Scuola media, l'anello debole: grave ritardo rispetto agli altri Paesi e divario pesante tra Nord e Sud

Le medie, anello debole della scuola italiana
di Lorena Loiacono
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Mercoledì 29 Settembre 2021, 08:15

L'anello debole della scuola italiana, con docenti sempre più precari e studenti che non raggiungono i livelli dei coetanei stranieri: così viene considerata la scuola media che negli anni, invece di migliorare, peggiora. A rilevarne le criticità è il Rapporto scuola media 2021 della Fondazione Agnelli che, confrontando i dati raccolti con quelli del rapporto del 2011, mette in luce la criticità degli apprendimenti degli alunni che restano inferiori non solo a gran parte degli altri paesi avanzati ma anche ai livelli che ci si aspetta valutando gli anni della scuola elementare: nelle ultime rilevazioni internazionali Timss, per matematica e scienze, gli apprendimenti in IV elementare sono ampiamente sopra la media internazionale ma poi, in III media, scendono decisamente al di sotto. Si creano divari enormi sia partendo dalle diseguaglianze socio economiche che territoriali.

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IL DIVARIO

«Le disuguaglianze dovute all'origine socio-culturale, misurate in base al titolo di studio dei genitori ha spiegato la ricercatrice Barbara Romano - esistono già alle elementari, con una differenza in media di 26 punti tra uno studente figlio di laureati e uno studente i cui genitori hanno la licenza elementare. Ma poi deflagrano alla scuola media, arrivando fino a 46 punti, che equivalgono, alla fine del ciclo, a una differenza di quasi tre anni di scuola». E resta, pesantissimo, anche il divario Nord-Sud: basti pensare che al termine della terza media i ragazzi di Abruzzo, Molise, Campania, Puglia hanno mediamente 17 punti in meno e quelli di Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia 27 punti in meno. A differenza di 10 anni fa, i divari territoriali esplodono con più forza alle medie, rispetto alle elementari, e si manifestano anche i divari di apprendimento degli studenti di origine straniera rispetto ai loro pari con genitori italiani.

Non va meglio per i docenti di scuola media che, nonostante le numerose assunzioni del 2015 e i recenti pensionamenti, mantengono sempre un'età media di 52 anni come nel 2011: un docente su 6 ha già compiuto 60 anni mentre solo uno su 100 ha meno di 30 anni. E hanno una retribuzione inferiore del 18% alla media internazionale. Nelle scuole medie inoltre si registra la maggior percentuale di precari, oggi è il 30% ma nel 2011 era il 19%, con la solita giostra degli insegnanti in cattedra che cambiano da un anno all'altro: soltanto il 67% dei docenti rimane nella stessa scuola contro l'83% delle elementari e il 75% delle superiori. Una discontinuità che porta inevitabili conseguenze dannose sulla qualità didattica.

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Nella scuola media, poi, solo 4 su 10 si sentono adeguati nella didattica della propria materia e nella pratica d'aula, ma solo l'11% pensa di avere bisogno di ulteriore formazione didattica. Insomma, la scuola media viene di fatto rimandata e ha molto da recuperare. «Per i docenti - spiega il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto - servono percorsi di formazione iniziale, a partire da una laurea magistrale per l'insegnamento, un'abilitazione selettiva con prove pratiche e incentivi di carriera e retribuzioni per attirare verso l'insegnamento i migliori laureati. Oggi apprendimenti inadeguati alle medie possono condizionare in modo decisivo il futuro di un ragazzo forse ancora di più che negli altri gradi scolastici, tenendo conto del momento focale di sviluppo cognitivo ed emotivo dei ragazzi a quell'età. Non si può lasciare la scuola media ancora indietro».

I FONDI

E per gli studenti la proposta riguarda la possibilità di ampliare il tempo scuola, anche grazie ai fondi del Pnrr per il tempo pieno, con attività curricolari da fare il pomeriggio come sport e teatro, musica e laboratori.

 

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