La sentenza beffa sul vigilantes che ha sparato al bandito

Martedì 26 Novembre 2019 di Paolo Graldi
All'imponente retorica che divide e spacca i fronti opposti sulla legittima difesa si aggiunge da ieri la sentenza di condanna a due anni del vigilante Stefano Salmoni, 41 anni. Una sentenza che ha il sapore della beffa, del paradosso, dell'incongruo giudiziario. Sì, perché Salmoni aveva commesso l'errore di credere di aver compiuto il suo dovere: aveva sparato sette colpi verso tre rapinatori mentre, armi in pugno, e minacciando di usarle, cercavano una via di fuga dopo ave rapinato una banca a Ostia, maggio 2014. Un proiettile ha raggiunto uno dei banditi, Gianluca Iliozzi, e lo ha ucciso. Controverso e confuso l'iter processuale. Dapprima accusato di omicidio volontario, poi scagionato da ogni colpa per la Procura con la richiesta di archiviazione del caso e infine, parere del Gup, a giudizio per omicidio colposo con l'aggravante dell'eccesso di legittima difesa. Ieri la sentenza della corte d'Assise: non riconosciuta la scriminante con l'aggiunta dell'obbligo di risarcire i danni ai parenti della vittima. Magistrati diversi, pareri differenti, giustizia ondivaga. Un esempio di scuola di come sia difficile (e doppiamente rischioso), garantire la sicurezza perfino di fronte a malviventi armati e pronti a tutto. La linea sottile e spesso fragile in quei momenti di acutissima tensione così diventa un filo al quale appendere la controversa verità tra il diritto e il suo abuso. Vigilare umanum est. O no?
paolo@graldi.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA