Ciak a Roma per “La Profezia dell'Armadillo” di Zerocalcare, il regista è Valerio Mastandrea

Un disegno di La Profezia dell'Armadillo
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Lunedì 2 Ottobre 2017, 19:06 - Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre, 00:35

Sono iniziate le riprese del film La profezia dell'Armadillo, tratto dall'omonima e popolare graphic novel di Zerocalcare. La regia è di Emanuele Scaringi (nel 2014 lo stesso disegnatore aveva annunciato che sarebbe stato diretto da Valerio Mastandrea) e il set sarà tra Roma e la Francia in sei settimane. Il film è interpretato da Simone Liberati, Pietro Castellitto, Laura Morante, Valerio Aprea, Claudia Pandolfi, Teco Celio, Diana Del Bufalo.

La sceneggiatura è firmata da Oscar Glioti, Pietro Martinelli, Valerio Mastandrea e dall'autore della graphic novel Zerocalcare, al secolo Michele Rech. A produrre il primo lungometraggio di Scaringi è la Fandango con Rai Cinema.
Zero, 27 anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente.

Zero è un disegnatore, ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando
le file dei check-in all'aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i
vari posti di lavoro e le visite alla madre. Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un
Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo.
A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l'amico d'infanzia
Secco. La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l'incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di «tagliati fuori».

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