Omicron, ecco perché due dosi di vaccino non bastano: dagli Usa all'Europa, è corsa al booster

L'ultimo studio che racconta del valore della terza dose arriva dai ricercatori dell'università di Oxford in uno studio pubblicato sul server di prestampa MedRxiv

Omicron, ecco perché due dosi di vaccino non bastano: dagli Usa all'Europa, è corsa al booster
di Marco Prestisimone
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Giovedì 16 Dicembre 2021, 13:08 - Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre, 11:53

Ormai lo hanno capito tutti i governi, dagli Stati Uniti all'Europa. Per fermare la corsa di Omicron bisogna accelerare sulle terze dosi. Perché se è vero che l'Italia, per esempio, potrebbe raggiungere a breve il picco per poi veder scendere la curva dei contagi, lo è altrettanto che solo coprendo quasi la totalità dei vaccinati con due dosi, anche con la terza, la variante sarà meno temibile. L'ultimo studio che racconta del valore del booster arriva dai ricercatori dell'università di Oxford in uno studio pubblicato sul server di prestampa MedRxiv: Omicron, spiegano, ha il potenziale per portare un'altra ondata di infezioni, anche tra le persone già vaccinate. Mentre si riduce drasticamente il pericolo con la terza dose. Al momento ancora non ci sono prove di un aumento di malattia grave o decessi, specialmente perché sembra colpire i bronchi più che i polmoni, rendendola meno pericolosa. Tuttavia, l'efficacia nella protezione dal contagio, suggeriscono gli autori, è potenziata da una dose di richiamo.

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Omicron, serve la terza dose: lo studio di Oxford

Utilizzando campioni di sangue di individui che avevano ricevuto due dosi dei vaccini Oxford-AstraZeneca o Pfizer-BioNTech e un isolato di virus vivo, i ricercatori hanno dimostrato una sostanziale diminuzione dei titoli neutralizzanti, ovvero la misura del livello di anticorpi neutralizzanti generati in risposta alla vaccinazione contro o all'infezione da Covid. Questi risultati sono in linea con i dati pubblicati di recente dalla UK Health Security Agency, che mostrano una ridotta efficacia di due dosi di questi vaccini contro la malattia sintomatica a causa della variante Omicron rispetto a Delta. «Sebbene non ci siano prove di un aumento del rischio di malattie gravi o di morte dovute al virus tra i vaccinati, dobbiamo rimanere cauti, poiché un numero maggiore di casi continuerà a rappresentare un onere considerevole per i sistemi sanitari», ha spiegato Matthew Snape, professore di pediatria e vaccinologia all'Università di Oxford, coautore dello studio. Questi dati, aggiunge «sono solo una parte del quadro» perché parlano solo degli anticorpi neutralizzanti dopo la seconda dose, ma non ci parlano dell'immunità cellulare. Non abbiamo ancora valutato l'impatto di un richiamo, che sappiamo aumenta significativamente le concentrazioni di anticorpi - conclude Snape - ed è probabile che questo porterà a una maggiore potenza contro la variante Omicron».

 

Ecco perché la terza dose è così importante

Secondo i risultati di un nuovo studio pubblicato in Sudafrica, due dosi dell'immunizzante di Pfizer-BioNTech offrono infatti circa il 70% di protezione contro la malattia grave da variante Omicron. Lo studio si basa sui risultati di 78.000 test PCR effettuati in Sudafrica tra il 15 novembre e il 7 dicembre ed è stato condotto dalla principale compagnia di assicurazioni sanitarie private del Sudafrica, Discovery, insieme al South African Medical Research Council. I primi indicatori suggeriscono che Omicron potrebbe essere più trasmissibile, ma finora dati promettenti hanno evidenziato che i vaccini offrono ancora protezione contro questa variante. «La doppia dose Pfizer/BioNTech mostra un'efficacia del 70% nel ridurre il rischio di ospedalizzazione», ha affermato Ryan Noach, capo di Discovery. Secondo Pfizer/BioNTech, due dosi del vaccino offrivano però una protezione del 93% contro le varianti precedenti.

La differenza tra malattia grave e infezione

Resta tuttavia un'alta efficacia nel prevenire la malattia grave da Omicron, ma non avviene lo stesso rispetto alla prevenzione dell'infezione. Lo studio, a questo proposito, ha evidenziato che due dosi del vaccino hanno una efficacia pari solo al 33% nel prevenire l'infezione, un risultato che si allinea con i primi dati dell'Agenzia GB per la sicurezza sanitaria e che avvalorerebbe secondo gli esperti l'opportunità di una terza dose.

Fauci: non serve booster specifico, ma terza dose

Dagli Stati Uniti Anthony Fauci ha spiegato come non sia necessario un booster specifico per la Omicron. Secondo l'immunologo e direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, «una serie di studi stanno evidenziano che nonostante Omicron rappresenti una sfida per la sua contagiosità» e per quanto la efficacia delle prime due dosi dei vaccini mRNA sia significativamente più bassa che contro la variante Delta, la terza dose degli stessi vaccini aumenta l'efficacia contro la malattia sintomatica causata da Omicron al 75%. «È una motivazione forte perché tutti si facciano la terza dose», ha ribadito.

Moderna: booster aumenta difese da Omicron

Moderna intanto ha comunicato in una nota come il booster abbia mostrato di «aumentare significativamente» le difese. «Dopo la serie primaria a 2 dosi del nostro vaccino - ha spiegato l'azienda - le persone avevano titoli di anticorpi neutralizzanti rilevabili contro Omicron, ma erano significativamente inferiori rispetto al virus wild-type».

Tuttavia,«una dose booster del vaccino mRNA-1273 al livello di dose di 50 µg ha aumentato significativamente i titoli degli anticorpi neutralizzanti anti-Omicron. L'azienda Usa definisce «incoraggianti questi dati iniziali». E annuncia: «Stiamo lavorando attivamente sulla nostra strategia in 3 parti per affrontare la variante Omicron. Ci aspettiamo dati su un booster di 100 microgrammi», cioè a dose piena, «e sui nostri approcci al vaccino multivalente a mRna nella prossima settimana».

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