Terza dose a tutti? Chi deve farla, quando e perché serve. Nodo Johnson &Johnson per il richiamo

Il piano del governo: si parte con i fragili, i sanitati e gli over 60. Ma poi si scenderà alle fasce d'età più giovani. E su Johnson&Johnson si va verso il richiamo con un vaccino a mRna

Terza dose a tutti? Chi deve farla, quando e perché serve. Nodo Jonshon&Johnson per il richiamo
di Mario Ajello
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Lunedì 25 Ottobre 2021, 15:17 - Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 07:16

Terza dose per tutti. Prima i fragili e il personale sanitario e poi gradualmente anche gli under 60. Non solo: l’idea del governo è quella di scendere via via nelle varie categorie generazionali finché come è stato per la prima e per la seconda dose  la campagna vaccinale non arriverà a comprendere tutti. Le terze dosi sono già cominciate ma per aumentarle il ministero della sanità e le autorità mediche spingono per una accelerazione conclusiva della vaccinazione primaria e secondaria.

Terza dose, Vaia: sì a terza dose, ma troppi non vaccinati

Francesco Vaia, direttore sanitario dell‘’Istituto malattie infettive dello Spallanzani avverte: «Sono ancora troppo numerosi gli italiani che non si sono vaccinati. Giusta la dose booster per gli altri, ma se resta troppo vasta la platea dei non immunizzati, il virus continuerà a circolare e ciò rappresenta un guaio. Mentre diamo le terze dosi, non dobbiamo distrarci dall’obiettivo più importante: vaccinare più persone possibili. Ne usciamo solo vaccinando coloro che rifiutano l’iniezione». Molto chiaro anche Silvio Brusaferro: «Oggi la terza dose è raccomandata per alcune categorie, in particolare quelle più fragili, ma la terza dose di vaccino anti-Covid per tutta la popolazione è uno scenario verosimile». Non ha dubbi il presidente dell'Istituto superiore di sanità e portavoce del Comitato tecnico scientifico del ministero. 

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Terza dose, ecco perché serve

E del resto sulla terza  dose c’è un’indicazione di opportunità e un’indicazione generale di sanità pubblica. L’indicazione di opportunità è che la protezione dopo 6 mesi scende in modo significativo, quindi tutte le persone vulnerabili e il personale sanitario dovrebbero farla il prima possibile. Poi c’è un’esigenza di sanità pubblica perché la maggior parte delle persone dopo 6 mesi dalla seconda dose diventa molto più suscettibile a trasmettere la malattia e in alcuni casi anche ad ammalarsi. Quindi - è il ragionamento della comunità medica e scientifica - la terza dose deve essere contemplata come un vero e proprio programma di sanità pubblica a lungo termine. 

Pfizer e Moderna per seconda dose J&J

Anche in Italia - anche se con cifre lontanissime da quelle inglesi - i contagi sono in lieve risalita e il discorso sulla terza dose è diventato ineludibile. E in questo quadro rientra il siero Johnson&Johnson. Dopo l’Fda probabilmente anche l’Ema darà il via libera alla somministrazione della seconda dose per tutti quelli che hanno fatto la prima (e unica dose) con il vaccino J&J : visto che il farmaco non è più usato nel nostro Paese, per il richiamo verranno utilizzati Pfizer o Moderna. Ormai l’Italia è in modalità terza dose. È progressivamente si arriverà con ogni probabilità a coinvolgere nel terzo richiamo anche i più giovani.

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