Parco di Vejo, gli abitanti in allarme: rischio insediamenti rom vicino al River

Domenica 5 Agosto 2018
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«Diversi residenti a Roma Nord, sono seriamente preoccupati per la possibilità tutt'altro che remota, di insediamenti di fortuna all'interno delle aree boschive del Parco di Veio, nelle zone prossime all'ex campo rom River. Tra Formello e Prima Porta, passando per La Giustiniana, Santa Cornelia, Labaro, L'Olgiata e La Storta sono state già notate diverse persone di etnia Rom che accedevano al parco regionale protetto». Lo dichiarano in una nota Fabrizio Santori, esponente romano della Lega con Salvini, e il responsabile della Lega Sezione di Ponte Milvio, Riccardo Corsetto.

«La giustissima chiusura del Camping River di via della Tenuta Piccirilli - prosegue - impone adesso di risolvere il problema delle destinazioni, per questo chiediamo al sindaco Raggi e alla Prefettura di vigilare - come sta facendo la Lega assieme ai residenti - che non si formino mini accampamenti abusivi a macchia di leopardo all'interno del Parco di Veio, dove è tanto probabile che queste persone cerchino riparo. D'altronde l'incapacità della Raggi di gestire un flusso di 300 nomadi in uscita sta generando necessariamente la formazione di almeno dieci nuovi mini campi alcuni autorizzati altri illegali» continuano Santori e Corsetto.


«I residenti ci segnalano elicotteri probabilmente delle forze dell'ordine che da giorni sorvolano in avanti e indietro le zone interessate, come se cercassero qualcosa. Chiediamo collaborazione di tutti, poiché riteniamo fondamentale impedire che il vecchio Camping River risorga distribuito a macchia nelle nostre campagne, in modo del tutto irregolare e incontrollabile - sottolineano gli esponenti romani della Lega - Rimane ancora aperto, perché ancora non smentito da Roma Capitale, il capitolo della chiusura del centro estivo a via di Santa Cornelia 150, a Prima Porta per far posto a 25 nomadi sgomberati.

Mentre a Monteverde, in via Ramazzini, contro la volontà di tutti la Raggi ha già piazzato 30 rom che già hanno cominciato a prendere piede nel quartiere. Ma tutti gli altri non sistemati dove sono andati?». «Questa emergenza rischia di generare tensioni sociali e si risolve a nostro avviso applicando nel dettaglio Schengen, con porte aperte a chi è integrato con un lavoro e una idoneità alloggiativa, e porte chiuse per chi non vuole integrarsi, rifiuta l'istruzione dei figli e si sostiene con la microcriminalità» concludono Santori e Corsetto.
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