CORONAVIRUS

Fase 3 covid, l'immunologo Le Foche: «Sappiamo convivere con il virus, decisivi i nostri comportamenti»

Venerdì 5 Giugno 2020 di Raffaella Troili

Professor Francesco Le Foche responsabile del Day hospital di immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I il virus ci sta lasciando?
«Diciamo così: il sars cov 2 ha dato due sindromi, la prima quella più grave adesso non c’è più. Con quella nuova ci si convive, perché è meno aggressiva, e lo è soprattutto grazie al lockdown e ai nostri comportamenti Per le riaperture è fondamentale la responsabilità e certo adesso siamo anche consapevoli che stiamo andando bene. Quindi il nostro modus operandi deve essere finalizzato alla salute pubblica. Tutto questo sarà determinante anche per innescare il volano dell’economia. Se i numeri restano questi possiamo ripartire».

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Cosa è cambiato?
«Abbiamo sindromi cliniche completamente diverse non ci sono più ricoveri in terapia intensiva, la nuova sindrome insorta da metà aprile si è andata consolidando e potremmo definirla “COVID20” meno grave. Anche il virus sembra comportarsi in modo diverso, convive volentieri con la cellula che lo ospita. Il danno citipatico precedentemente era immediato, adesso è molto scarso».

Frutto del lockdown?
«La sindrome è meno aggressiva e il caldo aiuterà, la diffusione sarà inferiore, certo questo virus farà riscrivere alcuni capitoli dell’immunologia perché da questo punto di vista si comporta in modo anomalo. E’ da studiare soprattutto nella prima fase, quando entrando nel nostro organismo “imbambola” il sistema immunitario, che risponde in maniera atipica ed in modo completamente diverso. Le due sindromi, quella gravissima e l’altra meno grave, in parte sono verosimilmente dovute ad una risposta immunologicamente diversa».

E adesso?
«Abbiamo salvato la salute pubblica, ora bisogna cercare di convivere con il virus accettando un minimo di rischio, naturalmente avendo comportamenti responsabili.. Sono piacevolmente colpito dalla strategia della prevenzione messa in campo dalla Regione Lazio in termini di sierologia e tamponi mirati e dalla lungimirante programmazione della vaccinazione antinfluenzale. L’impegno collettivo ci farà tornare a breve a una vita pressoché normale. La scuola medica italiana (clinici, virologi, epidemiologi) ha dato prova di statura molto alta al confronto di tutti gli altri sistemi sanitari internazionali».

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