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Covid, il virologo Pregliasco: «Focolai in 104 province d'Italia, serve la collaborazione di tutti per battere il virus»

Martedì 13 Ottobre 2020
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I controlli diffusi e capillari possono essere la chiave per affrontare la seconda ondata di contagi da Covid. «Un ritorno del virus fa parte della storia delle pandemie, ma oggi possiamo contare sui test a tappeto, perché questa è la scommessa anche se è chiaro che sia difficile dal punto di vista organizzativo», ha detto ad Agorà, su Rai 3, il virologo dell'Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, dirrettore dell'Irccs Galeazzi. 

Rispetto al passato, tuttavia, c'è un'insidia in più: «La peculiarità del Covid è che si tende a sminuirlo in modo eccessivo. È una malattia a basso rischio specifico, ma per la sua capacità diffusiva diventa rilevante. L'aumento di mortalità causato dal Covid è oggettivo - prosegue Pregliasco - e corrisponde al 30-40% in più rispetto al periodo. È impossibile riconoscere su ogni singolo soggetto quanto la patologia abbia influito nel decesso, ma non bisogna di menticare che abbiamo avuto morti per altre cause che non siamo riusciti a curare per la congestione delle strutture».

Quindi il virologo si sofferma sulla decisione della Johnson&Johnson di sospendere temporaneamente i test sul vaccino anti Covid per valutare eventuali effetti avversi sui volontari: «Si tratta di una scelta normale. Tutti i trial clinici sono fatti per fronteggiare simili situazioni. Solo tramite la sperimentazione e il coinvolgimento quanto più possibile ampio si può giudicare un vaccino. Ciò è indice di trasparenza è responsabilità». Poi un ringraziamento doveroso ai volontari: «Hanno anteposto, in un'ottica di compromesso, il bene della comunità a quello personale, partecipando agli studi».

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Nessuno sconto, al contrario, ai negazionisti: «È davvero incredibile lo strisciante negazionismo di chi mette davanti la questione economica e psicologica rispetto all'emergenza sanitaria». Una parentesi anche sull'influenza: «Ogni anno uccide fra le 4mila e le 10mila persone. Bisognava fare qualcosa in più rispetto al passato e all'adesione alla vaccinazione, mai amata nemmeno dai soggetti a rischio. Adesso il problema è amplificato dall'appesantimento del servizio sanitario nazionale, perché i pazienti occupano posti destinati ad altre malattie». 

Pregliasco rivolge poi un appello agli italiani: «Serve l'adozione sistematica di un nuovo galateo, che dobbiamo usare tutti. Il guaio è che una quota di persone diventano insofferenti, soffrono psicologicamente, hanno paura della malattia, preferiscono demonizzarla o non considerarla, anche perché preoccupati dagli aspetti economici. Spero che la maggior parte degli italiani abbia la forza per proseguire nella maratona che ci fara convivere con il virus». La situazione d'altronde richiede attenzione: «In 104 province su 107 ci sono focolai. I dati sono preoccupanti e se non si interviene possono cresce in modo elevato nel breve periodo». Infine una precisazione: «I 5mila casi giornalieri di oggi sono diversi di quelli di fine marzo, perche allora riuscivamo a individuare solo casi gravi. I valori reali corrispondevano a dieci volte quelli diagnosticati. Gli asintomatici trasmettono meno, ma sono determinanti nella prosecuzione della catena di contagio».


 

 

 

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