Roma, Comune, buste paga errate: «Risarcite 451 dipendenti»

Sabato 25 Febbraio 2017 di Michela Allegri
Campidoglio insolvente e conti correnti pignorati. Sono passati all'attacco i 451 dipendenti comunali che, lo scorso anno, hanno vinto un ricorso di fronte al Tribunale del Lavoro, che ha dichiarato illegittima una trattenuta contenuta nelle loro buste paga. I magistrati hanno condannato l'amministrazione a restituire le somme sottratte, per un totale di un milione e 15mila euro. Nonostante numerosi solleciti e atti di precetto, però, l'ente non ha ancora risarcito i lavoratori. A questo punto, i dipendenti, assistiti dall'avvocato Giuseppe Pio Torcicollo, si sono rivolti all'ufficiale giudiziario, che due giorni fa ha notificato al Campidoglio un atto di pignoramento.
C'è di più. «Visto che il pagamento non è avvenuto in via spontanea, succede che il pignoramento oggi investe una somma aumentata della metà, cioè ammonta a 1.522.891 euro», spiega l'avvocato. In sostanza, si potrebbe arrivare a un danno erariale di 507mila euro, pari alla differenza fra quello che il Comune avrebbe dovuto pagare in base alle sentenze e la maggiorazione creata dall'ingiunzione.

«Questo danno lo pagheranno i cittadini e contribuenti, per via del fatto che l'Ente non esegue le sentenze», specifica il legale. Non è tutto. Altri 493 lavoratori si sono rivolti al Tribunale del Lavoro per ottenere la restituzione delle somme trattenute in modo illegittimo. La sentenza è prevista per il 16 marzo. In caso di accoglimento del maxi ricorso, il debito del Comune sarà praticamente raddoppiato: arriverà a sfiorare i 3 milioni.

I PROVVEDIMENTI
La vittoria in Tribunale di 451 ricorrenti risale allo scorso anno. In 5 sentenze diverse, i giudici hanno accertato che nelle loro buste paga era presente una decurtazione illegittima, pari al 2% della retribuzione e collocata nella sezione delle trattenute a carico del lavoratore. La decurtazione in questione è di circa 35 euro al mese.
Nei confronti dei soggetti assunti dopo il 31 dicembre del 2000, però, sarebbe appunto irregolare. Era stata prevista dall'Accordo Nazionale Quadro del 1999, per pareggiare lo stipendio dei dipendenti pubblici assunti dopo il 31 dicembre del 2000 in regime di trattamento di fine rapporto (Tfr), con quello di chi era stato precedentemente ingaggiato in regime di trattamento di fine servizio (Tfs).
Nell'ottobre 2012, il governo Monti fece transitare i lavoratori ancora soggetti al Tfs nel Tfr, con decorrenza dal gennaio 2011. Nel calcolo dei contributi si pose un problema: i protagonisti del passaggio sarebbero rimasti soggetti alla trattenuta, senza mantenere però un vantaggio goduto in precedenza, cioè ottenere una buonuscita maggiore.

LA NORMA
La Corte Costituzionale dichiarò illegittima la norma e il Comune di Roma venne sommerso da richieste di rimborso. Durante l'ultima udienza, il Campidoglio ha rinunciato alla sospensiva delle sentenze di primo grado, pur proponendo appello contro le decisioni dei giudici. Appello che, però, non sospende l'immediata esecutività dei provvedimenti. Questo significa che l'amministrazione è obbligata a pagare. Nonostante numerosi solleciti, rimasti senza risposta, e nonostante un precetto formale che intimava all'ente di saldare il debito entro 30 giorni, il Comune è rimasto inadempiente.
«La trattenuta è illegittima perché i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 non devono sopportare alcuna riduzione del proprio stipendio - spiega l'avvocato - il Campidoglio potrà provare a opporsi al pignoramento, ma dovrà pagare entro i termini stabiliti, evitando in questo modo parte del danno erariale».
  Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio, 10:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA