Altri guai per Bergoglio, in Vaticano il caso del monsignore gay e cocainomane

Giovedì 29 Giugno 2017 di Franca Giansoldati
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CITTA' DEL VATICANO Per non dare altri dispiaceri al Papa, in Vaticano c'è chi ha cercato di tenere sotto chiave la devastante notizia riguardante un giovane prete gay e cocainomane. Di per sé la vicenda avrebbe molto del boccaccesco se non fosse problematica per il modo in cui al di là del Tevere è stata gestita. Circa un paio di mesi fa la gendarmeria vaticana, dopo verifiche e controlli incrociati, è riuscita a mettere le mani sullo spaccio di cocaina in un palazzo della Santa Sede. A casa di un monsignore, segretario di un importante cardinale molto vicino a Papa Francesco, a seguito di una perquisizione, vengono trovati alcuni grammi di polvere bianca. Il resto che fuoriesce da quella vicenda è uno spaccato umano piuttosto squallido e scivoloso. L'uso personale della droga serviva al monsignore durante i suoi incontri omosessuali. Una storia personale di estrema solitudine, disagio psicologico, mancanza di equilibrio tra il ruolo sacerdotale ricoperto e l'incapacità di reggerne le responsabilità.

La droga aveva fatto di questo prete un tossicodipendente, tanto che dopo l'arresto venne spedito a disintossicarsi per alcune settimane in una clinica romana. Nel frattempo ai vertici del Vaticano si apriva un sofferto dibattito su come gestire l'imbarazzante caso. Da un lato perché il prete è segretario di un influente porporato, dall'altro perché in qualche modo il ragazzo andava punito per una condotta scandalosa, in un momento storico in cui il pontificato non ha di certo bisogno di altre batoste. Insomma occorreva intervenire al più presto e nello stesso tempo aiutarlo con fermezza.

Così, su pressione del porporato, dopo il periodo in clinica, il sacerdote viene spedito a purificarsi e a meditare in un convento. Quale? Montecassino. In Vaticano a molti la scelta di Montecassino ha sollevato parecchie perplessità, visto che fino a qualche tempo fa lì ci viveva Pietro Vittorelli, l'ex abate di Montecassino, rinviato a giudizio per aver prelevato 500mila euro dai conti del monastero benedettino: invece di essere destinati alle opere di carità i soldi andavano a pagare viaggi e i soggiorni all'estero in compagnia di amici. Nelle chat sul suo telefonino Vittorelli scriveva che andava in Brasile a «cercare cazzi». Ma tant'è. Il giovane monsignore nel frattempo peggiorava a vista d'occhio, la sua salute, secondo i medici era in pericolo, si stava riducendo a pelle e ossa, così hanno suggerito al Vaticano un nuovo ricovero, stavolta al Gemelli, al reparto malattie infettive. Il Papa è abbattuto e addolorato. A volte il criterio della misericordia difficilmente si applica alla giustizia canonica.   Ultimo aggiornamento: 19:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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