Il coprifuoco dilatato e il pericolo del “liberi tutti”

Il coprifuoco dilatato e il pericolo del “liberi tutti”
di Paolo Graldi
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Martedì 25 Maggio 2021, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 01:51

Sì, basta un colpo d’occhio in città per rendersi conto che il passaggio del coprifuoco dalle ventidue alle ventitré viene ormai interpretato in senso estensivo. Nel senso, appunto, che le ventitré non sono considerate il confine temporale invalicabile, il traguardo della serata fuori casa, per ottemperare all’esigenza di azzerare i rischi di contagio. È come se quell’ora concessa in più contenesse un elastico capace di dilatare il tempo, di renderlo flessibile, vicino a quel temutissimo “liberi tutti”.

La forzata clausura degli ultimi mesi agisce da detonatore di una voglia di riprendersi le vecchie abitudini, magari di metterci un sapore notturno in più. Voglia di revanche, di riscatto, e di rivolta. Se ci si attarda per le strade della Capitale, in particolare là dove la movida ha piantato le tende e fa ostinata tendenza, è evidente che il segnale orario delle undici della sera viene considerato appena un consiglio, un suggerimento, facoltativo da raccogliere. Dilaga il piacere del tempo dilatato, s’infittisce la vertigine della trasgressione collettiva e ci si fa forza della debolezza o dell’inesistenza dei controlli, un deterrente pur indispensabile per dimostrare che la norma va rispettata.

Il rischio di ricadere nel buio di una quarta ondata, con la campagna vaccinale che procede, è meno attuale e tuttavia esiste. Gli esperti però si facciano prendere sul serio da tutti: chiedano neanche un minuto di più dello strettamente necessario.

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