Roma, Don Coluccia, il prete eroe di San Basilio diventa poliziotto "ad honorem": «Così salvo i ragazzi dai clan»

Roma, Don Coluccia, il prete eroe di San Basilio diventa poliziotto "ad honorem": «Così salvo i ragazzi dai clan»
di Camilla Mozzetti
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Mercoledì 29 Settembre 2021, 07:06

La tonaca l'ha indossata undici anni fa quando era già un uomo. Ha salutato la sua «vita normale» - così la definisce oggi guardando al passato Don Antonio Coluccia, 46 anni - e ha vestito gli abiti del sacerdote. Senza rimpianti ma, al contrario, con un bagaglio enorme di speranze. Con quella tonaca porta avanti oggi una battaglia: strappar via dalla strada e dalla criminalità organizzata quei giovani a cui sembra negato un futuro. Lo fa in una delle più difficili periferie di Roma: San Basilio, fortino di clan, roccaforte di spaccio, bunker di paure e di tanti sogni spezzati con l'obiettivo di arrivare a cambiare il corso di una storia - che solo per chi ha rinchiuso ideali e valori nel fondo di un cassetto - sembra segnata. E lo fa insieme alla polizia di Stato, lui che una divisa sognava un tempo di indossarla, guardando all'esempio dello zio Vito - Sovrintendente - morto nel 1994 in Puglia durante l'inseguimento di un latitante appartenente alla sacra corona unita.
«La sua vita mi ha insegnato e segnato», dice ora Don Coluccia - che vive sotto scorta ma passa le sue giornate tra le strade di San Basilio, a parlare con la gente, ad accendere gli sguardi spenti di ragazzi che non hanno mai saputo come si fa a chiedere aiuto - alla vigilia di una giornata importante.

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IL PREMIO
Questo pomeriggio, nel corso del concerto I valori che ci uniscono organizzato dalla polizia di Stato in occasione della ricorrenza di San Michele Arcangelo al tempio di Venere e che vedrà sul palco la banda della polizia ed Andrea Bocelli, gli sarà conferito il riconoscimento del poliziotto ad honorem. «Avrò la mia divisa», commenta scherzando, aggiungendo come questo riconoscimento sia per lui «un grande onore che dedico ai poliziotti che mi hanno scortato fino ad oggi, i miei angeli custodi. Sto facendo tanto grazie anche a loro e a tutte quelle persone che hanno dato la vita per un valore credendoci fino in fondo».


L'ESEMPIO
Don Milani diceva: «Se sai, sei. Se non sai, sarai di qualcun altro» e quelle parole sono diventate il manifesto di questo prete che qualche anno fa ha raccolto, senza esitazione, l'appello di uno dei tanti ragazzi persi - ma da lui ritrovati - di San Basilio. «Don Antò dobbiamo fare qualcosa, qua i clan si stanno portando via tutti i giovani», ricorda Don Coluccia. «Da allora - prosegue - è partito il mio impegno che porto avanti con la polizia di Stato tutta e con il commissariato del quartiere, convinto del bisogno di ripartire innanzi tutto dalla cultura e dalla Costituzione perché i comportamenti devianti e deviati di oggi nascono proprio da questo: dal non sapere, dal non conoscere». E anche il concetto di valore, pertanto, rischia di restare una parola vuota di significato se «non si riesce a ridargli una sostanza».
Tra i palazzoni popolari e le vedette piazzate agli angoli delle strade di Sanba, Don Coluccia passeggia, si ferma, chiede, parla. E la gente ascolta e risponde. Lo segue.


L'IMPEGNO
Di iniziative ne sono state fatte tante, di giovani levati via alla mala le storie aumentano. In molti hanno detto addio ai clan senza timori, riprendendosi in mano la propria vita e provando a scrivere un futuro. «Hanno iniziato a studiare o a cercare lavoro - prosegue Don Coluccia - e, aspetto ancora più importante, hanno iniziato a capire. San Basilio è un territorio difficile, è una piazza di spaccio tra le più grandi d'Europa, ho aiutato tanti ragazzi insieme alla polizia e al supporto del Prefetto, non dobbiamo solo parlare: serve la presenza civica, il ripristino del decoro, la certezza di non sentirsi abbandonati».


IL SOGNO
Da ultimo un sogno che il prete contava di realizzare già dal primo giorno in cui mise piede nel quartiere: creare un centro di aggregazione e di sviluppo «cosciente e consapevole». Per questo in quel locale del Comune, occupato abusivamente da un clan in via Carlo Tranfo e poi recuperato, «verrà inaugurata una palestra di pugilato sociale che sarà gestita dalle Fiamme oro della polizia», specifica Don Coluccia che nella sua vita, per un caso del destino, il poliziotto si è trovato anche a farlo sventando due rapine e un borseggio in Puglia e a Roma. Ha salvato un medico mentre due malviventi lo stavano rapinando, fermando gli uomini e salvandoli poi dal linciaggio. Era il 2008. Qualche anno più tardi, in Salento sua terra di origine, ha bloccato un rapinatore togliendo la chiave dal quadro dell'auto lasciata accesa. «Quando l'uomo è risalito ha trovato me ad aspettarlo», ricorda. Perché lo ha fatto e continua a impegnarsi adesso a San Basilio? «Per il senso del dovere», risponde. Oggi insieme a lui, a cui la polizia di Stato riconosce l'impegno quotidiano contro il traffico di stupefacenti, il sostegno e il recupero dei giovani, sarà premiato come poliziotto ad honorem anche il compositore Mogol per il suo impegno, i progetti e le iniziative volte a diffondere i valori della legalità e della solidarietà sociale e Valerio Catoia, giovane atleta paralimpico. Meriti che seguono i principi cardine della polizia: l'inclusione, la legalità, la giustizia, la sicurezza, la solidarietà e l'amicizia e che da anni vengono difesi e trasmessi con tante iniziative ai giovani, ai ragazzi disabili e fragili, nei contesti più difficili, nelle scuole, tra le associazioni recando supporto e ribadendo l'importanza della prossimità, dell'impegno sociale e del servizio ai cittadini.

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