Ritrovato il bambino di Trastevere del '58. Bavagnoli, il fotografo di Life: «Vorrei rincontrarlo con lui una Roma che non c'è più»

Domenica 9 Febbraio 2014 di Veronica Cursi
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Carlo Bavagnoli in una foto dell'epoca

Quella foto in bianco e nero che lo rese famoso in tutto il mondo ha riportato a galla ricordi «indimenticabili». Di quando a Roma «la strada era il salotto di casa e Trastevere il cuore di una città umana, genuina e intelligente».

Ecco perché 56 anni dopo quello scatto e soprattutto dopo che Il Messaggero qualche giorno fa ha ritrovato il bambino che nel 1958 fu il protagonista della foto di Life, Carlo Bavagnoli, autore di quel memorabile scatto e fotografo di fama mondiale, vorrebbe rincontrare Angelo Romani «per ricordare insieme quegli anni magici».

«Scoprire che quella persona vive ancora a Trastevere - spiega Bavagnoli, 82 anni che da qualche anno vive sulle colline di San Martino al Cimino, in provincia di Viterbo - mi ha permesso di fare un viaggio nel passato», in quel rione che ha amato tanto da racchiuderlo in un libro Gente di Trastevere che lo rese celebre anche Oltreoceano.

Assunto come fotografo da Epoca, nel '56 Bavagnoli venne trasferito nella redazione romana della rivista. E lì iniziò un lungo lavoro di documentazioneb del quartiere popolare di Trastevere, grazie al quale ottenne i primi contatti con la rivista americana LIfe. Nel '68 venne assunto nella redazione: unico fotografo italiano.

Originario di Castellarquato ma parmigiano di adozione scelse Trastevere perché «allora rappresentava il cuore della città, la Roma viva, umana, tradizionale, intelligente», tanto che gli anni successivi fu proprio lui ad accompagnare Fellini per i vicoli del rione mentre girava il film Roma.

Ricorda quel pomeriggio di 56 anni fa: «Fui colpito dal sorriso di quel bimbo, dal suo entusiasmo e da quelle tre medagliette cucite sulla canottiera che mostrava orgoglioso, una cosa che facevo anche io da bambino, si prendevano i tappi delle bottiglie e si attaccavano sulle magliette come decorazioni. Il suo orgoglio mi fece molta tenerezza».

Un click. E da lì al successo è un attimo: nel 1958 escono due pagine su un altro celebre scatto, La donna che ride, e nel '63 Life pubblica ben 14 pagine sui suoi fotoracconti. Il sorriso di quel bambino diventa il simbolo della rinascita italiana. Una icona firmata Bavagnoli, come negli anni furono il ritratto della salma di Papa Giovanni XXIII, degli scrittori italiani da Pasolini ad Attilio Bertolucci e dei paesaggi della bassa parmense.

Nato a Piacenza nel 1932 Bavagnoli vive con Roma una vera e propria storia d'amore: «Per me rimane la città più bella e stimolante del mondo anche se da allora è profondamente cambiata. E' diventata triste e distratta - ammette con un po' di malinconia - e all'aria allegra e bonaria di una volta ha lasciato il posto al consumismo sfrenato. E' diventata un suk. Chiunque vive a Roma deve essere intelligente, perché è una città difficile nel quaotidiano e bisogna saper affrontare e superare i tanti problemi di tutti i giorni».

Da New York a Parigi, la vita di Bavagnoli è costellata

di successi. Dal 1972, anno in cui cessa la pubblicazione della rivista americana, Bavagnoli intensifica i suoi rientri in Italia, pubblica numerosi libri

fotografici, realizza vari documentari per la televisione. Oggi tutto il suo straordinario archivio fotografico è stato donato alla bilbioteca di Busseto (Parma).

Realizzare una foto nel 2014 con Angelo Romani? «Con la fotografia ho smesso - ammette ironico - e poi forse è meglio rimanere attaccati con il cuore e con la mente alla meraviglia di quei tempi».

Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 20:04

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