Isis, rapporto Onu sulle efferatezze dei jihadisti: ora ci sono prove e testimoni

Isis, rapporto Onu sulle efferatezze dei jihadisti: ora ci sono prove e testimoni
di Anna Guaita
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Giovedì 19 Marzo 2015, 21:43 - Ultimo aggiornamento: 21 Marzo, 10:38
NEW YORK – Sono esplosi sulla scena mediorientale solo da un anno, ma già i miliziani dell’Isis fanno concorrenza alle SS di Hitler quanto a crimini di guerra. Anzi, secondo il rapporto presentato dall’Alto Commissario dei Diritti Umani alle Nazioni Unite, il Califfato si è già macchiato di tutti e tre i tipi di crimini che dovrebbero essere perseguiti dal Tribunale Internazionale: crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Intere etnie decimate. Uomini massacrati in massa. Donne trattate come bottino di guerra. Bambine seviziate. La lista è riassunta nel documento che si può leggere qui.



Il rapporto è stato ordinato dopo che il governo di Bagdad ha chiesto che l’Onu stessa indagasse sul comportamento dell’Isis. Il Commissario Zeid Ra’ad Al Hussein, già ambasciatore giordano alle Nazioni Unite e noto nel mondo come esperto di diritti umani, ha dunque creato lo scorso autunno una squadra di specialisti, che ha avuto il compito di andare nella regione e interrogare sia testimoni che sopravvissuti. Fra il dicembre 2014 e il febbraio 2015, gli inviati dell’Onu hanno condotto una “indagine rigorosa”, e nei giorni scorsi il capo della squadra, Suki Nagra, ha firmato il rapporto e lo ha presentato al pubblico a Ginevra, chiedendo senza mezzi termini che il Consiglio di Sicurezza di New York lo prenda in considerazione per deferire il Califfato al Tribunale Internazionale dell’Aia: “Nessuna comunità è stata risparmiata in Iraq dalla violenza di Isis – ha esordito l’inviata Onu - né i cristiani, né gli yazidi, né i turcomanni, né i curdi, né I sabei né i kaka’e. Essenzialmente quel che sta accadendo è che la ricca diversità etnica e religiosa dell’Iraq viene completamente distrutta”.



Le maniere con cui l’Isis si libera delle minoranze che non giudica “pure” non sono sistematiche come quelle adottate dai nazisti contro gli ebrei, i gay, i comunisti e gli zingari, ma non meno spietate. Oramai nel nord dell’Iraq interi paesi una volta abitati dagli yazidi sono vuoti, mentre 200 mila cristiani sono fuggiti per non essere obbligati a convertirsi, e altre minoranze rischiano di scomparire. Nel corso degli ultimi mesi ci è stato raccontato sui media come i falangisti vestiti di nero si siano aperti una strada ricorrendo al terrore. Le asciutte parole dell’Onu, accompagnate dal virgolettato, cioé dalle informazioni testuali di testimoni, formano ora un volume non più di voci o sentito dire, ma di “fatti corroborati”, e quindi pronti per diventare oggetto di inchiesta del Tribunale dell’Aia.



Ad esempio abbiamo adesso la conferma che i miliziani hanno stuprato bambine comprese fra i sei e i nove anni di età: ci sono “testimoni credibili” che le hanno viste portate in locali da cui poi le hanno sentite gridare per ore. Ci sono “testimoni credibili” che hanno visto e sentito i miliziani scherzare sulle loro performance sessuali nello stuprare ragazzine appena più grandi. E ci sono le testimonianze dirette di donne che sono riuscite a fuggire. Come la 19enne che era incinta di sette mesi, ed è stata ripetutamente stuprata da un miliziano che si spacciava per medico: “Mi si sedeva sulla pancia, diceva che il mio bambino doveva morire perché non era islamico puro, e che lui mi avrebbe ingravidato col seme islamico puro”. Bambine stuprate sul posto, altre vendute al mercato come schiave: “Le donne dei villaggi conquistati sono state trattate come bottino di guerra, come oggetti”, ha spiegato un altro degli investigatori, Hanny Megally.



E intanto la sorte dei maschi non era più facile. Nei villaggi yazidi nella Piana di Ninive i maschi di età superiore ai 14 anni venivano separati dalle donne e uccisi. I più piccoli venivano convertiti e addestrati alla guerra, obbligati a guardare filmati di decapitazioni come rito di iniziazione alla Jihad.



La crudeltà espressa contro gli yazidi riveste - secondo l’inchiesta Onu - tutte le caratteristiche di un “atto sistematico e intenzionale di genocidio”. Ma la stessa crudeltà si è manifestata anche contro altri gruppi ed esponenti della società irachena. Sunniti di una setta apocalittica, i falangisti del Califfato hanno massacrato con solerzia i rivali sciiti. Ad esempio hanno ucciso i 600 detenuti della prigione di Badoush, come alcuni prigionieri, salvatisi sotto i cadaveri dei compagni hanno potuto testimoniare di persona. E non hanno manifestato alcuna simpatia per i sunniti che non fossero della loro stessa setta estremista e apocalittica, tant’è che hanno ucciso senza batter ciglio almeno 1500 cadetti della base militare irachena di Speicher. Alcuni sono stati decapitati: “Ci sono testimoni – ha detto l’inviata, Suki Nigra – che hanno raccontato come i falangisti abbiano poi giocato a palla con le teste delle loro vittime”.



Un poliziotto iracheno di Mosul, la città catturata in giugno, ha spiegato come le squadriglie dell’Isis avessero le liste dei cittadini in mano e andassero di casa in casa a cercare sciiti e sunniti fedeli al governo, proprio come le SS andavano di casa in casa a catturare gli ebrei: “Sono arrivati a casa mia e hanno ucciso mio padre e i miei due bambini – ha raccontato il poliziotto - . Ho supplicato che uccidessero me invece, e mi hanno risposto: no, vogliamo farti soffrire di più”. Gli esempio di violenza, crudeltà cieca e repressione a Mosul non si contano. Lapidazioni, decapitazioni, si sono susseguite senza riguardo per l’età o il sesso delle vittime: “Tredici ragazzini sono stati condannati a morte per aver assistito a una partita di calcio” aggiunge il rapporto.



Purtroppo a questo raccapricciante panorama bisogna aggiungere che anche le forze governative irachene, nonché le milizie sciite, si sono macchiate di crimini terribili. Nel tentare di rintuzzare l’avanzata del Califfato, sunniti e sciiti hanno fatto ricorso pesantemente alla vendetta, alla tortura e all’assassinio. Non nella quantità e non con l’efferatezza esibite dall’Isis, ma in modo che turba e chiede giustizia, come chiarisce il rapporto che sollecita il governo di Bagdad a condurre inchieste rigorose e punire i colpevoli.