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Sigaretta elettronica, allarme Sanità:
«Boom delle ricariche alla marijuana»

Sigaretta elettronica, allarme Sanità: «Boom delle ricariche alla marijuana»
di Camilla Mozzetti
3 Minuti di Lettura
Martedì 18 Febbraio 2014, 08:20 - Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 16:41
ROMA - Liquidi alla marijuana per ricaricare le sigarette elettroniche.

È l’ultima frontiera delle e-Cig. Questi prodotti, vietati e secondo gli esperti potenzialmente nocivi perché non sottoposti a controlli, vengono commercializzati sul web, acquistati da siti che li comprano soprattutto negli Stati Uniti. E il numero di italiani che ne fanno uso sarebbe consistente: intorno alle centomila persone. Anche se dati precisi al momento non esistono, perché si tratta di un mercato nuovo e sommerso. L’allarme è arrivato da un recente convegno tenutosi all’Istituto superiore di Sanità. E a puntare il dito contro il contenuto «incerto» delle ricariche acquistate via internet è stato Walter Ricciardi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica del policlinico romano Agostino Gemelli nonché presidente della terza sezione del Consiglio superiore di Sanità.



LE ANALISI

«Ancora oggi – spiega Ricciardi – permangono numerosi dubbi sull’efficacia della sigaretta elettronica per smettere di fumare». «Oltre a questo – prosegue il professore – sono ancora pochi gli studi sulla pericolosità e i rischi». In Italia le ricariche dei liquidi da svapare, vendute nei negozi autorizzati, sono soggette a numerosi e stringenti controlli da parte dei Nas. «Ciononostante oltre al commercio regolare – spiega ancora Ricciardi – migliaia sono i siti internet che permettono l’acquisto, a prezzi più contenuti, delle ricariche per l’e-cig, ricariche i cui liquidi non vengono in alcun modo controllati e che contengono per l’appunto anche marijuana». E se negli Stati Uniti e in altri paesi, come Olanda, Spagna, Portogallo, Svizzera, Australia, Bangladesh e Argentina, in cui la cannabis è legale, arrivano le canne elettroniche per svapare marijuana, in Italia questo commercio non è ancora regolamentato. In più ad avvalorare la discutibilità dei benefici dati dall’e-cig arrivano puntuali i dati dei sequestri operati dai Nas su dispositivi, ricariche e liquidi. In due anni, dal 2012 al 2013, infatti, il nucleo antisofisticazione del comando dei Carabinieri per la tutela della salute ha sequestrato 13.500 sigarette elettroniche e 800mila flaconcini di liquidi per le ricariche.



I DATI

Nonostante questo, il commercio della sigaretta elettronica è, ormai, una realtà consolidata. Le cifre, raccolte dalla Doxa e da Nielsen, confermano un fenomeno che non conosce crisi. In Italia i fumatori delle tradizionali bionde sono 9,7 milioni, circa il 19,5% della popolazione nazionale. Di questi il 40% – 3,9 milioni – ha provato almeno una volta la sigaretta elettronica. L’obiettivo iniziale dell’e-cig sembrava essere quello di ridurre il consumo delle sigarette tradizionali che, in Italia, è tra i più alti d’Europa. Eppure, scomponendo i dati, è chiaro come queste sigarette producono un effetto relativo sulla riduzione del tabagismo, equiparabile grosso modo a quello prodotto dei classici cerotti alla nicotina. Tra chi fuma le elettroniche, infatti, il 22,1% continua a fumare anche le classiche sigarette, il 44,4% ha ridotto leggermente il fumo delle bionde, mentre appena il 22,9% l’ha diminuito drasticamente. Certo è che il settore delle sigarette tradizionali ha subito una battuta d’arresto. Secondo la Fedarazione italiana tabaccai, per voce del presidente Giovanni Risso, infatti, «nell’ultimo anno la riduzione sulle vendite delle bionde è stata del 4%, con un contraccolpo in termini fiscali per le casse dello Stato di circa 600 milioni di euro».
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