Il terrore in diretta dal museo: «Quei ragazzini sparano a tutti»

Giovedì 19 Marzo 2015 di Nino Cirillo
ROMA - Le bancarelle del suk o i mosaici del Bardo? Decine di nostri connazionali, appena scesi dalla Costa Fascinosa per visitare Tunisi, sono stati radunati dalle guide locali e invitati a scegliere. E chi ha scelto il Bardo è andato incontro all'inferno. Due nomi per tutti, per dire del destino: Caterina Bottari, torinese, impiegata comunale, e Alessandro Stefanoni, romano, tecnico di Rainews. Caterina ha scelto il museo, e con lei tanti altri. E da lì, con lucidità e con coraggio, ha quasi raccontato la strage in diretta, aggrappata al suo cellulare: «Ora sono entrati. Ci vogliono uccidere. Aiutateci». Alessandro, invece, «per fortuna non facevo parte del gruppo». Lui, e gli altri amanti dello shopping come lui, «eravamo nella città vecchia, non ci siamo accorti di nulla. Dopo l'attacco ci hanno fatto rientrare subito verso la nave con gli autobus...».

«UOMINI A TERRA»

Erano i momenti cruciali, il blitz doveva ancora scattare. Un'altra donna coraggiosa, Geraldine, francese, veniva raggiunta al telefono dalla tv «I tele» e raccontava ancora di più di quell'orrore, barricata dietro una tenda al terzo piano: «Eravamo al primo piano, abbiamo sentito degli spari, ma pensavamo che fosse una festa. Invece c'erano uomini a terra. Abbiamo sentito rumori e grida». E ancora, con la voce rotta dalla paura: «Rimaniamo fermi qui, sentiamo degli spari...».



Qualcosa di più preciso riusciva a dirlo dal suo letto di ospedale ancora Caterina Bottari: «Eravamo in cinquanta noi italiani, qui ce ne sono almeno sei, feriti. Nella stanza accanto, due morti e tre feriti». Solo a sera sarebbe arrivato un bilancio: 24 morti, compresi i due attentatori, e fra loro - oltre ai 4 italiani - polacchi, tedeschi, spagnoli, colombiani.

Intanto le voci si accavallavano e le storie di incrociavano. A partire da quella di Caterina che a Tunisi c'era arrivata con tre colleghe amiche - Antonella Sesino, Antonietta Santoro e Anna Abbagnale - e con due dei loro mariti. Proprio Antonietta Santoro, raggiunta in ospedale, avrebbe fornito una testimonianza agghiacciante: «Ho visto dei ragazzini che sparavano, io e mio marito siamo scappati».



CADUTO MENTRE FUGGIVA

Poi la storia di Anna e Alberto, due ebrei romani, portati via da un poliziotto proprio davanti al museo, mentre iniziava la sparatoria. Ora stanno bene, la figlia e riuscita anche a raggiungerli telefonicamente: «Mia madre è solo impaurita, mio padre leggermente ferito». Alberto, infatti, è caduto saltando un muretto durante la fuga. E' bastata invece una telefonata della mamma dall'Italia a mettere al sicuro Nicola Previti, 34 anni, di Treviso, illusionista a bordo della Costa Fascinosa. Era appena sbarcato dalla nave e su un taxi stava andando verso il centro, proprio verso il museo Bardo. La mamma l'ha chiamato perché aveva visto la tv: «Scappa, scappa immediatamente da lì».



IN GITA E AL SICURO

Erano invece bene decisi a non scendere proprio dalla nave i trenta studenti in gita di Maiori, in provincia di Salerno. E sono riusciti a convincere i professori che li accompagnavano: niente museo, niente shopping, sono rimasti al sicuro tra i mille divertimenti di bordo. Hanno telefonato a casa e hanno rassicurato le famiglie, aggrappate alle immagini in tv, nella speranza di non riconoscere nessuno. Come invece è accaduto a due donne di Ravenna, Paola Melandri e Oriana Serrandrei, riconosciute dai colleghi di lavoro fra gli ostaggi. Alla fine in salvo anche loro, con i mariti e due coppie di amici. Ultimo aggiornamento: 08:30