Covid, isolamento breve per gli asintomatici. Ma 10 giorni con la mascherina Ffp2. Ecco cosa cambia

Con le nuove regole la quarantena può durare 5 giorni per chi non ha più sintomi. Lo sconto non si applicherà a sanitari, immunodepressi e chi arriva dalla Cina

Covid, isolamento breve per gli asintomatici. Ma 10 giorni con la mascherine Ffp2. Ecco cosa cambia
di Valentina Arcovio
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Domenica 1 Gennaio 2023, 22:25 - Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio, 14:12

Il Governo allenta le briglie delle misure anti-Covid, ma non le scioglie del tutto. Se infatti da un lato viene alleggerita la regola per l’uscita dall’isolamento delle persone positive al virus Sars-CoV-2, dall’altro il ministero della Salute restringe prudentemente i confini della nuova norma. Subito dopo l’approvazione del decreto «anti-rave», in cui è contenuta la norma che abolisce l’obbligo di tampone negativo per interrompere l’isolamento di cinque giorni per i positivi, il ministero della Salute ha pubblicato una circolare in cui specifica le modalità con cui questa nuova misura dovrà essere attuata. La circolare stabilisce che per i casi che sono sempre stati asintomatici o che sono asintomatici da almeno due giorni, l’isolamento può terminare dopo cinque giorni dal primo tampone positivo o dall’inizio dei sintomi, anche senza un test antigenico o molecolare. Nei casi che sono sempre stati asintomatici può terminare anche prima dei cinque giorni, ma con un test antigenico o molecolare negativo. Per le persone immunodepresse, invece, le regole non cambiano: servirà comunque un tampone negativo per terminare l’isolamento, dopo un minimo di cinque giorni. Gli operatori e le operatrici sanitarie potranno terminare l’isolamento non appena avranno un test negativo, senza alcun periodo minimo.

Chi esce senza test

Per chi esce dall’isolamento senza tampone, rimane obbligatorio l’utilizzo di una mascherina FFP2 fino a che non siano passati dieci giorni dall’inizio dei sintomi o, nel caso di una persona asintomatica, dal primo tampone positivo. La circolare raccomanda comunque di evitare posti al chiuso e affollati, o di incontrare persone a rischio. Questi obblighi e raccomandazioni decadono qualora venga fatto un test prima dei dieci giorni e risulti negativo. La prudenza è ritenuta d’obbligo, specialmente per quanto sta succedendo attualmente in Cina. Il timore è che si possano diffondere nuove varianti, più contagiose e pericolose di quelle attuali. È per questo che l’Italia è stato il primo paese europeo a introdurre un test obbligatorio per tutte le persone che arrivano dalla Cina. E, non a caso, nella circolare del ministero della Salute c’è anche una specifica regola per chi risulta positivo dopo essere stato in Cina nella settimana precedente al test: le persone positive al virus Sars-CoV-2 provenienti dalla Cina potranno uscire dall’isolamento solo dopo due giorni senza sintomi e con un tampone negativo. La linea della prudenza è evidente anche nella circolare pubblicata lo scorso 30 dicembre dal ministero della Salute che contiene le indicazioni per le Regioni sulle misure di contrasto alla pandemia. Nel documenti tutti gli allentamenti introdotti negli ultimi mesi sono confermati, ma c’è anche una parte in cui si ipotizza l’introduzione di misure più restrittive in caso di un peggioramento del quadro epidemiologico. Il ministero della Salute apre quindi alla possibilità di reintrodurre le mascherine negli spazi chiusi, finalizzato in particolare a proteggere le persone «ad alto rischio di malattia grave», e di valutare anche «l’adozione temporanea di altre misure, come il lavoro da casa o la limitazione delle dimensioni degli eventi che prevedono assembramenti». Con la stessa logica sono state allentate le misure anti-Covid che prevedono l’abolizione dell’obbligo delle Certificazioni verdi per accedere, da visitatori o accompagnatori, negli ospedali, nelle strutture residenziali, socio-assistenziali, sociosanitarie e negli hospice. 

Le strutture sanitarie

Subito dopo infatti il ministro della Salute Orazio Schillaci ha firmato la proroga all’obbligo di portare le mascherine protettive negli ospedali e nelle strutture sanitarie fino al 30 aprile 2023. L’obbligo non si estende solo agli ospedali, ai pronto soccorso e alle Rsa, ma anche allo studio del medico di base. Insomma, in tutti i luoghi in cui si riuniscono persone potenzialmente malate o fragili. Ad oggi dunque le strutture sanitarie continuano a essere luoghi protetti, in cui è obbligatorio portare la mascherina, nonostante siano passati circa tre mesi da quando è scaduto anche l’obbligo di indossarle sui mezzi pubblici. Del resto non si esclude che le «vecchie» misure restrittive, tra cui appunto l’obbligo di indossare la mascherina, possano ritornare in vigore a fronte di un peggioramento dell’epidemia in Italia. 

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