Germania, il perché del «drammatico» boom di contagi e cosa può significare per l'Italia

L'escalation spinge a pensare a nuove misure restrittive per incentivare alla vaccinazione

Germania, il perchè del «drammatico» boom di contagi e cosa può significare per l'Italia
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Giovedì 11 Novembre 2021, 17:25 - Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 09:53

Rapida escalation di contagi Covid in Germania dove nelle ultime ore le infezioni hanno superato la cifra record delle 50 mila unità. Un incremento, definito dalla cancelliera Angela Merkel come «drammatico», che mette sotto pressione il sistema ospedaliero nazionale e che spinge il governo a pensare nuove misure restrittive. Ma quali sono le cause dell'aumento dei contagi e cosa significa la situazione tedesca per l'Italia?

Germania, temperature e basso tasso di vaccinazione

La quarta ondata Covid, tornata a far paura dapprima nell'est Europa mettendo in ginocchio i sistemi sanitari di Romania, Bulgaria e Russia, ha ormai travolto anche l'Europa centrale. In particolare sono Olanda, Germania e Austria a vivere le maggiori difficoltà. E se in Olanda si va verso la cancellazione degli eventi e in Austria verso un lockdown per i non vaccinati, come estremo tentativo di arginare il contagio tra i non immunizzati, anche in Germania si guarda a nuove misure restrittive.

Un primo fattore a contribuire alla rapida crescita dei contagi nei Paesi a nord e nord-est dell'Italia, come ci insegnano le ondate pandemiche precedenti, è l'abbassamento delle temperature che, se in Italia si attestano intorno alla media stagionale autunnale, nelle maggior parte delle ragioni tedesche, ad esempio, si avvicinano già alla soglia dello zero. «Le temperature più fredde delle nostre - spiega Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova - fanno da moltiplicatore delle infezioni respiratorie e evidentemente anche per quello che riguarda il Covid che è uno degli agenti potenziali» 

In secondo luogo, un fattore determinante nella rapida escalation dei contagi tedesca è il basso tasso di vaccinazione relativo alla popolazione in Germania, poco superiore al 67%. Nel Paese dall'inizio della pandemia non è stato imposto nessun obbligo di vaccinazione, neanche per il personale sanitario. In tal senso il vice cancelliere e ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, ha ribadito a necessità di una nuova «grande campagna per le vaccinazioni», per convincere più persone ad immunizzarsi contro il Covid, dal momento che «il virus è ancora tra di noi - dice il ministro - e minaccia la salute dei cittadini».

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Il Paese sta valutando quindi per accrescere la percentuale di vaccinati una stretta su modello italiano: è stato lo stesso vicecancelliere tedesco a proporre al Bundestag questa mattina l'obbligatorietà delGreen Pass nei luoghi di lavoro e a consentire l'accesso ad eventi e locali solo a chi si sia già vaccinato. Infine, Scholz ha confermato che il governo federale e i premier dei diversi Land si incontreranno la prossima settimana per discutere la risposta da dare alla nuova ondata di Covid.

 

Il caso della Baviera, 65,2% di vaccinati

Tra le regioni tedesche, particolari difficoltà nella lotta al contagio si riscontrano in Baviera che costituisce uno dei maggiori focolai tedeschi: con 427,4 contagi su 100 mila abitanti in sette giorni, la regione è fra le più colpite dall'escalation del contagio, dopo Sassonia, che ha il primato con un indice di 521,9 e la Turingia con 469,2. Numeri che non meravigliano gli esperti - è anche la regione in cui si trovano 9 dei 10 distretti più colpiti della Germania -del momento che, con una quota del 65,2% di vaccinati, la regione è quella che, non a caso, presenta l'immunizzazione più bassa dell'Ovest del Paese.

 

Tedeschi renitenti alla vaccinazione

Il presidente della Baviera Markus Soeder, ha rilanciato anche oggi l'allarme sul Covid, chiedendo l'estensione su tutto il territorio federale del regime duro del cosiddetto 2G, che consente l'accesso a ristoranti bar e locali soltanto agli immunizzati, escludendo i non vaccinati. Soeder chiede inoltre il terzo richiamo per tutti, a partire da cinque mesi (invece di sei), e un parziale obbligo vaccinale per alcune categorie professionali. I presidente rifiuta rifiuta la responsabilità del suo governo per il basso tasso di vaccinazione: «La colpa - secondo il presidente -  non è dello Stato» ma delle persone che «si comportano ancora in modo irragionevole», ha detto.

 

E se da una parte si propone l'obbligo vaccinale, secondo altri, come il premier della Nord Renania Westfalia, Hendrik Wuest, l'obbligatorietà non è una strada percorribile per la risoluzione del problema: quella dei tedeschi non sarebbe una ferma convinzione no vax, quanto piuttosto un'indecisione malleabile. «Se allontaniamo le persone rendendo la vaccinazione obbligatoria, non credo che aiuteremmo la nostra causa», ha detto Wuest, che è anche il presidente della conferenza dei premier dei Land tedeschi annunciata per il 18 novembre. Intervistato da un radio, Wuest ha detto di non credere che tutti quelli che finora non si sono vaccinati siano dei «convinti no vax» e quindi non vuole allontanarli «schiaffando loro in faccia un obbligo vaccinale». «Useremo la polizia per costringerli a vaccinarsi?», ha continuato polemico, ribadendo l'opposizione all'idea di imporre l'obbligo per gli addetti sanitari. 

 

L'Italia come la Germania?

Se l'arrivo dell'arrivo del freddo potrebbe aiutare l'aumento dei contagi anche in Italia, ciò che sembra invece scongiurabile nel nostro Paese e la bassa copertura immunitaria. Coperto ormai da vaccino l'86% della popolazione adulta, sarà fondamentale per tenere sotto controllo i numeri del contagio nel nostro Paese, secondo l'epidemiologo e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts) Donato Greco, la somministrazione delle terza dose e il vaccino ai bambini. «Siamo all'inizio dell'ondata invernale tipica del coronavirus, se continuiamo a vaccinare non credo ci troveremo come Germania e paesi simili», ha detto. «Sicuramente vanno vaccinati anche i bambini di 5-11 anni, i bimbi portano infezioni», ha aggiunto.

In Italia, a differenza di molti altri Paesi europei la situazione rimane sotto controllo anche secondo il virologo Matteo Bassetti, proprio grazie alll'elevata copertura vaccinale. «Era prevedibile una ripresa dei casi, ce l'aspettavamo prima, tra la terza e la quarta settimana di ottobre, con l'apertura delle scuole. Sta arrivando ora perché abbiamo una buona barriera di protezione dovuta ai vaccini e al clima mite che ci ha permesso di stare di più in luoghi esterni. La situazione in Italia rimane comunque governabile e tranquilla, non siamo di fronte a reparti non in grado di ricevere i pazienti», ha detto il professore nel Webinar Molto Salute del Messaggero.

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