Previdenza, riforma in due tappe l'uscita anticipata avrà la priorità

Domenica 21 Agosto 2016 di Andrea Bassi


ROMA Il modello potrebbe essere quello della riduzione delle tasse, disegnato dal governo su un orizzonte di tre anni: prima l'Imu sulle prime casa, poi il prossimo anno l'Ires sulle aziende e, infine, l'Irpef. Anche per le pensioni tra Palazzo Chigi e Tesoro si starebbe ragionando su un sistema simile. Alcune misure sarebbero inserite subito nella prossima manovra finanziaria. Altre potrebbero essere programmate per quella del prossimo anno. Quelle che di sicuro dovrebbero trovare spazio, sono l'Ape, l'anticipo pensionistico mediante il prestito, e le ricongiunzioni gratuite per chi ha versato contributi in gestioni diverse. A consigliare una soluzione del genere, sarebbero le risorse a disposizione del governo. Sia Palazzo Chigi che il Tesoro, ripetono come un mantra che i conti si faranno solo dopo il 27 settembre, quando il quadro macroeconomico sarà chiaro. E soprattutto dopo che si avrà una ragionevole certezza sulla flessibilità che la Commissione europea sarà disposta a concedere all'Italia per il prossimo anno. Ma il costo complessivo del pacchetto del quale stanno discutendo i sindacati con il governo al tavolo coordinato dal sottosegretario alla Presidenza Tommaso Nannicini, appare difficilmente sostenibile, anche considerando la concorrenza di altre misure, come il rinnovo del contratto degli statali, che dovranno essere finanziate con la prossima legge di Stabilità.

Secondo i calcoli, l'intero pacchetto previdenziale potrebbe pesare a regime sui conti pubblici fino a 4 miliardi di euro, e subito potrebbe chiedere uno forzo di almeno 2,6 miliardi. L'Ape, il prestito pensionistico che permetterà di lasciare il lavoro con tre anni e sette mesi di anticipo rispetto all'attuale età di ritiro, costa circa 700 milioni di euro. La ricongiunzione gratuita dei contributi versati in diverse gestioni previdenziali, peserebbe sui conti per altri cinquecento milioni di euro. La misura più impegnativa presente nel pacchetto, tuttavia, è quella dello scivolo per i cosiddetti «precoci», le persone che hanno iniziato a lavorare in età molto giovane, tra i 14 e i 18, e per i quali è allo studio un bonus contributivo di tre o quattro mesi l'anno per il lavoro svolto in età minorile.

LE STIME
Secondo le stime una misura del genere potrebbe arrivare a costare a regime fino a 1,8 miliardi. C'è poi il capitolo dell'aumento delle pensioni più basse. Sul tavolo ci sono diverse opzioni, che potrebbero non essere solo alternative ma anche cumularsi tra di loro. La prima prevede il raddoppio della platea dei beneficiari della quattordicesima mensilità erogata dall'Inps. Oggi incassano l'assegno extra un milione e duecentomila pensionati, si arriverebbe, se la misura fosse approvata, a due milioni e quattrocento mila. Il costo dell'operazione sarebbe di 800 milioni. L'alternativa, più economica, è quella di alzare la «no tax area», il limite di reddito entro il quale non si pagano le tasse. Parificarlo a quello dei lavoratori dipendenti per tutti i pensionati, costerebbe 260 milioni. Una cifra sostenibile anche considerando che un primo ritocco da 7.500 a 7.750 euro c'è già stato con la legge di stabilità dello scorso anno. Così come non avrebbe costi elevatissimi risolvere il nodo dei lavori usuranti.
Il prossimo appuntamento tra il governo e i sindacati, è già fissato il sei e il sette settembre. Si tratta di vertici politici nei quali dovrà essere trovata la quadra sulle misure da inserire nella Stabilità.

Ultimo aggiornamento: 22 Agosto, 14:40