La cartolina dei centurioni nella corsa per Expo 2030

di Paolo Graldi
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Martedì 29 Novembre 2022, 00:06

I centurioni di stanza e senza licenza al Colosseo, figuranti addobbati da antichi romani, continuano a fare notizia: ne hanno arrestati tre per estorsione ai danni di turisti. Fino a cinquecento euro per un selfie sotto l’Anfiteatro Flavio. E per chi si ribella alla gabella sono minacce e insulti. Questa storia dei marcantoni truccati da soldati imperiali va avanti da sempre. Non è mafia, e neppure ’ndrangheta o camorra: è soltanto piccola, inestirpabile criminalità che tuttavia produce un danno incalcolabile d’immagine, al turismo corretto e accogliente. Un vergognoso biglietto da visita.

Ci si deve aspettare che un giorno o l’altro, su segnalazione di un malcapitato, se ne occupi magari il New York Times, che su queste storie ci va a nozze, per disegnare la Città Eterna come soffocata dai rifiuti, aggredita dai cinghiali e invasa da nugoli di asfissianti ambulanti con le loro proposte di souvenir dei quali pretendono l’acquisto, senza mai mollare la presa. E’ dunque un quadro d’insieme, la sua diffusione e la conclamata impossibilità di porvi un rimedio legale, che deve preoccupare. I presidi delle forze dell’ordine ci sono ma, considerati i risultati, forse non bastano o va cambiata la strategia d’attacco: è come se le piccole armate di centurioni molesti fossero invincibili, invisibili, imprendibili. Qualche arresto, talvolta, ferma il circo per qualche giorno e poi tutto come prima, come sempre. E noi saremmo la città che aspira all’Expo 2030, la più importante vetrina del pianeta?


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