Paolo Graldi
Paolo Graldi

Monete di Trevi, dietrofront Raggi. Ma quell’obolo spetta a Cesare

Lunedì 14 Gennaio 2019 di Paolo Graldi
Dispiace un po’ dover osservare la asciutta querelle tra Campidoglio e Curia, a mezzo “Avvenire”, organo ufficiale dei vescovi, sulla destinazione delle monetine lanciate dai turisti a Fontana di Trevi. La raccolta, che frutta un milione e mezzo di lire, veniva “girata” alla Caritas, benemerita nell’assistenza ai più poveri.
Da aprile cambio di rotta, destinazione opere sociali e cura dei monumenti. Apriti cielo, aria di scandalo. 
Il punto non è se la Caritas abbia fatto buon uso di quei soldi, non è questo in discussione. 
E’ altrettanto vero che la celebre fontana e il rito delle monetine si trovano sul territorio della Repubblica e non in Vaticano e che dunque spetta al Comune, laicamente, deciderne i beneficiari. 
E’ un principio di diritto costituzionale tanto semplice quanto inderogabile. Insomma: date a Cesare quel che è di Cesare…
Diverso è il discorso e il giudizio su dove finiranno quei soldini, che pochi non sono. 
Dalle parti del sindaco lasciano intendere che la Caritas potrà contare anche in futuro su una parte del gruzzolo, che è cosa buona e giusta, ma non in virtù di un inesistente diritto acquisito. 
L’arietta gelida tra palazzo Senatorio e Curia, inclusa la polemica su Roma sepolta dall’immondizia, in realtà va ben oltre il caso monetine e investe i rapporti (con annessa delusione) sull’operato di giunta e governo gialloverdi che da mesi scontenta il Vaticano. 
Niente vinti e nemmeno vincitori, solo una rilettura aggiornata tra benefìci e beneficiari. 
L’auspicio è che si mettano al tavolo della spartizione delle monetine soggetti con i titoli giusti, perché questo è il rischio. Sarebbe bene perciò che la Raggi non abdicasse a sacrosanti principi laici, pur riservandosi la libertà di stabilire a chi assegnare l’obolo della solidarietà. Qualcosa di diverso sarebbe una resa.  Ultimo aggiornamento: 17:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA