Da X Factor alla miseria, Kimen viveva in una tenda: un quartiere di Roma gli regala una casa

Da X Factor alla miseria, Kimen viveva in una tenda: un quartiere di Roma gli regala una casa
di Raffaella Troili
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Giovedì 17 Dicembre 2020, 08:26 - Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 09:30

«Tieni, queste sono le chiavi». Lui lo chiama miracolo e forse ha ragione: quanti regalerebbero, fin quando ne avrà bisogno, un tetto sulla testa a uno sconosciuto? Merito del cuore dei romani, più attenti e acuti dietro la mascherina. E di una musica che non passa inosservata e che ha permesso a Kimen Farias musicista argentino caduto in disgrazia in questo periodo di covid di essere adottato da un gruppo di ragazzi, poi da tutto un quartiere, nella zona di Roma nord. Infine il gesto grande della signora Paola, una donna che con discrezione e nell'anonimato gli ha offerto una casa. Un regalo di Natale inaspettato, per il 50enne indiano Cewen che ha vissuto quasi un anno nella riserva naturale dell'Insugherata, al confine con via Cortina d'Ampezzo. E che ogni giorno con Gipsy, un pinscher preso al canile da cui non si separa mai, si esibiva nella zona del supermercato di Vigna Stelluti. «Paola? La chiamo angelo invisibile», racconta Kimen, 50 anni, polistrumentista, che ha collaborato con molti noti artisti, preso parte a X Factor con il gruppo Farias e i suoi tre fratelli. «Mi ha detto: almeno fino alla prossima estate non sarai in grado di sostentarti con questa crisi, i musicisti non potranno lavorare, prendi la casa che ho a Torrevecchia». Una storia a lieto fine, che rende merito a un musicista di valore che non ha chiesto niente, offerto solo in cambio la sua musica, perché «anche quando stai morendo non devi mai arrenderti», questo lo spirito dell'indiano nato nella Valle dei Lupi in Argentina e da oltre 20 anni in Italia. Non si è perso d'animo, regalando note magiche e personalizzate a passanti evidentemente tutt'altro che distratti. Tutto è iniziato con una foto delle tenda indiana nel parco dell'Insugherata postata su un gruppo facebook, Viale Cortina d'Ampezzo e diramazioni. Qualcuno era preoccupato per un possibile insediamento, lui ha risposto educatamente che era un musicista e non era una baracca ma una tenda indiana.

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LA CATENA DI SOLIDARIETÀ
È iniziata la catena di solidarietà: chi gli ha regalato l'amplificatore, chi gli ha comprato i vestiti. Per Kimen e Gipsy che dal marzo 2020 si erano rifugiati nella riserva, alle prese con serpi zanzare e soprattutto cinghiali («ci hanno attaccato e ferito due volte, ma in fondo avevano ragione loro, è l'unico posto che gli è rimasto, eravamo noi a casa loro»), finalmente un riparo dal freddo e dalla strada. A notarli per primi dei ragazzi di Vigna Stelluti, «mi osservavano suonare, mi hanno chiesto di farlo in un'altra piazza allora gli ho proposto di venire loro nel parco dove vivevo tra fango e cinghiali. La voce si è sparsa sul gruppo Fb di Via Cortina d'Ampezzo, io avevo invitato solo tre amici, Elisabetta, Marco e Karin. Mi aspettavo cinque, sette persone ne sono arrivate quasi 100. Tre settimane fa, alle 11 di una domenica mattina. Io stavo su una collinetta, il pubblico sotto, ognuno per conto suo». Ha spaziato da Beethoven a Mozart, dal flamenco alla musica latina, «un po' tutti i generi perché c'erano ragazzi come anziani». Alla fine i presenti hanno fatto una colletta, raccolto circa 700 euro, aveva suonato una mezz'ora, si sentiva che aveva calcato ben altri palchi, dall'Arena di Verona a piazza del Plebiscito. Dopo gli applausi sono iniziati gli aiuti, «tutti avevano voglia di tirarmi via da lì». Paola senza tanti giri di parole ha fatto sapere che aveva quella casa con giardino, ha pensato a tutto, luce, acqua, gas, Kimen e Gipsy sono lì da 5 giorni. Il peggio è passato, il talento l'ha salvato, «quando ti sentono suonare a un certo livello si fermano e ti chiedono: ma chi sei, non dovresti stare qui. Io ho sempre detto a Gipsy: non dobbiamo fare pietà, dobbiamo avere una dignità. Per questo andavo a dormire nella foresta». Domenica per lui è stato organizzato un altro concerto, la prossima si esibirà nel cortile della parrocchia di via Cortina d'Ampezzo. «Si è messa in moto una catena umanitaria che se ci penso non ci credo: noi cheyenne siamo un popolo forte, con voi italiani ci capiamo bene».

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