STATI UNITI

Sigaretta elettronica, dubbi sull'epidemia negli Usa. «Liquidi con sostanze stupefacenti»

Martedì 3 Settembre 2019
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​Sigaretta elettronica, gli esperti sull'epidemia polmonare negli USA: «Liquidi caricati con sostanze stupefacenti»

«Al momento le autorità sanitarie statunitensi non sono in grado di spiegare l’epidemia di malattie polmonari che si sta verificando. Ma nella maggior parte dei casi i consumatori interrogati hanno riferito di aver caricato le sigarette elettroniche con liquidi contenenti THC, il principio attivo della marijuana» così commenta il Professor Fabio Beatrice Direttore ORL e Centro Antifumo Ospadale San Giovanni Bosco di Torino che aggiunge: «un uso improprio di un device elettronico  con l'inalazione di sostanze stupefacenti o di altra pericolosa natura espone ovviamente a gravi rischi per la salute legati alla natura stessa delle sostanze e non della modalità con cui vengono inalate». Numeri quadruplicati nelle ultime settimane, con 215 casi possibili in 25 stati e un decesso in Illinois che ha contribuito al panico tra le autorità sanitarie locali.

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Il Dipartimento della salute della città di Milwaukee infatti mercoledì scorso ha diffuso un comunicato di allarme relativamente a 16 persone ricoverate per aver sviluppato una polmonite chimica dopo aver utilizzato dispositivi per il fumo elettronico, per una delle quali non vi è stato nulla da fare. Quello che è stato poco adeguatamente sottolineato è che il liquido usato per lo svapo non era un semplice aroma con o senza nicotina, ma che i dispositivi erano stati caricati con olii a base di marjiuana, estratti o concentrati. Questo dato fa una enorme differenza e sposta l’allarme non sul fumo elettronico in se ma sui prodotti di consumo. Infatti non vi è alcuno dei 16 malcapitati che abbia sviluppato la polmonite a seguito dell’uso di liquidi legali, controllati e disponibili sul mercato. La maggior parte dei pazienti si è rivolta ai Pronto Soccorso riferendo difficoltà di respirazione e dolore al petto. E’ diffusa infatti l’abitudine degli svapatori a creare da sé le miscele da inserire nel dispositivo elettronico, spesso a partire da materie prime alimentari e non solo. Una modalità di consumo che prevede anche l’uso di sostanze a base di THC, cannabinoidi di cui non è possibile determinare l’origine, la purezza né tantomeno la concentrazione. Il problema non sarebbe quindi il dispositivo ma l’uso che se ne fa.
 


Quella che hanno contratto i 16 cittadini statunitensi è probabilmente una cosiddetta polmonite ‘chimica’, una infiammazione dei polmoni che segue all’inalazione di sostanze chimiche come gas inalati sul luogo di lavoro, pesticidi e fertilizzanti per l’agricoltura diffusi nell’aria dei campi ma può essere causata anche dall’inalazione del fumo scaturito dalla prossimità di un incendio. E, per la proprietà transitiva, anche per qualsiasi sostanza non controllata come additivi, alimenti, aromi o stupefacenti diluiti e poi inseriti nella sigaretta elettronica per cercare nuovi sapori o sballo. Non è molto diverso da quello che avviene nei fumatori di crack, solo che i dati epidemiologici sul consumo di sostanze illegali non arrivano all’attenzione dei pronto soccorso se non in casi gravissimi. Al momento la maggior parte dei casi sembrano simili ma i Center for Control of Disease (CDC) procedono con cautela e si riservano di verificare se si tratti o meno della stessa sindrome. Ciò che ha destato allarme è il fatto che la diffusione dei casi sia stata improvvisa e con una rapida escalation, con i primi pazienti registrati il 28 giugno in Wisconsin e Illinois. I sintomi di questo tipo di polmonite sono del tutto analoghi a quelli di una forma batterica: dolore al petto, tosse, fiato corto e febbre a cui si possono aggiungere sintomi aspecifici come senso di affaticamento, perdita di appetito e nausea.

Nelle forme più lievi sono sufficienti pochi giorni di riposo e la totale astensione dal fumo per apprezzare una regressione dei sintomi, associati a dosi di corticosteroidi per diminuire l’infiammazione locale, mentre nelle forme più gravi è necessario l’uso di ossigeno sino alla ventilazione meccanica. “Non ci sono segnalazioni di polmoniti o problemi di tossicità nei soggetti che utilizzano aromi e liquidi con nicotina del mercato legale. Si tratta infatti di prodotti soggetti ad una severa legislazione, creati in laboratori caratterizzati dalle più restrittive norme di Good Manufactoring Practice e soggetti a controlli di qualità” dichiara Massimiliano Mancini, Ceo di FlavourArt, azienda made in Italy leader nella produzione di liquidi per la sigaretta elettronica. Nel frattempo i rappresentanti dell’industria della sigaretta elettronica incolpano il mercato nero dei liquidi che rifornisce a basso prezzo prodotti pericolosi che contengono droghe illegali e sono spacciati per strada.
 


Tanto che Gregory Conley dell’American Vaping Association ha ribadito in una dichiarazione la sicurezza dei liquidi a base di nicotina venduti nel mercato regolare. In Italia ANAFE, l’associazione di categoria che riunisce i produttori di sigarette elettronico e prodotti di consumo ha dichiarato: «La morte dell’uomo, al di là degli aspetti ancora da chiarire, non si può certo attribuire all’utilizzo della sigaretta elettronica. In questo caso, infatti, ad essere stato fatale è con ogni probabilità l’uso di marijuana, peraltro proveniente dal mercato illegale. L’uso che in questo caso ne è stato fatto non è di certo riconducibile ad un normale e, soprattutto, consapevole utilizzo del device». E’ quanto dichiara Umberto Roccatti, Presidente di Anafe, l’Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico aderente a Confindustria che ha aggiunto: «E’ importante fare chiarezza e rassicurare i consumatori» aggiunge Roccatti. «Nel nostro Paese – sottolinea - le regole sono rigide e ogni prodotto immesso sul mercato è sottoposto ad analisi estremamente approfondite. Ma soprattutto, il consumatore finale è sempre ben informato sui rischi del fai da te, pratica pericolosa che scoraggiamo con forza. Per questo motivo, ribadiamo l’importanza per i consumatori di rivolgersi solo ai punti vendita autorizzati dove è possibile acquistare prodotti sicuri e certificati».

Così come sottolineato anche su un recente commento apparso sulla prestigiosa rivista The Lancet: «Il rapido aumento dei prodotti a base di nicotina senza fumo, in particolare lo svapo, è l'influenza più dirompente sul fumo degli ultimi decenni. Questi prodotti mettono in discussione non solo la stretta del tabacco affumicato sul mercato della nicotina, ma anche la risposta della salute pubblica alla riduzione del danno da tabacco, anche da parte dell'OMS. 1 Nell'ottobre 2018, 72 esperti senza alcun legame con l'industria del tabacco hanno scritto al Direttore Generale dell'OMS per sostenere che l'OMS dovrebbe abbracciare l'innovazione e includere più attivamente la riduzione del danno da tabacco nella sua strategia per affrontare l'onere delle malattie legate al fumo. 2 Tuttavia, il Rapporto dell'OMS sull'epidemia globale del tabacco, 2019 3 continua a sottovalutare il potenziale di alternative a basso rischio al fumo».

Ultimo aggiornamento: 17:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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