente gli autori?

«No, sui set prevale la voglia di uscire da una bolla. Credo che lo stesso avverrà con il pubblico delle sale: lo streaming e le piattaforme non sono una via di non ritorno».

Quali sono i progetti imminenti di Rai Cinema?

«Stiamo ultimando di coprodurre Con le mie mani, un film interpretato da Francesco Montanari e Laura Chiatti che narra la storia di Pier Luigi Torregiani, il gioielliere ucciso durante gli anni di piombo. A giorni, invece, s'inaugurerà il set del film L'ombra di Caravaggio, sotto la direzione di Michele Placido».

Nessuna storia legate alla pandemia?

«Penso che per un po' di tempo la gente non vorrà sentir parlare di contagio o lockdown, ed è per questo che stiamo scartando le centinaia di sceneggiature che riceviamo sul tema. Un'unica eccezione: Viaggio in Italia, il documentario sulla quarantena diretto da Gabriele Salvatores».

Lei è amministratore delegato di Rai Cinema da 10 anni: un record, visti i numerosi cambi di governo. Il segreto?

«La compattezza del mio gruppo di lavoro e i buoni risultati economici: da un lato abbiamo saputo intercettare i gusti del pubblico con dei generi nuovi, seppur popolari, dall'altro abbiamo continuato a supportare i talenti del cinema italiano. Le nuove nomine sono già state fatte, sicché rimarrò in carica per altri 3 anni. Molti sostengono che in Rai ci sia il divieto di rimanere in carica per più di 8 anni... Non si tratta di una norma di legge, bensì di una prassi di autoregolamentazione. Quello che più conta, però, è che non vale per gli amministratori».


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