Zona rossa, le restrizioni frenano i contagi: ma va meglio chi è partito prima

Zona rossa, le restrizioni frenano i contagi: ma va meglio chi è partito prima
di Mauro Evangelisti
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Lunedì 22 Marzo 2021, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 10:05

Meno 1,6 per cento. Percentuale piccola, ma dal grande significato. Racconta che nell’ultima settimana (tra lunedì 15 e domenica 21 marzo) i nuovi casi positivi sono diminuiti rispetto al periodo compreso tra lunedì 8 e domenica 14 marzo. Nelle settimane precedenti c’era stato un costante incremento - terza ondata - trascinato dalla diffusione delle varianti. Mano a mano che prima alcune province (fra tutte Perugia, Chieti e Pescara), a seguire alcune regioni, sono finite in fascia rossa, lentamente la curva si è ammorbidita e finalmente, su base nazionale, si può parlare di una leggerissima flessione. Garantisce che siamo sulla strada giusta. La variante inglese, in particolare, è la predominante e ha la diabolica caratteristica di viaggiare almeno il 30-40 per cento più veloce della versione iniziale di Sars-CoV-2. Ma le misure di contenimento caratteristiche della fascia rossa riescono a fermarla e ora nei territori che per primi hanno chiuso si vedono i miglioramenti.

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PARAGONI
Andiamo per ordine: questa settimana (tra il 15 e il 21 marzo) in Italia sono stati registrati 153.383 nuovi infetti, con una media giornaliera di 21.911 casi giornalieri; nella settimana precedente (tra l’8 e il 14 marzo) erano stati 155.934, media giornaliera di 22.276. Su base settimanale sono 2.551 casi in meno, l’1,6 per cento appunto. Salvo cataclismi, tenendo conto che alcune grandi regioni come il Lazio e il Veneto sono in rosso da solo una settimana, è la dimostrazione che le limitazioni, per quanto dolorose e dannose per l’economia, dal punto di vista prettamente epidemiologico funzionano. Discorso differente per i dati che riguardano i ricoveri e i decessi. Questi numeri diminuiscono sempre in ritardo rispetto a quelli dei nuovi positivi. Ecco perché sul fronte delle terapie intensive abbiamo ancora 3.448 pazienti (ieri altri 232 ingressi), dato non lontano dal picco autunnale (il 25 novembre si arrivò a 3.848). Per quanto riguarda i decessi nell’ultima settimana c’è stata una media giornaliera di 399, in quella precedente era di 337. E purtroppo è difficile che vedremo migliorare rapidamente questo dato.

Che le zone rosse funzionino lo dimostrano alcune aree dove sono state applicate in questa terza ondata prima che altrove. Il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, le istituì un mese fa nelle province di Pescara e Chieti, dove a causa delle varianti il virus era fuori controllo. Da pochi giorni queste aree sono tornate in arancione ma grazie alle limitazioni hanno visto crollare l’incidenza: a Pescara era arrivata ben al di sopra di 400 casi ogni 100mila abitanti, oggi è attorno a 200; a Chieti si era superata quota 300, oggi è a 176. Più in generale l’Abruzzo, dove comunque gli ospedali sono ancora in sofferenza e ci sono 45 mini zone rosse, ha abbassato sia la curva sia l’Rt. Ed è in fascia arancione.

ANDAMENTO
Discorso simile per l’Umbria, in particolare per la provincia di Perugia, travolta dalla variante brasiliana e sigillata un mese fa dalla zona rossa: la frenata c’è stata, sia pure graduale; le chiusure magari hanno effetto più lentamente, ma alla fine piegano la curva anche in presenza delle mutazioni del virus. La Fondazione Gimbe, solitamente molto rigorosa nell’analisi dei dati e poco incline a facili entusiasmi, vede una inversione di tendenza. Il presidente Nino Cartabellotta: «Negli ultimi 3-4 giorni s’intravedono piccoli segnali di rallentamento, inizio degli effetti delle nuove misure restrittive, che saranno ben visibili dopo 2-3 settimane dalla loro introduzione». Resta il problema del sovraccarico degli ospedali: «Nelle terapie intensive il dato nazionale (37 per cento) è ben oltre il livello di allerta del 30 con 6 regioni che superano il 50: Emilia-Romagna, Piemonte e Umbria (53), Lombardia (56), Marche e Provincia autonoma di Trento (58).
 

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